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Sanità in montagna e nelle zone disagiate,  Sapia (Alternativa) chiede al Governo di potenziare ospedali e distretti

«Al ministro della Salute e all’intero governo chiedo un ripensamento radicale sugli standard ospedalieri e territoriali». L’ha detto alla Camera il deputato di Alternativa e della commissione Sanità Francesco Sapia, che ha illustrato una sua interpellanza con cui ha chiesto al governo di ridefinire le dotazioni degli ospedali e dell’assistenza territoriale privilegiando le zone montane e quelle disagiate, nel senso di considerarne le condizioni di «viabilità, clima, deprivazione sanitaria, maggiore incidenza di patologie croniche, povertà e vulnerabilità sociale».

«Inviterei il sottosegretario Andrea Costa – ha proseguito il parlamentare di Alternativa – a fare con me un giro nelle strutture ospedaliere e territoriali della Calabria, dove non c’è quasi più niente. File chilometriche, anziani ultraottantenni in coda dalle 5 del mattino per timbrare il ticket, reparti dismessi, carenze croniche di personale, 118 privo di medici, unità di Pronto soccorso ridotte all’osso, anestesisti introvabili, guardie mediche con il contagocce e collegamenti ad Internet inadeguati per la telemedicina». «La logica dell’assistenza sanitaria – ha sottolineato Sapia – dovrebbe essere invertita, le risposte devono essere date a livello territoriale. L’impianto attuale degli standard ospedalieri e territoriali è deficitario, limitandosi a suddivisioni algebriche di bacini predefiniti, spesso senza che gli stessi abbiano omogeneità geografiche e di collegamenti viari. C’è una grande colpa politica: il governo e la sua maggioranza stanno agendo per desertificare interi territori, a partire dalle aree montane, che vanno ripopolate e rivitalizzate iniziando dai servizi sanitari. Non bastano, infatti, a tal riguardo, gli incentivi pensati per i Comuni montani». «C’è bisogno di coraggio e di coscienza, che purtroppo io non vedo in questo momento storico, se non – ha concluso Sapia – nelle forze parlamentari come Alternativa, che respingono l’organizzazione dei servizi pubblici essenziali basata sull’algebra e sull’astrattezza».

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