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Depurazione e riuso delle acque reflue: Enzo Bruno presenta una proposta di legge “per una Calabria più sostenibile”

Il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, ha presentato questa mattina una proposta di legge regionale che punta a cambiare radicalmente il modello di gestione delle acque reflue e della depurazione in Calabria, affrontando insieme emergenza idrica, crisi climatica, infrazioni europee e inefficienze strutturali del sistema depurativo regionale.

La proposta, intitolata “Disposizioni in materia di gestione sostenibile delle acque reflue urbane, adeguamento degli impianti di depurazione e riuso delle acque reflue affinate”, introduce un impianto normativo organico che mira a trasformare la depurazione da semplice gestione dello scarico a vera infrastruttura strategica per il recupero delle risorse idriche, il riutilizzo delle acque e la sostenibilità ambientale.

«La Calabria non può continuare a inseguire le emergenze – afferma Enzo Bruno – mentre i cambiamenti climatici stanno già modificando profondamente la disponibilità di acqua nei nostri territori. La crisi idrica non è più un problema futuro ma una realtà presente che colpisce agricoltura, comunità locali, imprese e qualità della vita. Per questo serve una visione nuova, capace di mettere insieme ambiente, innovazione, salute pubblica e sviluppo».

Il testo prende le mosse da un quadro particolarmente critico: dispersione idrica che in molte aree supera il 50%, impianti obsoleti, reti fognarie inadeguate, numerose procedure di infrazione comunitaria e un sistema frammentato che negli anni ha prodotto inefficienze e ritardi strutturali.

La proposta di legge punta così a promuovere il riutilizzo delle acque reflue depurate per usi agricoli, civili, industriali e ambientali, introducendo anche il principio della separazione tra acque nere, acque grigie e acque meteoriche nei nuovi edifici e nei nuovi insediamenti urbani.

«Oggi continuiamo a trattare l’acqua come una risorsa infinita – prosegue Bruno – mentre dovremmo considerarla un bene strategico da recuperare, valorizzare e riutilizzare. In tutta Europa il riuso delle acque reflue è ormai una pratica consolidata. La Calabria, invece, continua a pagare il prezzo di decenni di ritardi nella depurazione e nella pianificazione infrastrutturale».

Tra i punti centrali della proposta vi è anche la trasformazione degli impianti di depurazione in vere e proprie “fabbriche verdi”, capaci non soltanto di depurare ma anche di recuperare nutrienti, produrre energia da fonti rinnovabili e ridurre l’impatto ambientale complessivo del ciclo idrico.

Il testo prevede inoltre un Programma regionale triennale per il riuso delle acque reflue, il coinvolgimento dell’Autorità Idrica della Calabria, di Arpacal, delle Asp e dei Comuni, oltre alla realizzazione di sistemi di affinamento, reti duali e vasche di stoccaggio per consentire il riutilizzo delle acque depurate anche per irrigazione agricola, verde pubblico, usi industriali e antincendio.

Particolare attenzione viene dedicata alle aree interne e montane attraverso l’incentivazione della fitodepurazione e dei sistemi naturali di trattamento delle acque, considerati strumenti più sostenibili e adatti ai piccoli centri e agli insediamenti sparsi.

«Questa proposta – sottolinea ancora Bruno – non nasce per rincorrere slogan ambientalisti, ma per affrontare problemi concreti della Calabria. Vuol dire ridurre gli sprechi, diminuire i costi energetici, sostenere l’agricoltura, proteggere il mare, abbattere le sanzioni europee e creare finalmente una programmazione moderna sul ciclo delle acque».

La proposta richiama inoltre il nuovo quadro normativo europeo sul trattamento delle acque reflue urbane e punta a consentire alla Calabria di accedere pienamente ai fondi nazionali ed europei destinati agli interventi di affinamento e riuso delle acque depurate.

«La vera sfida – conclude il capogruppo di Tridico Presidente – è smettere di considerare la depurazione come un problema da tamponare ogni estate e iniziare a governare il ciclo dell’acqua con una strategia industriale, ambientale e sociale. Questa legge prova a costruire finalmente una visione di lungo periodo per una Calabria più moderna, sostenibile e resiliente».

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