Nel racconto sportivo ci si concentra sovente sulle luci del campo che illuminano giocatori ed allenatori, ma chi vive il Palazzetto sa bene che dietro le quinte operano persone silenziose, schive della ribalta mediatica. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, vogliamo dedicare un pensiero speciale non solo alle atlete che lottano su ogni pallone, ma anche ad una figura che rappresenta una parte importante della famiglia Callipo, Cinzia Ieracitano, moglie del Presidente Pippo Callipo. Nei 34 anni di blasonata storia giallorossa c’è anche il volto gentile e sorridente della first lady della Tonno Callipo: presenza costante, capace di coniugare sensibilità e pragmatismo, nei rapporti umani in primis. Non solo la prima ‘tifosa’, ma anche la consigliera fidata e, spesso, quella figura materna che in passato ha saputo accogliere ed ascoltare gli atleti facendoli sentire parte di una vera famiglia come unanimemente poi riconosciuto da coloro che sono passati da Vibo Valentia. Valori questi che Cinzia ha portato avanti con discrezione, garantendo un clima societario sereno e accogliente. In un mondo sportivo che corre veloce, la sua capacità di osservare ed intervenire con la parola giusta al momento opportuno è stata la vera ‘schiacciata’ vincente… della Tonno Callipo.
Con Cinzia Ieracitano ripercorriamo oltre sei lustri di storia pallavolistica giallorossa. Di fatto, la passione per il volley è un tratto distintivo della Famiglia Callipo. L’impressione – chiediamo – è che da quel lontano 1992 la passione sia andata sempre crescendo anche da parte sua, è così?
“Certamente. Le mie prime volte al Palazzetto – ricorda Cinzia -, risalgono a quando Filippo Maria era appena nato. Al PalaPace ci intrattenevamo a chiacchierare con le persone di riferimento dell’epoca che erano Michele Ferraro e Chico Prestinenzi. Pippo si confrontava con loro ed io ero spesso presente e, poco alla volta, mi sono ritrovata coinvolta in questo mondo. Quando Filippo Maria è cresciuto ho cominciato a frequentare il Palazzetto con maggiore assiduità. Ma tutto è nato concretamente da una conversazione con Alexandre Della Nina che allora era il nostro palleggiatore. Un giorno venne a pranzo da noi e parlammo di molte cose, soprattutto dell’importanza del supporto del pubblico non solo nelle gare casalinghe ma ancor di più in trasferta. Così, mentre i risultati positivi della squadra attiravano sempre più tifosi alle partite disputate in casa, iniziammo a riflettere sull’importanza di avere i nostri sostenitori al seguito anche fuori casa. Fu così che organizzammo nella nostra azienda il primo pullman per seguire la squadra in trasferta. La nostra ‘prima volta’ fu a Bronte: eravamo tante famiglie, con dipendenti e bambini al seguito e ognuno portava il pranzo al sacco. Era un modo per sostenere la squadra, ma anche un momento bellissimo per stare insieme in un clima di vera convivialità.”
Il riferimento è anche per il Presidente, sempre molto entusiasta: cosa ci dice in merito, dal suo osservatorio particolareggiato?
“Pippo ha iniziato questa avventura nel 1992 con una piccola sponsorizzazione di appena un milione delle vecchie lire – ricorda Cinzia Ieracitano -, all’epoca giocavano ancora Chico Prestinenzi, Michele Ferraro, Pino De Seta e Carmelo Sestito e riuscirono a coinvolgere sempre di più Pippo in questa avventura. A quel punto lui disse subito che, se avesse deciso di continuare, avrebbe dovuto farlo seriamente costruendo una società ben organizzata, con un progetto solido e duraturo. In sostanza seguire lo stile Callipo significava fare le cose con passione, con metodo e professionalità. Questa combinazione di entusiasmo e rigore ha sempre caratterizzato il suo approccio alla pallavolo e ancora oggi si percepisce in ogni aspetto della gestione della squadra e della società sportiva.”
La domanda sorge spontanea: perché non il calcio, sport più popolare, e proprio la pallavolo?
“In realtà nulla è stato premeditato: è nato tutto un po’ per caso e in modo molto spontaneo, come ho detto prima. Pippo si è appassionato alla pallavolo grazie alla bella amicizia nata con Michele e Chico con i quali ci frequentavamo anche in famiglia, al di là dell’ambiente sportivo. Successivamente, seguendo il mondo della pallavolo, si è reso conto della bellezza di uno sport coinvolgente, per niente violento e con i valori tipici degli sport di squadra.”
