“Chiunque sia un uomo libero non può starsene a dormire” - Aristofane
HomeCalabriaCosenzaCaro affitti a Rende, Rifondazione Comunista: “Servono politiche per calmierare i canoni”

Caro affitti a Rende, Rifondazione Comunista: “Servono politiche per calmierare i canoni”

“L’inchiesta della Gazzetta del Sud ha riportato al centro del dibattito una questione che a Rende non può più essere elusa: il costo degli affitti e le sue conseguenze sulla vita di chi abita, studia e lavora in città. La replica dell’amministrazione, però, preferisce contestare chi ha sollevato il problema, spostando l’attenzione su parametri economici generali, invece di affrontarne il merito. Perché gli affitti a Rende sono diventati così costosi e cosa può fare un’amministrazione comunale per contrastare questa dinamica?

Su questo la risposta della maggioranza non dice praticamente nulla.

Il problema non riguarda soltanto gli studenti dell’Università della Calabria. Il caro affitti colpisce chiunque abbia un reddito insufficiente a sostenere i prezzi richiesti dal mercato: giovani coppie, lavoratori precari, famiglie, anziani, persone sole e tutte quelle fasce che non possono semplicemente scegliere un’altra soluzione abitativa quando il canone assorbe una parte sempre maggiore del reddito.

A Rende non basta registrare la crescita della domanda abitativa legata all’università. Occorre interrogarsi sugli effetti che questa domanda produce sul mercato e sulle responsabilità di chi governa il territorio. Ed è qui che la maggioranza elude il problema: quali politiche per il canone concordato? Quali strumenti per calmierare gli affitti? Quale utilizzo del patrimonio pubblico? Quale politica per l’edilizia residenziale sociale?

Sono queste le domande alle quali un’amministrazione dovrebbe rispondere, soprattutto quando si definisce socialista.

La risposta non può essere semplicemente l’aumento dell’offerta attraverso nuovi studentati privati. L’esperienza delle principali città universitarie italiane mostra che questo modello non coincide automaticamente con una politica di diritto allo studio o di diritto all’abitare. Gli studentati privati sono sempre più inseriti in operazioni immobiliari costruite attorno alla redditività dell’investimento: canoni elevati, servizi aggiuntivi e una domanda composta anche da utenti con capacità di spesa superiore a quella degli studenti provenienti da famiglie a reddito medio-basso.

È precisamente questo il nodo che abbiamo posto anche a Rende con riferimento a Urban Life. La consigliera Rossella Gallo ha depositato un’interrogazione chiedendo all’amministrazione quali garanzie siano previste sui canoni, se siano stati considerati strumenti di calmierazione come il canone concordato, quale sia la coerenza dell’intervento con l’obiettivo del consumo di suolo zero e quale visione complessiva esista rispetto ai diversi progetti di housing universitario previsti sul territorio.

Domande alle quali, ancora oggi, non è stata data una risposta politica adeguata.

Non siamo contrari a priori a soluzioni per l’abitare universitario. Contestiamo l’idea che un’operazione immobiliare privata, anche quando beneficia di risorse pubbliche, possa essere considerata di per sé una politica abitativa. Il finanziamento pubblico dovrebbe produrre un beneficio pubblico duraturo, non limitarsi a ridurre il rischio dell’investimento privato.

Il problema è evidente anche nel modello degli studentati finanziati dal PNRR: una parte dei posti è sottoposta a vincoli e condizioni di accessibilità, ma si tratta di obblighi temporalmente definiti. Terminato quel periodo, occorre chiedersi quale funzione sociale rimanga garantita e quali strumenti abbia l’amministrazione per impedire che immobili realizzati anche grazie a risorse pubbliche finiscano nel circuito della rendita immobiliare. È una questione concreta, considerato il processo di trasformazione degli studentati privati in prodotti immobiliari ad alta redditività già osservabile in diverse città italiane.

A questo si aggiunge il tema urbanistico. Se per affrontare l’emergenza abitativa si continua a consumare nuovo suolo mentre resta largamente inutilizzato o sottoutilizzato il patrimonio edilizio esistente, siamo davanti a una contraddizione che l’amministrazione dovrebbe spiegare.

Per questo riteniamo fuorviante trasformare una discussione sul caro affitti in una difesa dell’immagine economica di Rende o in una polemica contro chi ha avuto il merito (e non per primo, considerate le diverse assemblee studentesche sulla questione nello scorso anno) di sollevare pubblicamente il problema. Una città può essere dinamica, produttiva e universitaria e, contemporaneamente, avere un problema serio di accesso alla casa.

Infine, esprimiamo solidarietà a chi diventa oggetto di attacchi pubblici dai toni scomposti per aver raccontato una criticità del territorio. È legittimo contestare un’inchiesta, correggerne eventuali errori o discuterne le conclusioni. Meno comprensibile è trasformare il dissenso sul merito in una delegittimazione personale.

Il caro affitti resta lì, insieme alle domande che l’amministrazione continua a non affrontare. E riguarda molto più degli studenti: riguarda il diritto di vivere a Rende per chi non può permettersi di pagare qualsiasi prezzo imposto dal mercato”.

Rifondazione Comunista – Circolo “Gullo-Mazzotta” Area urbana Cosenza-Rende

Articoli Correlati