di Paolo Ficara – A lavare la testa all’asino, si perdono tempo e sapone. Cocciuti fino in fondo, i dirigenti della Reggina si sono visti sbattere in faccia l’inconsistenza del proprio ricorso contro i tesseramenti effettuati dal Messina ad inizio stagione. Si sono ben guardati dal ritirarlo, questo ricorso. Anzi, i soldatini spara-frottole sono rimasti in servizio permanente fino a stamane. Risultato: il Tfn lo ha dichiarato inammissibile. Figuraccia totale.
Se adesso il signor Ballarino vorrà allungare il brodo fino all’improbabile telenovela dei ripescaggi, sappia che nel frattempo dovrà ottemperare lui all’iscrizione. E come dicono a Roma, città nella quale si stanno forse consumando gli ultimi atti di questa proprietà, sossoldi. In caso contrario, c’è solo da posare il giocattolo.
Un giocattolo rotto e consumato.
Il presidente della Reggina non è il sindaco, cioè a dire non è soggetto ad elezioni. Posto che in questa fase potrebbe andar bene finanche Saddam Hussein, è inutile “tifare” per una soluzione piuttosto che per un’altra. Chi avrà coraggio e passione tali da accollarsi le macerie economiche e sportive prodotte da Ballarino&Company in Serie D – non in C o in B – dovrà sicuramente, senza indugi, riportare la Reggina nel professionismo.
Assieme a questo fondamentale aspetto sportivo, non da meno è il modo in cui dovrà ripartire la Reggina intesa come struttura. Il repulisti dovrà essere totale, se si vuole costruire il futuro del club. Viceversa, se ancora vedremo al loro posto i soliti – o le solite – nell’organigramma, significherà che è cambiato il proprietario e basta. A muovere i fili, saranno sempre altri. O alle spalle del proprietario, o con la sua connivenza.
Bisogna recidere tutti i legami con i Praticò, inclusi quindi i loro sodali all’interno del Sant’Agata. C’è chi è arrivato al terzo, chi al quarto, chi addirittura al quinto presidente. In ruoli nei quali si maneggiano soldi, pochi o tanti che siano. Velo pietoso sulla segreteria. C’è mancato poco che oggi la Lega Dilettanti non si costituisse in giudizio contro la Reggina, memore di aver chiuso tre occhi l’anno scorso per il tesseramento di Bertony Renelus. E come si fa, poi, a non spiegare a chi di dovere che esistono dei tariffari predefiniti per i premi di preparazione? Almeno avreste evitato a Ballarino di sparare altre inesattezze, sul caso dei ricorsi subiti dalle scuole calcio per somme risibili.
Ribadiamo, non bisogna sbagliare questo passaggio. Al Sant’Agata ci sono alcuni dipendenti che si mettono d’accordo tra di loro, per impapocchiare il capo di turno. Al solo scopo di coprirsi a vicenda, proseguendo nel dimorare al centro sportivo nonostante siano inutili o dannosi. Risultati sportivi, amministrativi ed economici alla mano.
Solo dopo aver effettuato tale repulisti, si potrà e si dovrà costruire il prima possibile la squadra. Non c’è tempo da perdere. Quindi, delle due l’una. Se Ballarino ritiene esistano i presupposti per proseguire la propria permanenza a Reggio Calabria, lo dica pubblicamente ed inizi a comunicare chi è l’allenatore. Se non ha questa intenzione, consegni le chiavi al successore da lui individuato perché non si può aspettare giugno, la Reggina partirebbe svantaggiata rispetto a chi si sta già muovendo. Le proposte ormai ce le ha sul tavolo.
Come direbbe Mike Bongiorno… la 1, la 2 o la 3?
