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Cultura arbëreshe e innovazione: torna l’Arbëria Digital Fest con il sostegno di Fondazione Carical

Tramandare, attrarre, generare. Sono le tre azioni attorno alle quali si costruisce la seconda edizione dell’Arbëria Digital Fest, in programma il 23, 24 e 25 ottobre 2026 tra Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto, nel cuore dell’Arbëria crotonese.

L’Arbëria Digital Fest è ideato e organizzato da Fili Meridiani APS ed Emira Digital, sostenuto quest’anno anche dalla Fondazione Carical.

Fili Meridiani è impegnata da anni nella valorizzazione della lingua e della cultura arbëreshe e nella costruzione di nuove strategie di sviluppo, promozione e connessione tra le comunità.

Con il festival, Fili Meridiani prosegue un percorso che negli ultimi anni ha messo in relazione cultura, turismo, comunicazione, innovazione e cooperazione internazionale, costruendo reti tra l’Arbëria, l’Albania, il Kosovo e altre realtà dei Balcani.

L’obiettivo è partire dal patrimonio culturale per immaginare nuove opportunità per i territori: non soltanto conservare lingua, memoria e tradizioni, ma trasformarle in strumenti capaci di creare progettualità, relazioni e sviluppo.

È da questa visione che nasce il tema dell’edizione 2026: la cultura arbëreshe come leva di sviluppo locale.

Un festival diffuso tra Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto

La seconda edizione rafforza la dimensione territoriale dell’iniziativa. L’Arbëria Digital Fest avrà nel Muzé Spazio Arbëria di Pallagorio uno dei suoi luoghi centrali, ma attraverserà anche Carfizzi e San Nicola dell’Alto, trasformando le tre comunità in spazi di incontro, confronto e scoperta.

Un festival diffuso che vuole raccontare l’Arbëria non come una somma di piccoli paesi, ma come un territorio connesso, nel quale identità e patrimoni differenti diventano parte di una visione condivisa.

È anche questa una delle sfide portate avanti da Fili Meridiani: superare la frammentazione tra le singole comunità e costruire una narrazione territoriale capace di mettere in rete luoghi, persone, esperienze e competenze.

Tramandare

Tramandare significa partire dalle radici per costruire il futuro.

La lingua, la memoria, i saperi, le tradizioni e il patrimonio materiale e immateriale dell’Arbëria rappresentano un’eredità che può continuare a vivere se viene conosciuta, praticata e trasmessa alle nuove generazioni.

Tecnologia, comunicazione digitale, creatività e intelligenza artificiale possono diventare nuovi strumenti per raggiungere questo obiettivo, offrendo alla cultura arbëreshe linguaggi contemporanei senza perderne l’identità.

Attrarre

Attrarre significa rendere l’Arbëria un territorio da conoscere, vivere e scegliere.

Turismo culturale ed esperienziale, produzioni locali, enogastronomia, arte, musica, paesaggio e comunità possono contribuire a costruire un’offerta capace di portare nei piccoli centri visitatori, competenze, idee e nuove opportunità.

Raccontare meglio i territori significa renderli riconoscibili e attrattivi. Creare esperienze significa trasformare il patrimonio culturale in occasioni di incontro, scoperta ed economia locale.

Generare

Generare significa fare in modo che dalla cultura nasca qualcosa di nuovo: nuovi progetti, collaborazioni, economie, reti e opportunità. Significa mettere in relazione amministrazioni, associazioni, imprese, professionisti, università e nuove generazioni. Significa anche rafforzare il rapporto dell’Arbëria con Albania, Kosovo, Balcani e diaspora, trasformando legami storici e culturali in nuove possibilità di cooperazione.

Tramandare ciò che siamo. Attrarre verso i nostri territori. Generare ciò che ancora non c’è. È questa la direzione dell’Arbëria Digital Fest 2026.

Tre temi per costruire l’Arbëria di domani

Il programma si svilupperà intorno a tre grandi aree di confronto: marketing territoriale e turismo, relazioni con Albania e Kosovo e innovazione (immaginando l’Arbëria che verrà).

Tre ambiti strettamente collegati tra loro: raccontare meglio l’Arbëria per aumentarne la capacità attrattiva; costruire esperienze turistiche partendo dall’identità; consolidare relazioni internazionali; utilizzare innovazione, strumenti digitali e intelligenza artificiale per creare nuovi linguaggi e opportunità.

L’obiettivo non è soltanto discutere, ma mettere a confronto esperienze e competenze dalle quali possano nascere idee, collaborazioni e progettualità da sviluppare anche dopo il festival.

OPEN ARBËRIA: le porte diventano racconto

Tra le novità artistiche dell’edizione 2026 nasce OPEN ARBËRIA, progetto di arte pubblica con l’artista arbëresh Michele Giudicissi e con attività laboratoriali con bambini e ragazzi.

OPEN diventa anche la sintesi di quattro concetti: Origini · Passaggi · Espressioni · Narrazioni.

Le porte diventano superfici narrative e artistiche attraverso le quali raccontare l’Arbëria. Segni, parole, simboli, immagini e memoria entreranno nello spazio pubblico trasformando elementi quotidiani dei borghi in tappe di un percorso culturale diffuso.

