La revoca del commissariamento della sanità calabrese continua ad alimentare il confronto politico. A sollevare nuove perplessità è Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva-Casa Riformista, intervenuto nel corso del question time alla Camera rivolgendosi al ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Secondo l’esponente di Italia Viva, le risposte fornite dal ministro non avrebbero chiarito gli interrogativi relativi agli effetti della cessazione del commissariamento e alla validità degli atti amministrativi adottati nella fase di transizione.
«Sulla revoca del commissariamento della sanità in Calabria la nebbia rimane fitta: il ministro Schillaci non ha fatto alcuna chiarezza sulla validità degli atti firmati a ridosso della delibera di cessazione».
Faraone sostiene che restino irrisolti diversi aspetti legati alle funzioni esercitate dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dopo l’avvio della procedura di revoca.
«Dopo le parole del ministro Schillaci i nostri dubbi rimangono intatti. Non è ancora chiaro se il presidente Occhiuto debba firmare atti, che altrimenti non sarebbero validi, in qualità di commissario, assessore o presidente della Regione Calabria. L’unica cosa certa sono i rilievi sollevati dalla Corte dei conti sulla base degli atti inviati dal governo – e non dalla Regione Calabria. Da essi emerge che non ci sono le condizioni per revocare il commissariamento. Eppure, sulla base di quegli stessi atti, il governo ha tentato di revocare il commissariamento. E non c’è riuscito, perché ha lasciato la regione in una condizione di piano di rientro. Non vorremmo che la revoca fosse legata non a un miglioramento della situazione sanitaria bensì a un patto politico scellerato: stop al commissariamento in cambio dell’avallo da parte di Occhiuto dell’autonomia differenziata».
Il vicepresidente di Italia Viva ribadisce di essere favorevole al superamento della gestione commissariale, ma ritiene che questo debba avvenire esclusivamente sulla base di un effettivo miglioramento del sistema sanitario regionale e non per ragioni di natura politica.
«Noi auspichiamo che la Calabria esca da un regime di commissariamento. Ma questo deve avvenire perché la qualità dei servizi per i calabresi è migliorata, non per uno scambio. Altrimenti, sarebbe molto grave. Anche perché c’è il rischio che in Calabria si firmino atti che poi possono essere contestati da altri organismi dello Stato», conclude Faraone.
