di Antonella Pastorino* – In questi giorni di fermento elettorale, sui social scorre di tutto e l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulla “partita”, sui possibili risultati e sugli errori reali o presunti che ogni “giocatore” è chiamato a giustificare, sia che abbia sbagliato sia che non abbia mai avuto l’opportunità di provarci.
Si resta così intrappolati in una narrazione confusa, alimentata da contenuti costruiti ad arte, in cui i leoni da tastiera, spesso indottrinati dall’intelligenza artificiale, amplificano sconforto e disapprovazione.
Il confronto su programmi e visioni
In una tornata elettorale come quella attuale, con una città in difficoltà in ogni settore, diventa invece essenziale riportare il confronto su programmi e visioni. Solo così i cittadini possono esprimere una scelta davvero consapevole, valutando ciò che la città è diventata negli ultimi dodici anni di amministrazione di centrosinistra e le proposte più efficaci per una ripresa concreta e sostenibile.
Sul piano della programmazione serve una visione fondata sulla conoscenza del territorio e delle sue priorità. Ogni politica di sviluppo deve inserirsi in una pianificazione urbana capace di governare un sistema complesso fatto di emergenze, servizi e potenzialità, generando al tempo stesso sviluppo economico e produttività.
Questa visione si articola su due livelli distinti ma connessi: la garanzia dei servizi essenziali e lo sviluppo del territorio secondo un disegno chiaro. Sono dimensioni spesso confuse, ma il loro equilibrio è indispensabile per costruire un progetto coerente con i bisogni reali dei cittadini.
Due livelli di approccio: Ordinario e Straordinario
La garanzia dei servizi essenziali appartiene all’ordinarietà, mentre lo sviluppo del territorio rientra nella straordinarietà. Ed è proprio dall’ordinarietà che la prossima Amministrazione dovrà ripartire, purtroppo da meno zero. Lo dimostrano le condizioni delle strade, la raccolta differenziata, l’acqua potabile e la depurazione, che restano problemi evidenti e irrisolti.
In quest’ottica la manutenzione è la base indispensabile per qualsiasi prospettiva di sviluppo. Senza servizi efficienti, che generano anche entrate grazie ai cittadini che ne usufruiscono, nessun progetto può prendere forma.
Immaginare uno sviluppo infrastrutturale senza questa base di partenza è irrealistico. Non a caso molti cittadini faticano a credere nelle visioni più ambiziose, abituati a uno stato di abbandono che fa apparire ogni grande opera come una possibile “cattedrale nel deserto”.
Eppure, è proprio qui che la prospettiva deve cambiare. Le grandi opere non sono alternative all’ordinarietà, ma il suo completamento. Servono a definire un modello di città al quale non siamo più abituati, anche a causa di interventi frammentari e senza disegno complessivo, spesso tenuti “sotto scacco” dalla necessità di non perderne finanziamenti.
Chiarezza sul senso della Straordinarietà
È facile oggi esprimere dubbi sulla proposta del candidato sindaco Francesco Cannizzaro relativa alla funicolare di Pentimele. Ma è anche vero che stiamo parlando del più importante polmone verde della città, purtroppo poco frequentato proprio per l’assenza di connessioni adeguate, mentre un collegamento diretto tra costa e collina lo renderebbe finalmente accessibile e fruibile.
Non si tratta di un’ipotesi astratta poiché io stessa nel 1999 partecipai, in qualità di progettista, a un concorso di idee del Comune di Reggio Calabria per la riqualificazione della collina di Pentimele e, insieme al mio gruppo, proponemmo un impianto di risalita con ovovia per valorizzare turisticamente uno dei panorami più suggestivi dello Stretto.
Successivamente, in ambito accademico, ho contribuito allo sviluppo di una tesi sperimentale su un simile sistema di risalita lungo la fiumara Sant’Agata fino all’antica Motta, con l’obiettivo di godere del patrimonio archeologico dell’area. Negli anni anche altri studiosi settore ingegneristico hanno avanzato proposte simili, troppo spesso rimaste fuori dal dibattito pubblico.
La verità è che siamo talmente abituati, al verde incolto e agli incendi estivi che colpiscono le nostre colline, da faticare a immaginare qualcosa di diverso. Eppure, in molte città italiane con caratteristiche orografiche simili, queste infrastrutture esistono da tempo e funzionano. Lo dimostrano le funicolari di Bergamo (1887), Orvieto (1888) e Napoli (1928), le funivie di Taormina (1928) e Rapallo (1928), la seggiovia di Gambarie (1956) e gli impianti realizzati con i finanziamenti PISL 2007-2013, il cui iter ho seguito personalmente come coordinatore dei laboratori territoriali annessi al programma.
Il riferimento alla funivia contenuta nei programmi elettorali del candidato sindaco di cdx chiarisce un punto essenziale. Alcune opere possono sembrare lontane dalla realtà quotidiana, ma sono fondamentali per affrontare problemi concreti, come, in questo caso, anche l’abbandono dei Fortini Umbertini, recentemente restaurati e già vandalizzati, perché vivere luoghi quotidianamente è la prima forma di tutela.
Si tratta quindi di una visione che non trascura i bisogni essenziali dei cittadini, ma punta ad alzarne la qualità della vita. Genera valore attraverso la fruibilità del patrimonio storico, paesaggistico e ambientale e rende la città più attrattiva anche dal punto di vista turistico diventando volano di sviluppo economico.
La logica dovrebbe essere quella del “buon padre di famiglia”, capace di distribuire le risorse tra necessità immediate e investimenti per il futuro. Una parte va destinata a ciò che è indispensabile per vivere, un’altra a ciò che permette di crescere, formarsi e costruire opportunità. Sono livelli diversi per tempi e investimenti, ma entrambi indispensabili.
L’ordinarietà comunque resta la base su cui costruire tutto il resto, adattandosi ai bisogni che cambiano nel tempo.
*candidata al Consiglio comunale Forza Italia
