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La repressione non basta più. Il sindaco Cannizzaro si inventi qualcosa per il Lido Comunale di Reggio Calabria

di Claudio Cordova – E’ triste che in una città che, negli annunci politici, nei convegni, nelle intenzioni, voglia definirsi turistica, una realtà dalle potenzialità enormi come il Lido Comunale finisca sui giornali solo per episodi di degrado urbanistico e sociale e, al massimo, per interventi di pubblica sicurezza.

Quello di ieri, almeno, non ha un nome. “Focus ‘Ndrangheta”, “Alto Impatto” e chissà quale altro nomignolo perso nei meandri di un approccio politico-istituzionale che vede nella repressione l’unica risposta in grado di essere data.

Uno, due, dieci, cinquanta. Non è dato sapere quanti fossero gli immigrati stranieri, i senzatetto italiani, le persone (poco rileva la loro nazionalità) che bivaccavano, a volte allestendo quasi delle mini tendopoli, in un luogo che dovrebbe essere la foto da cartolina di una città come Reggio Calabria.

Ora, si può condividere o meno l’enfasi con cui talune parti politiche accolgano queste misure (a volte un po’ spot, oggettivamente) delle forze dell’ordine. Quello che, invece, non è in discussione è che se una città vuole, davvero, fare dei passi in avanti sotto il profilo sociale ed economico, queste operazioni non bastano più.

Non possono bastare.

Né in luoghi periferici come, per esempio, Arghillà o il Rione Marconi, figurarsi nel “salotto buono” della città. La repressione, da sola, non è mai bastata. Ce lo dimostrano ampie fette del nostro territorio che, negli anni, hanno conosciuto la presenza dello Stato quasi esclusivamente con lo stivale del poliziotto o del carabiniere a sfondare la porta di casa. E che, infatti, nonostante le tante (spesso meritorie) operazioni di ripristino della legalità, sono tornate ad avere episodi di degrado o, assai più spesso, di crimine organizzato, presente e pervasivo anche maggiore, rispetto all’intervento poliziesco.

Le condizioni in cui versa il Lido Comunale sono l’emblema della insipienza e della sciatteria con cui la città sia stata amministrata negli ultimi dodici anni. E, allora, se il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, vuole davvero dare un cambio di passo alla città, non può esimersi dal trovare (alla svelta) delle soluzioni che possano far tornare il Lido Comunale ai fasti che raccontano nonni e genitori.

Magari con un’accezione moderna.

Soprattutto perché il Lido Comunale è, in molti casi, una delle prime immagini che vede il turista che giunge a Reggio Calabria. Perché molti bus turistici hanno approdo proprio lì, a Piazza Indipendenza. Perché quello è l’inizio dello splendido lungomare cittadino, non a caso scelto come location per ospitare la diretta di Rai 1 in occasione del Capodanno della rete nazionale. Perché il Museo Archeologico che custodisce i Bronzi di Riace è lì a pochi metri. Perché quella zona è una di quelle con la più alta concentrazione di alberghi e bed&breakfast. Perché appena pochi giorni fa, lo stesso Cannizzaro ha annunciato, in pompa magna, interventi per circa 100 milioni di euro sul porto che, si trova a poche centinaia di metri.

La storia di Reggio Calabria è strettamente legata a quella del Lido Comunale. Nella Rada dei Giunchi, dove oggi sorge il Lido, già tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento esistevano strutture balneari. Negli anni ’60 toccò a Pier Luigi Nervi, uno dei più importanti progettisti italiani del Novecento, lo studio per il rinnovamento del complesso. Il progetto prevedeva una grande riorganizzazione dell’area e una nuova struttura destinata a sostituire la vecchia rotonda.

Una città come Reggio Calabria non può permettersi che quell’area così significativa sembri oggi bombardata da Putin. Molte cabine hanno porte divelte, alcuni locali risultano occupati abusivamente e gli atti vandalici hanno reso gran parte del complesso inutilizzabile. Un luogo che un tempo rappresentava la modernità e la capacità di Reggio di proiettarsi sullo Stretto oggi è diventato esso stesso uno dei simboli del degrado urbano che, soprattutto in una zona così centrale fa a cazzotti con gli annunci, i voli Ryanair e tutta la narrazione di Cannizzaro & co.