Quindici anni di Superlega con un 5° posto come miglior risultato e tanti play-off; oltre a sette anni di A2 con 4 Coppe Italia vinte. C’è una stagione, un trofeo a cui è particolarmente legata e perché?
“Un ricordo speciale resta la prima storica promozione in A1 ottenuta ai play-off nel campionato 2003-2004. Quei momenti erano molto più che semplici risultati sportivi: vedere il PalaPace stracolmo, sentire il calore dei tifosi, condividere la gioia con la squadra e con le famiglie è stata un’emozione che riempiva il cuore. Quello che rende unica quella stagione, però, non è solo la promozione in sé, ma tutto ciò che ruotava attorno: la passione dei tifosi, l’entusiasmo dei ragazzi delle scuole che si avvicinavano alla pallavolo, l’orgoglio di rappresentare il nostro territorio. Rivivere quei momenti oggi significa ricordare il vero spirito dello sport non solo la competizione, ma la condivisione, le emozioni e il legame con la comunità. Ogni volta che ci penso, sento ancora il calore di quelle giornate, l’entusiasmo delle partite e la meraviglia di quegli anni che resteranno per sempre nel nostro cuore. Anche la stagione successiva, quella del 2004-2005 il primo anno nella massima serie, è stata particolarmente entusiasmante, un’esperienza incredibile, culminata con la finale di Coppa Italia contro la blasonata Sisley Treviso. Abbiamo perso quella partita, perché affrontavamo uno dei veri colossi della pallavolo nazionale, ma l’emozione che provammo non aveva prezzo. In contemporanea alle finali di Coppa Italia la Lega Pallavolo usava organizzare una bella manifestazione denominata ‘volleyland’, a cui partecipavano gli sponsor con un proprio stand. Così anche noi, attraverso quella bella vetrina, ci siamo fatti conoscere ad un numeroso pubblico sportivo”.
Dopo oltre 30 anni al maschile, da tre si è passati anche al femminile: il Presidente, specie nelle ultime stagioni, aveva sempre il desiderio della pallavolo femminile. Com’è scattata questa molla?
“Lui diceva — e lo sostiene ancora oggi — che il settore femminile ha ritmi diversi, più lenti, che permettono di godere meglio dello spettacolo agonistico. Un po’ il contrario della pallavolo maschile, dove spesso non si riesce nemmeno ad apprezzare pienamente lo sviluppo del gioco tanta è la velocità con cui si chiudono le azioni con i classici tre tocchi. Poi, naturalmente, ci sono state anche motivazioni economiche. La A1 non era più sostenibile, soprattutto in anni segnati da una crisi generale, dalla pandemia di COVID-19 e dal forte rincaro dell’energia elettrica. A quel punto bisognava tutelare prima di tutto i tanti posti di lavoro in azienda e Pippo è stato costretto a fare una scelta drastica. Anche perché, a differenza dei club del Nord, che potevano contare su numerose risorse e sponsor, noi facevamo affidamento esclusivamente sulle nostre forze. E, nonostante gli investimenti fatti negli anni, i risultati sportivi non sempre ci hanno premiato come speravamo. Ovviamente è stato doloroso dover rinunciare alla massima serie soprattutto perché arrivavamo dal famoso triplete: la Supercoppa Italia, la vittoria della Coppa Italia e la promozione in A1. Ci ha fatto male anche ricevere critiche molto pesanti, soprattutto sui social. Da fuori, infatti, tutti si sentono allenatori, direttori sportivi o grandi esperti pronti a giudicare, senza però conoscere davvero tutto quello che c’è dietro ed i tanti sacrifici compiuti in quasi trent’anni di attività. Alla fine, quindi, la scelta di passare al volley femminile è stata anche una decisione economica, visto che i costi sono decisamente inferiori rispetto alla maschile. Oggi, però, la voglia di costruire qualcosa di bello non manca affatto: anzi, Pippo è molto entusiasta del percorso intrapreso finora con la squadra femminile e delle due promozioni già conquistate. Certo, quando si perde qualche set — sorride Cinzia — Pippo manda subito qualche messaggio alle ragazze per spronarle ancora di più. Cerchiamo di stare vicino anche a loro, proprio come abbiamo sempre fatto in passato con i ragazzi, senza dimenticare naturalmente tutte le altre squadre maschili: dalla B alla C, fino al settore giovanile.”
