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Garante per il sovraindebitamento, Bruno (Tridico Presidente): “Una legge che crea una poltrona e non risolve i problemi reali”

«Una legge che non costruisce un sistema, ma crea una poltrona. È questo il punto politico centrale della proposta sul Garante regionale per il sovraindebitamento e la crisi d’impresa».

È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, intervenendo nel merito e nel metodo la proposta di legge n. 64 attualmente all’esame della Commissione

Bruno parte da una critica di fondo, smontando di seguito la proposta punto per punto: «Ci troviamo davanti ad una carica fiduciaria travestita da organo indipendente, con un’indennità significativa e senza reali poteri incisivi».

Il nodo politico, secondo il consigliere, è evidente: «Non si spiega perché si debba creare una nuova struttura invece di rafforzare quelle già esistenti. Gli Organismi di composizione della crisi, le Camere di commercio, gli sportelli per i consumatori e persino il Difensore civico svolgono già funzioni in questo ambito. Questa proposta non dimostra l’inadeguatezza di questi strumenti, ma preferisce duplicarli. È una scelta che va in direzione opposta rispetto alla razionalizzazione della spesa pubblica».

Bruno insiste anche sull’assenza di un impianto conoscitivo solido: «La relazione illustrativa parla genericamente di sovraindebitamento, ma non fornisce dati specifici sulla Calabria: quante procedure sono attive, quali territori sono coinvolti, quali strumenti funzionano e quali no. Senza dati non c’è politica, c’è solo marketing istituzionale».

«La proposta rischia di invadere ambiti di competenza esclusiva dello Stato. Le procedure di sovraindebitamento sono disciplinate a livello nazionale e si svolgono davanti ai Tribunali – afferma ancora Bruno -. Attribuire a un organo regionale funzioni di coordinamento o di monitoraggio su soggetti vigilati dal Ministero della Giustizia, come gli Organismi di composizione della crisi, significa esporsi a un possibile conflitto costituzionale».

Bruno evidenzia inoltre una contraddizione sul piano finanziario: «Da un lato si parla di invarianza della spesa, dall’altro si prevede un’indennità fino a 50 mila euro annui. È una formulazione tecnicamente scorretta. Se si introduce una nuova figura retribuita, si genera un costo. Non si può aggirare il problema con una semplice dichiarazione di principio».

«Questa legge non affronta i problemi reali di famiglie e imprese in difficoltà. Non rafforza gli strumenti esistenti, non introduce meccanismi efficaci, non parte da un’analisi concreta del territorio. Si limita a creare una nuova figura, senza chiarirne l’utilità reale. La politica deve dare risposte, non costruire contenitori vuoti. Per queste ragioni, e alla luce delle criticità evidenziate, esprimiamo un netto dissenso rispetto all’impostazione complessiva della proposta di legge: non rientra pienamente nelle competenze regionali e presenta profili di contrasto con la normativa nazionale. Per questo chiediamo il ritiro del provvedimento».

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