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Dionigi a Touring: “La Reggina aveva bisogno di una proprietà con soldi veri. Che intesa con Criniti e Pasino”

“Sono diventato un uomo del Sud”. Si è aperto così l’intervento di Davide Dionigi ai microfoni di Radio Touring 104, nel corso di Mezzogiorno Amaranto. L’ex attaccante ed allenatore della Reggina, partendo dal passato, ha poi commentato l’attualità non solo amaranto ma anche del calcio calabrese.

“Anche giocando buone partite col mister Buffoni, partimmo male perdendo spesso negli ultimi minuti – ricorda Dionigi in merito al suo primo anno alla Reggina nel 96/97 – Poi arrivò il mio padre calcistico, Vincenzo Guerini, che l’anno dopo mi volle al Piacenza. Era l’anno in cui facevo il militare. Mi allenavo poco, a volte in caserma stessa, però la domenica segnavo. Erano altri tempi”.

Dionigi ricorda il tridente dell’epoca: “Criniti e Pasino sono stati la mia fortuna, mi mettevano la palla sulla testa. Si era creata simbiosi, andavamo a memoria. Rubens a Napoli mi ha fatto fare altri 20 gol. Erano due pazzi diversi. Totò era estroso, Pasino era più moderato come carattere”.

“La Reggina aveva bisogno di una proprietà forte, con soldi veri ed investimenti. Mi aspettavo una proprietà estera. Lotito è una garanzia. Romairone è persona competente, lo conosco – prosegue Dionigi a Radio Touring –  Non seguo le partite, ma le immagini che mi mandano i tifosi testimoniano la fiammella che si è riaccesa a Reggio”.

In avanti si può creare una competizione simile a quella tra Bonazzoli, Borriello e lo stesso Dionigi nel 2004 in Serie A: “Parlo da allenatore. Tenere tre galli in un pollaio… Per l’amor del cielo, quando uno si fa male ci vogliono due titolari ed un giovane. Quando si hanno tre giocatori in un ruolo, bisogna definire bene le gerarchie”.

Impossibile non chiedere a Dionigi un commento sul calcio calabrese: “Ho allenato Catanzaro e Cosenza, ho giocato a Crotone, e la mia storia alla Reggina la sanno tutti. Ho fatto i complimenti a Guarascio per aver preso Fabio Lucioni come direttore sportivo. Tante volte si danno le colpe ai presidenti, anziché ai loro stretti collaboratori. Guarascio ha capito col tempo che con me è stato commesso un errore. Mi ha chiamato per tornare, ma non ci sono state le condizioni. Floriano Noto è un signore del calcio. Come per me lo è stato Lillo Foti: capiva di calcio e di situazioni, oggi lo si rimpiange”.

p.f.

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