Chi è il personaggio, o anche di più, passato da Vibo, che ha particolarmente stimato nella lunga storia giallorossa?
«Ci sono molti atleti con cui siamo rimasti in ottimi rapporti, diventa quindi un po’ difficile citarli tutti. Ad ogni modo solo per fare qualche nome, tra i giocatori ricordo con particolare affetto e stima Lorenzo Cavallini che, in questi anni, qualche volta è anche ritornato a trovarci. Un altro giocatore che ci è rimasto nel cuore è il brasiliano Raphael Vieira de Oliveira, che tutti conoscono semplicemente come Rapha. Ancora oggi ci sentiamo spesso ed è rimasto molto legato a noi; c’è un affetto e un rapporto speciale. Quando era qui, veniva trattato come un figlio – in verità non solo lui ma anche altri atleti stranieri – non solo da noi, ma anche da alcune famiglie di Vibo che lo coccolavano e lo facevano sentire a casa. E lui ricambiava con grande affetto. Forse dipendeva anche dal suo carattere, tipico dei brasiliani, che sotto molti aspetti sono simili a noi: persone calorose, abituate a dimostrare accoglienza e affetto. Per lui, come per altri con cui siamo rimasti in ottimi rapporti, le porte saranno sempre aperte. Tra gli allenatori, invece, con Gianlorenzo Blengini avevamo stretto una bellissima amicizia, anche con sua moglie. E poi c’è Ninni De Nicolo, di lui non serve neanche dire molto. Basti pensare che la foto che accompagna questa intervista l’abbiamo scattata proprio al suo matrimonio, lo scorso giugno. Ninni è uno di famiglia. Pippo continua a dirgli scherzando: ‘Fatti ancora un po’ le ossa e poi vediamo…’ ”
Oggi ricorre una giornata importante, ma ci si ricorda delle donne solo in questa giornata? Cosa pensa?
“Direi che il rispetto per le donne non dovrebbe limitarsi a una sola giornata all’anno: va dimostrato ogni giorno, in famiglia, a scuola, nello sport e nella vita quotidiana. Le donne affrontano sacrifici enormi, dal lavoro alla famiglia, e meritano sempre considerazione e attenzione. Purtroppo, vediamo ancora troppe situazioni difficili e violenze, e spesso ci si dimentica che il rispetto va insegnato fin da bambini, nelle famiglie e nelle scuole, così come nei luoghi di socializzazione come lo sport. Ritornare all’educazione civica e insegnare ai più giovani il valore del rispetto, non sarebbe solo un dovere morale ma anche un investimento per tutta la società. Insomma, una giornata dedicata alle donne è importante ma il messaggio vero è che il rispetto, la cura e l’attenzione devono essere quotidiani, così come il rispetto per l’ambiente e per chi ci sta intorno.”
Si dice che il volley sia lo sport per antonomasia delle famiglie: se dovesse invitarle insieme alle donne al PalaValentia, cosa direbbe?
“Il Palazzetto è un luogo dove trascorrere alcune ore piacevoli insieme, in un clima sano e sereno. La pallavolo è da sempre uno sport che unisce le famiglie: si può venire con i figli, con i nonni, con gli amici e vivere una partita come un momento di condivisione e divertimento. Al PalaValentia si respira un’atmosfera positiva, fatta di tifo corretto, entusiasmo e partecipazione. Per questo il mio invito è rivolto soprattutto alle famiglie e alle donne: venite a vedere una partita della Tonno Callipo Calabria. Può essere un modo per rilassarsi, ma anche per sostenere una realtà sportiva del territorio che sta crescendo nel volley femminile. È anche un’occasione per stare insieme, socializzare e magari avvicinare i più giovani alla pallavolo. Spesso basta assistere a una partita per appassionarsi. Tante ragazze che oggi giocano a livello agonistico hanno iniziato proprio così, guardando una gara dagli spalti. E chissà che anche per qualche bambino o bambina non possa nascere la stessa passione, entrando poi a far parte del nostro movimento e del settore giovanile. Lo sport, in fondo, è anche questo: creare comunità e far crescere i giovani in un ambiente sano e stimolante.”
