Convocare immediatamente un tavolo tecnico, spegnere definitivamente i focolai, rimuovere i rifiuti, mettere in sicurezza il capannone pericolante e avviare la bonifica dell’area. Ma anche rendere pubblici i dati ambientali, effettuare analisi sul suolo e sulle acque sotterranee e indicare tempi e risorse degli interventi.
Sono le richieste rivolte al presidente della Giunta regionale dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, attraverso un’interrogazione a risposta scritta sulla situazione dell’ex impianto di selezione dei rifiuti di contrada Fiasco Baldaia, a Squillace.
Bruno chiede alla Regione di riunire con la massima urgenza Comune, assessorato regionale all’Ambiente, Arpacal, Azienda sanitaria provinciale, Vigili del Fuoco e tutti gli enti competenti per definire responsabilità, procedure, risorse e un cronoprogramma preciso. Domanda inoltre quando sarà installato il laboratorio mobile annunciato da Arpacal, quanto durerà il monitoraggio della qualità dell’aria e quando partiranno le verifiche sul suolo e sulle falde.
L’interrogazione richiama poi la necessità di attivare strumenti amministrativi e finanziari regionali qualora i privati obbligati non intervengano entro i termini fissati dall’ordinanza comunale, fermo restando il successivo recupero delle somme nei confronti dei responsabili. Chieste anche misure di vigilanza per impedire nuovi accessi non autorizzati, depositi e scarichi illeciti. L’ultimo quesito va al cuore dell’emergenza: Bruno chiede «entro quali tempi la Giunta regionale ritenga possibile arrivare alla completa messa in sicurezza e alla bonifica dell’area».
Il sito è segnato dall’incendio del 5 ottobre 2020, che distrusse un capannone di circa 800 metri quadrati e coinvolse complessivamente un’area di 1.500 metri quadrati. A quasi sei anni dal rogo, i residui di carta, plastica e alluminio non sarebbero stati interamente rimossi. I residenti continuano a denunciare fumi, miasmi e la periodica riaccensione di focolai, temendo conseguenze per la qualità dell’aria, il suolo, le falde e la salute pubblica.
Gli interventi costerebbero circa un milione di euro, una cifra che il Comune ha dichiarato di non poter sostenere. Per Bruno, l’accertamento delle responsabilità e l’applicazione del principio «chi inquina paga» non possono determinare altri ritardi nella tutela della salute e dell’ambiente.
L’iniziativa segue il sit-in del 15 settembre, al quale hanno partecipato l’assessore regionale all’Ambiente Antonio Montuoro, il sindaco Enzo Zofrea, l’ex sindaco Pasquale Muccari e lo stesso Bruno. Il monitoraggio annunciato, si legge nell’atto, rappresenta «un primo passo indispensabile», ma deve essere accompagnato da un cronoprogramma preciso per la rimozione dei materiali, la messa in sicurezza e la bonifica.
