Dai delitti di sangue alle presunte attività illecite legate all’ingresso di cittadini stranieri in Italia, passando per le estorsioni. È ampio il ventaglio delle contestazioni emerse nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha portato all’operazione dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza contro le organizzazioni di ’ndrangheta attive nella Sibaritide e a Corigliano-Rossano.
Tra i risultati investigativi figurano gli sviluppi relativi a due omicidi avvenuti a distanza di oltre vent’anni l’uno dall’altro. Il primo riguarda Giorgio Salvatore Cimino, vittima di un agguato il 24 maggio 2001, quando venne raggiunto da diversi proiettili mentre si trovava in un bar di Corigliano Calabro. Le ferite riportate si rivelarono fatali alcune settimane più tardi: l’uomo morì il 13 giugno dello stesso anno. Gli investigatori ritengono di aver ricostruito la dinamica del delitto e individuato i presunti responsabili materiali della sparatoria.
Il secondo episodio è quello che ha avuto come vittima Carmine Morello, scomparso il 9 agosto 2023 e successivamente rinvenuto senza vita nel territorio di Corigliano-Rossano. L’uomo sarebbe stato ucciso con tre colpi di pistola alla testa. Gli accertamenti avrebbero consentito di raccogliere elementi a carico di coloro che avrebbero materialmente eseguito l’agguato, anche se uno dei presunti autori è nel frattempo deceduto in un incidente stradale.
Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uccisione di Morello sarebbe maturata all’interno delle stesse dinamiche criminali dell’organizzazione mafiosa di cui la vittima avrebbe fatto parte. Il delitto sarebbe stato deciso nell’ambito della consorteria, prima che ne venisse decretata l’eliminazione.
Un altro filone dell’inchiesta riguarda il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, contestato ad alcuni indagati. L’ipotesi è che centinaia di cittadini stranieri siano stati aiutati a entrare o a restare in Italia attraverso un sistema basato sul pagamento di somme di denaro pari a diverse migliaia di euro. Per queste attività viene contestata anche l’aggravante della finalità di agevolazione dell’associazione mafiosa.
Il meccanismo, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto leva sulle procedure previste dal decreto flussi per l’ingresso di lavoratori stranieri. Un gruppo di imprenditori avrebbe presentato richieste di assunzione per personale stagionale nelle giornate del cosiddetto click day, quando le domande vengono inoltrate attraverso le piattaforme telematiche dedicate.
Le assunzioni, tuttavia, sarebbero state soltanto formali: dietro le istanze non ci sarebbe stata una reale intenzione di impiegare i lavoratori. L’obiettivo sarebbe stato invece consentire agli stranieri, in cambio di pagamenti, di ottenere il nulla osta necessario per l’ingresso nel territorio italiano oppure per regolarizzare la propria permanenza. Un sistema che, stando all’accusa, avrebbe garantito entrate economiche illecite e favorito contemporaneamente gli interessi della criminalità organizzata.
L’indagine ha preso avvio nel 2021, dopo le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia. Gli approfondimenti investigativi avrebbero permesso di ricostruire l’assetto delle articolazioni mafiose operanti nell’area, individuate nella cosca Acri e nella cosca di Corigliano. I due gruppi, pur dotati di autonomia funzionale, avrebbero agito all’interno di una struttura più ampia, sottoposta al controllo del Locale di Cirò, nel Crotonese.
Le accuse delineano dunque un quadro nel quale le attività criminali tradizionali, dagli omicidi alle estorsioni, si sarebbero intrecciate con la gestione illecita delle procedure migratorie. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.
