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Dialisi, emergenza a Reggio Calabria. Cgil: “Mancano 29 posti rene, subito un tavolo con Regione e Asp”

La chiusura, annunciata da tempo, di una struttura privata per la dialisi fa precipitare la rete territoriale di Reggio Calabria in una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. Da un giorno all’altro, una trentina di pazienti nefropatici, persone estremamente fragili, in alcuni casi affette da patologie croniche e multiple, si sono ritrovate private di un servizio essenziale per l’accesso a una terapia salvavita e indifferibile.

A denunciare la situazione sono i segretari generali di CGIL e FP CGIL dell’Area metropolitana di Reggio Calabria, Gregorio Pititto e Francesco Callea.

«Si tratta di una crisi annunciata e figlia dell’inerzia politica e amministrativa», denunciano i due sindacalisti. «La carenza certificata di ben 29 posti rene nel territorio reggino si scontra con l’immobilismo delle istituzioni interessate, che in questi anni non hanno promosso alcun intervento concreto né programmato le necessarie attivazioni per soddisfare un fabbisogno sanitario primario per i dializzati».

Secondo CGIL e FP CGIL, la situazione attuale è particolarmente critica. Il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, unico presidio pubblico operativo sul territorio, si trova infatti a dover assorbire un carico di utenza ritenuto insostenibile.

«Nonostante l’impegno e la dedizione degli operatori sanitari, esposti quotidianamente alle ire e alle aggressioni di un’utenza ormai esasperata, la struttura pubblica non è nelle condizioni di sopperire da sola all’intero bisogno del territorio», affermano. Il rischio, secondo le organizzazioni sindacali, è quello di sottoporre i pazienti a «disagi inaccettabili, spostamenti estenuanti, spesso non sostenibili dai pazienti più gravi, e al rischio concreto di un’interruzione della continuità assistenziale».

La carenza di servizi di prossimità e il mancato potenziamento dell’assistenza territoriale per i malati cronici, proseguono i sindacati, costringerebbero persone già debilitate a lunghi spostamenti o a turni diurni e notturni particolarmente gravosi pur di poter accedere alla dialisi.

«La politica dimentica, evidentemente, il significato della vera sanità di prossimità, volta a ridurre l’impatto fisico ed emotivo della malattia sulle famiglie», sottolineano.

Per CGIL e FP CGIL, «non è tollerabile che la salute e la sopravvivenza di cittadini fragili vengano subordinate e paralizzate dall’inefficienza burocratica e dalla miopia della politica».

Le organizzazioni sindacali contestano inoltre l’operato delle istituzioni regionali e dell’Asp: «Pur conoscendo i numeri del fabbisogno, hanno consentito che la situazione precipitasse senza risposte concrete, lasciando sguarnito il servizio sanitario pubblico di un settore salvavita come quello della dialisi».

La vicenda, secondo i sindacati, evidenzia anche i rischi legati alla gestione di servizi essenziali. «Questo grave scenario di emergenza palesa, ancora una volta, quanto sia rischioso affidare settori così delicati e salvavita all’incertezza dei cavilli autorizzativi del privato. Quando il sistema si inceppa o si arresta, le famiglie restano sole e disperate».

Da qui l’appello a riportare la sanità pubblica al centro del sistema sanitario regionale. «La salute pubblica non è un costo da tagliare, ma il pilastro fondamentale della nostra comunità», affermano CGIL e FP CGIL, ribadendo al contempo che le strutture private, nel rispetto delle norme e delle autorizzazioni previste, devono continuare a svolgere un ruolo di supporto al servizio pubblico.

Le due organizzazioni chiedono infine l’apertura immediata di un tavolo di confronto, con l’intervento del prefetto di Reggio Calabria, che convochi d’urgenza la Regione Calabria e la direzione dell’Asp per individuare soluzioni alla situazione.

«La firma dei decreti per l’attivazione dei 29 posti rene mancanti a copertura del fabbisogno territoriale non è più rinviabile», concludono.

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