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Sanità pubblica, sicurezza sul lavoro e lotta alla precarietà: la Cgil rilancia la mobilitazione su salute e appalti

Difesa della sanità pubblica, contrasto alla precarizzazione del lavoro, lotta ai subappalti a cascata e alle disuguaglianze territoriali nei diritti di cura. Sono stati questi i temi al centro dell'”Assemblea delle assemblee” promossa dalla Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia al Grand Hotel Lamezia, appuntamento che ha riunito delegati, lavoratori, pensionati, associazioni, movimenti e rappresentanti del territorio attorno alle campagne nazionali “Io firmo per il diritto alla salute” e “Stesso lavoro, stesso contratto”.

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese, (affiancato dai componenti della segreteria Nadia Fortuna, Antonella Bertuzzi, Maria Pupa, e Armando Maruca alla presidenza) che ha definito le due proposte di legge di iniziativa popolare «l’avvio di una grande mobilitazione sociale e civile sui temi che ogni giorno attraversano la vita delle persone: sanità pubblica, sicurezza sul lavoro, diritti, appalti e dignità del lavoro».

Scalese ha evidenziato come la Calabria continui a vivere una situazione sanitaria drammatica, segnata da liste d’attesa interminabili, carenza di personale, difficoltà nell’accesso alle cure e mancata garanzia dei livelli essenziali di assistenza. «La pandemia – ha spiegato – ha dimostrato quanto il Servizio sanitario nazionale sia fondamentale, ma oggi quel sistema è sotto pressione per mancanza di risorse e investimenti. In Calabria milioni di cittadini rinunciano a curarsi e la situazione è ancora più grave».

Il segretario della Cgil ha poi collegato il tema della salute a quello dell’autonomia differenziata: «Non possiamo accettare una sanità sempre più diseguale tra territori ricchi e territori fragili». Da qui la richiesta di «rafforzare concretamente il Servizio sanitario nazionale attraverso investimenti sul personale, medicina territoriale e Case di comunità che non restino semplici scatole vuote».

Ampio anche il passaggio dedicato alla sicurezza sul lavoro e al sistema degli appalti e subappalti. «Negli ultimi anni – ha detto Scalese – si è creata una vera giungla aggravata dai subappalti a cascata che rendono difficile perfino individuare le responsabilità in caso di incidenti». Il segretario ha annunciato anche la partecipazione della Cgil alla marcia silenziosa contro le morti sul lavoro prevista a Catanzaro, sottolineando che «non è più tollerabile che lavoratori impegnati nelle stesse mansioni abbiano salari, tutele e diritti differenti soltanto perché dipendono da aziende in subappalto o lavorano con false partite Iva».

Nel corso dell’assemblea è intervenuta anche Nadia Fortuna, che ha definito la raccolta firme «una grande campagna di partecipazione democratica». Fortuna ha puntato l’attenzione sul sistema degli appalti: «In nome del risparmio e della competizione troppe aziende hanno aumentato i profitti comprimendo salari, riducendo tutele e scaricando i rischi sui lavoratori».

Tra i punti centrali della proposta sostenuta dalla Cgil, il superamento della logica del massimo ribasso, la limitazione dei subappalti a catena, il rafforzamento della responsabilità delle aziende committenti e l’introduzione di clausole sociali vincolanti per garantire continuità occupazionale, diritti e salari. Fortuna ha inoltre denunciato «la progressiva privatizzazione strisciante della sanità pubblica» e richiamato il tema della legalità nei territori più fragili: «Rafforzare i diritti dei lavoratori significa anche rafforzare la legalità democratica».

Molto duro anche l’intervento di Michele Iannello, che ha invitato a collegare direttamente la raccolta firme «alla realtà quotidiana vissuta dai cittadini calabresi». Secondo Iannello, «l’uscita dal commissariamento non ha risolto i problemi della sanità regionale. Le responsabilità oggi sono pienamente in capo alla politica territoriale».

Iannello ha parlato di «sfiducia crescente dei cittadini verso il sistema sanitario calabrese», sottolineando come continuino ad aumentare mobilità passiva, rinuncia alle cure e difficoltà nell’accesso alla medicina territoriale. «Ormai si cura chi può pagare – ha affermato – mentre chi non ha risorse rinuncia alle prestazioni».

Particolarmente critico anche il passaggio dedicato alla medicina territoriale e alle Case di comunità previste dal Pnrr: «Senza personale e servizi rischiano di diventare contenitori vuoti». Da qui la necessità di costruire «un fronte largo tra sindacato, associazioni, comitati e cittadini per difendere la sanità pubblica e impedire una progressiva privatizzazione del sistema».

A concludere i lavori è stata Celeste Logiacco della segreteria regionale della Cgil Calabria, che ha rilanciato il valore nazionale della mobilitazione: «La Cgil torna ancora una volta in campo per difendere diritti fondamentali come la salute e la dignità del lavoro. Da nord a sud saremo nelle piazze e nei luoghi di lavoro per far conoscere queste proposte ai cittadini».

Logiacco ha evidenziato come oggi i cittadini «stiano pagando il prezzo più alto di una sanità impoverita di risorse e personale», mentre in Calabria si aggravano spopolamento e invecchiamento della popolazione: «Interi territori, soprattutto nelle aree interne, si stanno svuotando mentre aumentano i bisogni di assistenza e cura».

Infine il richiamo al mondo del lavoro: «Viviamo una frammentazione sempre più forte. Troppo spesso lavoratori che svolgono la stessa mansione non hanno gli stessi diritti e le stesse condizioni contrattuali. Per questo è importante firmare e sostenere questa battaglia».

La cosa importante sottolineata in conclusione è che da domani si potrà firmare in occasione di allestimento dei banchetti in tutto il Paese.

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