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Sanità, Tridico: “In Calabria chi si ammala si mette in viaggio. La relazione della Corte dei conti racconta quanto ci costa il fallimento di Occhiuto”

«Chi vive in una comunità dell’entroterra calabrese, quando si ammala, oggi ha davanti due strade: la lista d’attesa oppure un viaggio della speranza, senza dimenticare che il 17% dei calabresi non si cura più. La relazione della Corte dei conti sul bilancio 2025 dice quanto ci costa la cosiddetta migrazione sanitaria. Pesa 329 milioni all’anno e continua a salire: 254 milioni nel 2023, 308 nel 2024. I magistrati la definiscono una patologia strutturale e ne indicano l’origine in un’offerta di cure che manca. Sono soldi calabresi che pagano gli stipendi e i reparti di altre regioni, mentre qui le famiglie si indebitano per una visita.
Quei viaggi avrebbero almeno dovuto rallentare col Pnrr. Sessantuno Case della comunità, cioè presìdi in cui trovare il medico e gli esami vicino casa; venti Ospedali di comunità per chi non ha bisogno del reparto per acuti e non può stare da solo. I magistrati contabili li contano: due Case funzionanti, tutte e due nel Reggino, e basta un servizio attivo per considerarle aperte. Un solo Ospedale di comunità. Poi i magistrati chiedono chi ci lavorerà, con quale organico, e da Catanzaro non arriva risposta mentre nel frattempo si riprogrammano i fondi quattro volte in un anno e mezzo, con una quinta già avviata, e cinquantanove strutture restano un cantiere.
Il governo regionale nel frattempo comunica assunzioni su assunzioni. Ma il conto vero sciorinato dalla Corte dei Conti è il seguente: nel 2025 entrano 419 medici e ne escono 473, l’organico scende da 3.917 a 3.866, e la spesa per il personale sale di quasi 26 milioni. Insomma, si spende di più ma con meno professionisti. Il vuoto si copre con contratti a termine, incarichi esterni, medici reclutati all’estero, e la Corte scrive che si tratta di una copertura emergenziale e non programmata. Chi come me studia da anni il mercato del lavoro sa dove porta una sanità gestita a supplenze.
C’è poi il capitolo della cassa. Alla fine dell’anno la Regione tiene ferma sui propri conti una somma di 328 milioni e mezzo che appartiene alle aziende sanitarie, il 21 per cento in più dell’anno precedente. Le aziende senza liquidità si rivolgono alle banche e bruciano 6,3 milioni in interessi: risorse che dovrebbero pagare infermieri e ambulanze e finiscono in commissioni bancarie. La Corte lo segnala da anni e ogni anno annota che l’obbligo di trasferire viene rispettato soltanto sulla carta.
Sopra tutto questo pesa una cifra che il presidente deve spiegare ai calabresi. Lo Stato riconosce alla Calabria 60 milioni l’anno di sostegno straordinario per rimettere in piedi la sanità. Arriva la prima rata e si ferma tutto, perché una verifica che spettava alla Regione non viene mai chiusa: risultano 240 milioni mai incassati. Negli stessi mesi i calabresi versano le addizionali più alte d’Italia proprio per coprire il rosso della sanità, 132 milioni e mezzo tappati con 133 milioni di tasse regionali. Occhiuto dica pubblicamente in quale scrivania si è arenata quella pratica e chi ne risponde.
Presenterò un’interrogazione alla Commissione europea sull’attuazione degli interventi sanitari del Pnrr in Calabria, perché il personale destinato alle nuove strutture entri fra gli elementi da verificare. E chiedo alla Regione tre risposte con una data certificata a corredo: quando apriranno le cinquantanove Case della comunità e con quale pianta organica; quando i 328 milioni arriveranno alle aziende e come si sono persi i 240 milioni dello Stato.
Occhiuto guida la nostra regione da cinque anni e governa anche la sanità. In questo lustro i calabresi che si curano fuori sono aumentati, i medici in servizio sono diminuiti, gli ambulatori promessi continuano a restare chiusi. Il bilancio potrà anche quadrare, ma tutti questi numeri i calabresi li giudicano dai pronto soccorso nel caos, dalla liste d’attesa infinte. Su quel giudizio continuerò a chiedere conto, a Bruxelles come in Calabria». È quanto dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, capodelegazione a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.

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