Le porte raccontano l’Arbëria: ogni intervento diventa una soglia tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere, tra memoria e contemporaneità, tra comunità e visitatore.

OPEN ARBËRIA interpreta così le tre parole del festival: tramandare storie e identità, attrarre attraverso l’arte e la bellezza dei luoghi, generare nuovi spazi culturali e nuove modalità di vivere i paesi.

Gli eventi OFF: il festival entra nelle comunità

Accanto ai panel e agli appuntamenti principali, l’edizione 2026 propone gli Arbëria Digital Fest OFF, un programma parallelo e diffuso pensato per portare il festival direttamente nei luoghi e tra le persone.

Esperienze, visite, laboratori, arte, food, musica, incontri e momenti conviviali accompagneranno le tre giornate, coinvolgendo comunità, aziende e realtà locali, bambini e ragazzi.

Tra gli appuntamenti rivolti ai più giovani ci sarà Arbëresh Remix, una serata DJ set nella quale le sonorità e alcune delle più belle canzoni arbëreshe incontreranno nuovi linguaggi musicali attraverso il giovane DJ calabrese Giovanni Salerno, e poi la musica arbëreshe con i cantautori Enzo Iovine e Pietro Curci e il cantastorie Rocco Marco Moccia.

Un esperimento che mette in dialogo memoria musicale e contemporaneità, facendo della musica un ulteriore strumento per avvicinare le nuove generazioni alla propria eredità culturale.

POP ARBËRESH – Special Edition

Spazio anche alle voci e alle storie con una Special Edition di POP ARBËRESH, il podcast dedicato alle persone e alle comunità dell’Arbëria.

Una puntata speciale realizzata nel cuore dell’Arbëria Digital Fest raccoglierà voci, idee e testimonianze dei protagonisti delle tre giornate, trasformando il podcast in uno spazio di incontro tra generazioni, territori ed esperienze.

Un modo ulteriore per interpretare il tema dell’edizione: tramandare l’identità attraverso le voci, attrarre nuovi pubblici attraverso linguaggi contemporanei e generare connessioni attraverso le storie.

Paesi, spazi culturali, luoghi identitari e patrimonio materiale e immateriale diventeranno così parte integrante dell’esperienza.

L’obiettivo è semplice: non soltanto parlare dell’Arbëria, ma viverla, ascoltarla e raccontarla.

Fili Meridiani: costruire una rete oltre il festival

L’Arbëria Digital Fest rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali Fili Meridiani sta sviluppando una visione più ampia per l’Arbëria: mettere in connessione persone, comunità e competenze e trasformare il patrimonio culturale in una risorsa contemporanea.

La sfida è soprattutto andare oltre i tre giorni della manifestazione. Il festival vuole lasciare sul territorio relazioni, idee, collaborazioni e possibili progettualità da sviluppare durante l’anno.

«Tramandare, attrarre e generare sono le tre azioni con cui vogliamo raccontare la direzione dell’Arbëria Digital Fest. Tramandare significa consegnare alle nuove generazioni il nostro patrimonio; attrarre significa rendere i nostri piccoli paesi luoghi capaci di richiamare persone, idee e competenze; generare significa trasformare questi incontri in nuove opportunità, relazioni e progetti. Con Fili Meridiani stiamo lavorando per costruire una rete che vada oltre i confini dei singoli paesi. Siamo felici che in questo percorso ci siano i tre Comuni e i centri di accoglienza di Carfizzi e San Nicola dell’Alto, assieme ai loro ospiti. Ringrazio i tre sindaci Umberto Lorecchio, Mario Amato e Luigi Rizzuti per aver accolto la nostra idea di festival e aver dato grande disponibilità, e la Fondazione Carical nella figura del suo Presidente Giovanni Pensabene per aver valutato in modo positivo la nostra idea. Vogliamo un festival aperto, capace di mettere insieme comunità diverse e di rafforzare contemporaneamente le relazioni dell’Arbëria con Albania, Kosovo e Balcani», sottolinea Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS.

Emira Digital sostiene e promuove il festival

A sostenere e promuovere l’iniziativa è anche Emira Digital, che accompagna il progetto sul fronte della comunicazione, dell’innovazione e della valorizzazione digitale del territorio.

«Sostenere e promuovere l’Arbëria Digital Fest significa credere nella capacità dei territori di utilizzare il digitale non come fine, ma come strumento per valorizzare ciò che li rende unici. Tramandare, attrarre e generare raccontano bene questa sfida: custodire e trasferire un patrimonio culturale, aumentare la capacità dell’Arbëria di farsi conoscere e creare nuove opportunità attraverso comunicazione, innovazione e connessioni. Come Emira Digital siamo felici di accompagnare e sostenere anche questa seconda edizione, contribuendo a costruire un racconto contemporaneo dell’Arbëria e a portarlo oltre i confini delle singole comunità», dichiara Fabio Spadafora, CEO di Emira Digital.

Per tre giorni Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto saranno così un laboratorio aperto nel quale mettere insieme identità e innovazione, comunità e sviluppo, radici e futuro, Arbëria e Balcani.

Una nuova tappa del percorso costruito da Fili Meridiani per tramandare un patrimonio, attrarre nuove energie e generare futuro.

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