Il Tirreno meridionale si conferma un settore caratterizzato da un’intensa attività sismica. A evidenziarlo è l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che ha analizzato la sequenza di terremoti registrata nelle acque a nord-ovest delle Isole Eolie, dove le scosse si susseguono dalla notte del 20 ottobre.
L’episodio più significativo si è verificato ieri alle 12:19, quando i sismografi hanno rilevato un terremoto di magnitudo locale Ml 5, corrispondente a una magnitudo momento Mw 5.5. L’ipocentro è stato individuato a soli 9 chilometri di profondità, a circa 62 chilometri da Malfa, 63 da Leni e 66 da Santa Marina Salina, tutti comuni della provincia di Messina.
La sequenza ha compreso anche una scossa di magnitudo 4.3 alle 11:51 e un’altra di magnitudo 4 alle 12:24. A questi eventi si sono aggiunti 14 terremoti con magnitudo tra 3 e 3.9. Nel corso della notte successiva, la Rete sismica nazionale ha rilevato una trentina di ulteriori movimenti tellurici, con una magnitudo massima di 3.4.
Il terremoto principale è stato avvertito distintamente nell’arcipelago eoliano e lungo la fascia settentrionale della Sicilia, mentre la percezione è risultata più contenuta nel resto dell’isola e in Calabria. Secondo la mappa dello scuotimento elaborata per l’evento, le intensità stimate hanno raggiunto il V grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (Mcs) alle Eolie e in un’ampia porzione della Sicilia settentrionale.
Una zona già interessata da terremoti significativi
L’area coinvolta dalla sequenza attuale ricade in un territorio classificato a elevata pericolosità sismica. A confermarlo sono sia la cartografia nazionale dell’Ingv sia la ricostruzione degli eventi registrati nel corso dei decenni.
Considerando il periodo dal 1985 a oggi, tra i terremoti di maggiore intensità figurano quelli del 7 febbraio 2025 e del 7 settembre 2009, entrambi con magnitudo momento Mw 4.7. Anche in tempi più recenti, nel marzo 2026, il tratto di mare poco più a sud dell’area attualmente interessata aveva fatto registrare una sequenza di oltre 50 scosse, localizzate a circa 15 chilometri a ovest di Alicudi. Il movimento più forte, avvenuto nella notte del 21 marzo, aveva raggiunto una magnitudo Ml 4.6, pari a Mw 4.7.
Le caratteristiche geologiche del settore eoliano sono legate anche ai processi di subduzione, che possono generare terremoti a profondità considerevoli. Un esempio è rappresentato dall’evento del 5 maggio 2004, che raggiunse una magnitudo locale Ml 5.3 con un ipocentro situato a 255 chilometri sotto la superficie.
I precedenti nella storia sismica delle Eolie
L’archivio storico documenta altri terremoti importanti nell’area, alcuni dei quali con magnitudo pari o superiore a 5. Tra i più rilevanti figurano quelli del 28 maggio 1980, con Mw 5.7, e del 20 e 21 maggio 1957, rispettivamente con magnitudo Mw 5.2 e Mw 5.3.
Proprio il sisma del 1980 provocò danni ad Alicudi, dove gli effetti furono valutati tra il VI e il VII grado della scala Mcs.
Il quadro ricostruito dall’Ingv evidenzia quindi come l’attuale sequenza si inserisca in un contesto geologico nel quale i fenomeni sismici sono ricorrenti. La vicinanza alle Eolie, la profondità variabile degli ipocentri e i precedenti documentati rendono quest’area del Tirreno meridionale particolarmente significativa sotto il profilo del monitoraggio sismico.
