La nostra generazione non ha smesso di desiderare. Ha solo scoperto di non potersi permettere i propri desideri.
H, trentadue anni, dalla Calabria a Milano, stanco di scrivere sulla fine del mondo, decide di mappare le speranze altrui ponendo a tutti la stessa domanda: «Cosa desidera più di tutto il tuo cuore?».
Venerdì 10 aprile, alle 18, alla libreria Feltrinelli di corso Mazzini a Cosenza, il Premio Sila presenta il terzo appuntamento con gli autori della Decina 2026: Nicola H. Cosentino con “C’è molta speranza (ma nessuna per noi)” di Guanda editore.
A dialogare con l’autore sarà la giornalista Rita Campanaro.
Dopo Antonio Pascale che ci ha raccontato il passaggio dell’Italia da Pinocchio a Masterchef e Giulia Lombezzi che ha affrontato il tema della violenza generazionale, la Decina 2026 del Premio Sila prosegue il suo percorso con un romanzo ibrido che oscilla tra personal essay, inchiesta e pamphlet, e che pone una domanda apparentemente semplice ma vertiginosa: cosa desideriamo davvero?
Un’inchiesta sui desideri di una generazione
«Maschio, italiano, trentadue anni, superficiale e profondissimo, individualista e generosissimo, a proprio agio con la definizione di ‘uomo del suo tempo’ soprattutto se per ‘suo’ s’intende ‘di un altro’».
Così si presenta H, il protagonista di questa storia. Uno che non ne può più del pessimismo che lo circonda, e nemmeno del proprio. Approdato a Milano dalla provincia calabrese, H ha dedicato gli ultimi anni a scrivere un saggio sulla fine del mondo.
Ma la Storia — tra guerre, pandemie e disastri vari — gli ha offerto troppo materiale, tanto da rendere il suo lavoro superato prima ancora di essere completato. Decide allora di cambiare rotta, e concentrarsi su tutt’altro: i desideri.
Munito di taccuino e registratore, H pone ad amici, familiari, alla compagna che vorrebbe sposare e a tutti quelli che incontra una domanda: «Cosa desidera più di tutto il tuo cuore?».
Desideri ambiziosi, timidi, comuni, impossibili, inconfessabili. H è curioso di mappare le speranze del mondo, certo, ma anche di capire meglio se stesso, di scoprire se fra i sogni degli altri si annida pure il suo.
Perché com’è che si desidera? Dovremmo reimparare a farlo?
“C’è molta speranza (ma nessuna per noi)” è un romanzo che parla di tutti noi, di quello che vogliamo e di quanto i nostri desideri siano la sola cosa realmente capace di svelare chi siamo e la società in cui viviamo.
Al centro c’è un giovane uomo che ambisce non tanto a concretizzare i propri obiettivi — trovare un lavoro stabile, una casa più grande, scrivere un buon libro — quanto a poterseli permettere.
È questo il nodo cruciale della generazione di H: non l’assenza di desideri, ma l’impossibilità di permetterseli. Non la mancanza di sogni, ma la consapevolezza che quei sogni appartengono a un’altra epoca, a un altro modello economico e sociale. H è «un uomo del suo tempo, soprattutto se per ‘suo s’intende di un altro’».
Nicola H. Cosentino costruisce un romanzo che è anche un’inchiesta sulla generazione Z che hanno visto le promesse del mondo Masterchef — per citare Antonio Pascale — ma si sono trovati all’asciutto. Che hanno studiato, si sono formati, hanno fatto tutto quello che gli è stato chiesto di fare, ma hanno scoperto che il contratto sociale era già stato rescisso prima ancora che loro entrassero in scena.
La letteratura come unico modo per reimparare a desiderare
Ma la vera protagonista del libro, forse, è la letteratura. Perché — scrive Cosentino — «l’unico modo per reimparare a desiderare, e per realizzare ciò che è materialmente irrealizzabile, è immaginare». E immaginare è proprio il compito della letteratura: costruire mondi possibili, aprire spazi di desiderio, tenere viva la capacità di pensare altrimenti.
L’incontro con Nicola H. Cosentino sarà l’occasione per esplorare questi temi: i desideri di una generazione, il rapporto tra aspirazioni e possibilità concrete, il ruolo della letteratura in un’epoca che sembra aver rinunciato a immaginare futuri diversi. E per interrogarsi su cosa significhi davvero desiderare in un tempo in cui tutto sembra già scritto.
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LA SCHEDA DEL LIBRO
Nicola H. Cosentino – C’è molta speranza (ma nessuna per noi) – Guanda
«Maschio, italiano, trentadue anni, 186 cm per 70 kg, superficiale e profondissimo, individualista e generosissimo, a proprio agio con la definizione di ‘uomo del suo tempo’ soprattutto se per ‘suo’ s’intende ‘di un altro’.» È H, il protagonista di questa storia. Uno che non ne può più del pessimismo che lo circonda, e nemmeno del proprio: approdato a Milano dalla provincia calabrese, ha dedicato gli ultimi anni a scrivere un saggio sulla fine del mondo, ma la Storia – tra guerre, pandemie e disastri vari – gli ha offerto troppo materiale, tanto da rendere il suo lavoro superato. Decide allora di cambiare rotta, e concentrarsi su tutt’altro: i desideri. Ambiziosi, timidi, comuni, impossibili, inconfessabili… Munito di taccuino e registratore, H pone ad amici, famigliari, alla compagna che vorrebbe sposare e a tutti quelli che incontra una domanda apparentemente
Via Salita Liceo, 14 – 87100 Cosenza | premiosila49.it
semplice: «Cosa desidera più di tutto il tuo cuore?» È curioso di mappare le speranze del mondo, certo, ma anche di capire meglio se stesso; di scoprire se fra i sogni degli altri si annida pure il suo. (Perché com’è che si desidera? Dovremmo reimparare a farlo?) C’è molta speranza (ma nessuna per noi) è un romanzo che oscilla tra il personal essay, l’inchiesta e il pamphlet, e parla di tutti noi, di quello che vogliamo e di quanto i nostri desideri siano la sola cosa realmente capace di svelare chi siamo e la società in cui viviamo. Al centro c’è un giovane uomo che ambisce non tanto a concretizzare i propri obiettivi (trovare un lavoro stabile, una casa più grande, scrivere un buon libro…) quanto a poterseli permettere. Ma la vera protagonista, forse, è la letteratura, giacché l’unico modo per reimparare a desiderare – e per realizzare ciò che è materialmente irrealizzabile – è immaginare.
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LA BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Nicola H. Cosentino
È nato a Praia a Mare (CS) e vive a Milano. Con “Vita e morte delle aragoste” (Voland, 2017) ha vinto il Premio Brancati Giovani nel 2018 ed è stato tradotto in francese e tedesco. Con “Le tracce fantasma” (minimum fax, 2022) è arrivato secondo al Premio Flaiano. È editor di “Lucy – Sulla cultura” e collabora con le pagine culturali del Corriere della Sera. “C’è molta speranza” è il suo quarto romanzo.
