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Quanto crede (davvero) la sinistra nella sfida per il Comune di Reggio Calabria?

di Alfredo Muscatello – Ieri c’è stato un dibattito tra i candidati alle primarie per la carica di rappresentante sindaco per l’area di centro sinistra, sono andato.
Non per convinzione, ma per rispetto.
Perché parlare di politica senza aver visto, senza aver ascoltato, senza aver respirato l’aria di un incontro pubblico è diventata una delle grandi abitudini del nostro tempo. Tutti hanno un’opinione, pochissimi hanno fatto la fatica di verificare. Io ho preferito fare una cosa semplice, andare a vedere.
Le primarie del centrosinistra a Reggio Calabria dovrebbero essere il laboratorio per una continuità più cosciente o una continuità alternativa. Tre candidati, tre profili, tre modi di intendere la città. Ma la domanda vera che mi portavo dietro era più radicale, quanto si crede davvero in questa partita?
Spesso a Reggio le elezioni sembrano finire prima ancora dello spoglio, decise nei corridoi e nelle geometrie dei soliti bacini di consenso. Ed è proprio per questo che ho voluto esserci, per non parlare senza cognizione di causa.
Tre volti, una sfida.
Ascoltando gli interventi sono emerse tre impostazioni distinte:
– L’identità. Chi porta il peso dell’esperienza e di un rapporto viscerale con la politica vissuta come militanza continua.
– L’istituzione. Chi si pone come profilo di garanzia, vigilando affinché la macchina amministrativa non venga piegata alla convenienza. Un ruolo non secondario in una città dalle stagioni difficili.
– Il progetto, ed è qui che si è avvertita la marcia in più. Una struttura di idee organizzata, una visione che pesca in collaborazioni nuove e prova a mettere in fila soluzioni concrete. Non solo risposte, ma le domande giuste per partire.
La panchina e il momento giusto.
Osservando la sala, mi è venuta in mente un’immagine calcistica, nonostante io sia lontano anni luce dal mondo sportivo. Stare in panchina non significa non far parte della squadra. Significa aspettare il proprio turno. Ho detto, quasi come una battuta, a chi mi era seduto accanto che per qualcuno quel turno potrebbe essere arrivato proprio adesso. C’è chi ha studiato da bordo campo e oggi sembra pronto a entrare in partita con una consapevolezza diversa.
Dalla stabilità alla visione.
Negli ultimi anni la politica locale ha avuto un compito molto faticoso e per rimanere in tema, tattico, rimettere ordine. Tenere i conti sotto controllo, ristabilire una gestione affidabile. È stata una base fondamentale, senza stabilità amministrativa non esiste alcuna buona politica possibile.
Ma una città non può vivere soltanto di equilibrio contabile. Quella è la condizione minima per non cadere, non è ancora il modo per camminare. Per guardare avanti serve una visione strutturata, la capacità di immaginare come questa città possa evolversi e diventare qualcosa di più.
Sono curioso di ascoltare se mai accadrà un dibattito aperto anche del candidato di destra che ancora non si è palesato così come ancora misterioso è il suo programma, per ora mi sento di dire che la buona amministrazione è un pavimento solido. Ma è quando a quel pavimento si aggiunge un progetto che una città può davvero lanciarsi nel futuro. Oggi, a Reggio, quel progetto ha iniziato a muovere i primi passi.
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