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Denise Cosco, Colosimo: “La sua morte è una sconfitta dello Stato, la sua eredità è il coraggio”

Il peso di una vita trascorsa a fare i conti con l’eredità della ‘ndrangheta e il valore delle testimonianze che hanno consentito alla giustizia di ricostruire vicende altrimenti destinate a rimanere nell’ombra. Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ricorda così Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, morta nei giorni scorsi a 35 anni.

Intervenendo a “Fenix – Il tempo del coraggio”, la manifestazione di Gioventù Nazionale in corso a Roma, Colosimo ha posto l’accento innanzitutto sulla condizione dei testimoni di giustizia.

«Il ruolo dei testimoni di giustizia è molto sottovalutato e poco raccontato. Ci sono processi che non si sarebbero potuti svolgere senza le loro testimonianze e questo è anche il caso di Denise Cosco, che ha preso l’eredità della mamma», ha affermato.

Denise aveva testimoniato nel processo per l’omicidio della madre Lea Garofalo, diventata simbolo della ribellione alla ‘ndrangheta. Dal 2018 era uscita dal programma di protezione e aveva progressivamente ricostruito la propria vita lontano dal passato.

Per Colosimo, la sua morte impone una riflessione anche sul sostegno garantito a chi sceglie di rompere con contesti criminali. «Credo che quanto è accaduto sia una sconfitta dello Stato. Se sono stati dati alcuni ergastoli è perché lei ha testimoniato».

La presidente dell’Antimafia ha ricordato anche gli strumenti messi a disposizione di Denise durante e dopo il percorso di protezione. «Lo Stato in verità ha messo a disposizione quello che poteva fare, le ha dato un lavoro, lei aveva trovato l’amore e fatto un figlio». Colosimo ha quindi sottolineato come la vicenda apra una riflessione più ampia sulle fragilità personali di chi ha attraversato esperienze particolarmente traumatiche.

Il passaggio più netto riguarda il legame che Colosimo individua tra la storia familiare di Denise e la sua morte. «L’eredità che abbiamo da lei è il coraggio, il tempo del coraggio. Per me Denise è morta per mano della ‘ndrangheta, la stessa che ha ucciso sua madre. I sensi di colpa di Denise vengono da quello che ha fatto il padre», ha dichiarato.

Si tratta di una valutazione espressa dalla presidente della Commissione Antimafia. Sul piano giudiziario, la Procura di Velletri ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti, e sono stati svolti accertamenti per ricostruire le ultime ore della donna.

Colosimo ha infine richiamato il valore della testimonianza di Denise, indicando nel suo percorso di ribellione alla criminalità organizzata un’eredità da preservare: quella di chi, pur provenendo da un contesto segnato dalla ‘ndrangheta, sceglie di affidarsi alla giustizia.

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