Atene, fine anni Ottanta. Esterno notte. Siti archeologici aperti. Cicale che cantano sopra l’Acropoli. Matteo Nucci è in gita scolastica. Insieme ai compagni, dopo aver bevuto un po’, entra di notte nell’Agorà e si ferma davanti al banco di Simone il ciabattino, dove Socrate passava il suo tempo a rompere le scatole a tutti.
«Qua c’era Platone giovane come me. E io sono Platone».
L’atmosfera e qualche sorsetto, magari di ouzo, hanno condotto dritto a un senso di onnipotenza. Eppure da quella notte è partito tutto. Pensare di raccontare Platone in una dimensione umana. Un’ossessione coltivata per decenni, da Matteo Nucci. Cinque anni di scrittura. E ieri sera, alla Biblioteca del Liceo Telesio di Cosenza, la presentazione del romanzo “Platone una storia d’amore” (Feltrinelli) si è portata dietro tutto il suo carico affascinante di storia. Quella di Platone. E quella di un appassionato giovanotto, ormai adulto. A dialogare di tanta meraviglia con Nucci, il magistrato Alfredo Cosenza e la professoressa Rosanna Tedesco.
Il ragazzo che diventa Platone
«Quando noi studiamo Platone studiamo le sue idee, non la sua storia. I filosofi pensano delle cose perché hanno vissuto determinate vite, hanno sofferto, hanno avuto lutti, hanno viaggiato. Quello che rende le nostre vite interessanti ci spinge a riflettere». Matteo Nucci ha riportato Platone alla sua dimensione umana. Un ragazzino che si chiamava Aristocle, poi ribattezzato Platone per via delle spalle larghe. Un atleta, un lottatore. Un giovane dominato da una madre onnipresente, ferito dalla morte prematura del padre.
Gli studenti del Liceo Telesio hanno aperto l’incontro leggendo un brano dal Simposio di Platone in greco. «È rimasto folgorato da Platone ascoltando la lettura del Gorgia in greco senza capire nulla, preso dalla voce ipnotica e dal greco di Platone – ha spiegato Rosanna Tedesco –. Il sottotitolo del romanzo, “una storia d’amore”, si riferisce alla storia d’amore di Matteo Nucci con il filosofo».
Nel romanzo, Nucci ha ricostruito l’amore travolgente di Platone per Alessis, giovane bellissimo e spietato. «È un amore tipico di quelli che si vivono da giovani. Un amore che ti fa soffrire perché lo tradisce, se ne va, non ti ascolta. Platone impazzisce per questo ragazzo. L’ho immaginato sulla base di tante cose che ho letto nelle opere di Platone». L’eros come passione, desiderio, motore della conoscenza. «Quando Platone divide l’anima in tre parti, dice che l’Eros passa attraverso tutta l’anima e si convoglia nella mente. Deve animare la mente. È la passione che deve spingere il desiderio, deve diventare desiderio di conoscere».
Socrate e la democrazia che si rinnega
L’altro grande protagonista del romanzo è Socrate, un «rompiscatole grandissimo», come lo ha definito Nucci. «Anche quando viene accusato e processato prende in giro, irride i giudici. Rimane fedele a se stesso». La morte di Socrate diventa simbolo della democrazia di Atene che rinnega se stessa. «Decide di giustiziare questo elemento di rottura, di libertà estrema. Il dolore di Platone è più che il dolore per la persona che perde, il dolore per la democrazia che scompare».
«Platone fin da quando si chiama Aristotele, prima ancora di prendere il nome Platone, cresce in una famiglia dove si mangia e si beve politica dall’inizio alla fine della giornata». Matteo Nucci ha quindi insistito sulla dimensione pratica del filosofo. «Dall’inizio alla fine della sua vita vuole fare politica. Politica nel senso di dedicarsi alla polis, alla città, per creare la polis giusta. Fuori dalla condizione di giustizia la felicità è impossibile».
Il mito della caverna e l’imperativo morale
Verso la fine dell’incontro Nucci ha ripercorso il mito della caverna. «Il filosofo ha visto il sole, ha conosciuto il bene. Non può restare lì fuori a godere del sole. Deve tornare nella caverna. Non gli va? Non importa, è un dovere. Deve rientrare e convincere quelli che stanno nella caverna a slegarsi e a uscire». Un imperativo morale che attraversa i secoli. «In un mondo come quello che viviamo noi oggi, dove forniamo armi che ammazzano bambini, cosa c’è di più importante che fare politica? Parlare, discutere, raccontare, informare. Questo ci dice Platone in tutte le epoche».
Rosanna Tedesco ha sottolineato la qualità letteraria del romanzo. «Platone voleva essere poeta. Ama la tragedia, è legato al teatro greco. Sotto il suo letto si scoprirà che tiene le opere di Aristofane. Eppure condanna la poesia per amore di Sofia. Salvo poi condensare in immagini che hanno una potenza letteraria grandissima le sue più grandi intuizioni filosofiche».
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LA SCHEDA DEL LIBRO
Matteo Nucci – Platone una storia d’amore – Feltrinelli
È un mattino d’estate del 415 a.C. e su un masso che sporge sopra il porto del Pireo sono appollaiati quattro ragazzini. Il canto delle cicale copre il brusio della folla. C’è aria di festa, la guerra incombe, e i quattro tacciono, assorti. Tra loro c’è un dodicenne dallo sguardo febbrile. Si chiama Aristocle e, cinque anni più tardi, per via delle ampie spalle, prenderà un nome destinato all’eternità: Platone. Accanto a lui, in quel mattino decisivo, l’uomo che ne racconta la storia. Questa storia. Una storia d’amore. È un romanzo di verità, quello che avete in mano. Un romanzo che per la prima volta ripercorre la vita del più grande filosofo di sempre. Bambino timido e facile all’ira, all’inizio. Sofferente per la morte prematura del padre, dominato da una madre onnipresente, e accudito da una sorella che lo accompagna nel mondo senza darlo a vedere, il ragazzo scruta le vicende del suo tempo con occhi onnivori e assiste attonito alla sconfitta di Atene contro Sparta. Gli zii lo invitano a partecipare a un’operazione politica sanguinaria, resiste. Ha conosciuto Socrate, l’uomo più strano di Atene, e con lui si consegna alla filosofia. La filosofia non basta, Socrate viene condannato a morte. Platone allora parte verso Cirene e l’Egitto per trovare la sua strada. Sarà una strada retta e tortuosa assieme. Ciò che la segna è l’eros, l’amore sensuale vissuto con ragazzi lascivi e uomini dalla mente brillante, e l’amore totalizzante, la passione sublime, il motore più potente dell’animo umano.
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LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Matteo Nucci
Nato a Roma nel 1970, è scrittore e studioso di filosofia antica. Ha pubblicato saggi dedicati a Empedocle e Platone e ha curato per Einaudi una nuova edizione del Simposio di Platone (2009). Collabora con diverse testate giornalistiche, tra cui Il Venerdì, la Repubblica XL e Il Messaggero. Suoi racconti sono apparsi su riviste letterarie come Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti. Il suo romanzo d’esordio, “Sono comuni le cose degli amici” (Ponte alle Grazie, 2009), è stato finalista al Premio Strega 2010. Tra i suoi libri più recenti “Il grido di Pan” (Einaudi, 2023) e “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli, 2025), nella dozzina del Premio Strega 2026.