Nel luglio 2026 la Soprintendenza ha pubblicato una variante in corso d’opera relativa al «Completamento Restauro e Riqualificazione» del Lido Comunale, nell’ambito del Programma Nazionale Cultura 2021-2027. Esiste inoltre un intervento specifico di riqualificazione urbana dell’area adiacente allo storico Lido, finanziato nell’ambito della programmazione FSC 2021-2027, con un importo indicato di 830 mila euro. Il documento della Presidenza del Consiglio descrive l’area come «in disuso da lunghissimo tempo» e indica come obiettivo il recupero della struttura balneare e degli spazi circostanti.

E, allora, le idee. Quelle che per anni sono mancate. Che se le faccia venire, Cannizzaro. Che attivi i suoi canali romani per trovare i finanziamenti. Che si affidi, perché no, anche ai privati che, dovendo (giustamente) lucrare hanno tutto l’interesse di riqualificare la zona.

Il punto di partenza, evidentemente, sarebbe quello di migliorare la qualità delle acque sul litorale. Una volta fatto, però, si potrebbe creare una grande spiaggia pubblica attrezzata, con docce, spogliatoi, armadietti. L’abc. Altrove ci riescono. Perché qui non è possibile?

Ma se si vuole essere (un minimo) ambiziosi, non bisogna limitarsi alle cabine e alla balneazione, ma destinare una parte degli spazi a sport, musica, cultura, formazione e aggregazione giovanile. Dalla palestra, all’area skate, passando per la possibilità di realizzare dei campetti di beach volley o beach soccer. Wi-Fi, punti di ricarica, aree coworking, magari gestite da associazioni locali. Non servirebbe costruire una nuova cittadella: molte di queste funzioni possono essere ospitate negli spazi esistenti, recuperando progressivamente le strutture.

E c’è persino una coerenza storica: nel progetto originario di Nervi erano previsti impianti sportivi utilizzabili anche d’inverno, un cinema-teatro, ristoranti, bar e dancing. Insomma, l’idea di un Lido vivo dodici mesi l’anno non sarebbe affatto un tradimento della sua storia.

A proposito della Torre Nervi. Non può essere semplicemente restaurata: deve tornare a vivere. Deve essere trasformata in un luogo panoramico aperto soprattutto ai giovani: caffè, cocktail bar, piccolo ristorante, spazio per eventi, mostre temporanee e musica, con una terrazza panoramica utilizzabile in determinati orari.

Una cosa che un ragazzo di Milano, Roma, Berlino o Londra possa vedere su Instagram e pensare: “Quando vado a Reggio devo andare lì”. Reggio ha il mare, lo Stretto e un clima favorevole. Ma il turismo giovanile non arriva semplicemente perché Reggio, oggi, non è una città per giovani. E Reggio non è una città “di mare”.

Serve programmazione. Servono regole, che non siano solo quelle che, a una certa ora della notte, si debba staccare la musica. E, possibilmente, il modello non dovrebbe essere quello della “sagra comunale”, ma quello di una destinazione riconoscibile. La sicurezza, tanto cara ai sostenitori di “Focus ‘Ndrangheta” o “Alto Impatto”, è, evidentemente, un prerequisito. Non si può restaurare oggi quello che qualcuno tornerà a distruggere domani. La riqualificazione deve comprendere contestualmente illuminazione, videosorveglianza, manutenzione e pulizia, ecc.

Il Comune non deve necessariamente guadagnare dal Lido, ma il Lido deve essere economicamente sostenibile. Una struttura di centinaia di metri quadrati, con 500 o forse più cabine e una posizione straordinaria sullo Stretto, non può vivere esclusivamente di manutenzione pubblica.

Pensare a una “Reggio Beach Card”, grazie alla quale si possa avere accesso a Lido + museo + trasporto + eventi + attività sportive + convenzioni con locali e strutture ricettive. Il prezzo lo faccia chi di competenza. Avviene ovunque. Per saperlo, basta aver preso qualche volo, nella vita, e aver visto qualche città, in Italia e in Europa.

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