Il caro carburanti non è soltanto una questione di trasporti o di agricoltura. È una questione di lavoro, di sostenibilità economica e, soprattutto, di equità. Perché se da una parte il Governo, con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri del 22 ottobre, ha previsto nuove misure a sostegno degli autotrasportatori, delle imprese agricole e della pesca, dall’altra resta aperta una zona d’ombra che rischia di lasciare indietro migliaia di professionisti. Sono gli agenti di commercio, rappresentanti di un comparto che attraversa quotidianamente il Paese, macina chilometri, incontra clienti e tiene vive le relazioni tra imprese e mercati.
A sollevare la questione è Santo Gagliardi, tesoriere di Italia del Meridione e agente di commercio, che richiama l’attenzione delle istituzioni su una categoria per la quale il carburante non rappresenta una semplice voce di spesa, ma uno strumento indispensabile per esercitare la propria professione.
Il punto di partenza è il riconoscimento del valore degli interventi adottati dall’esecutivo. Gagliardi non mette in discussione la necessità di sostenere chi produce e trasporta, ma invita ad allargare lo sguardo, affinché il sostegno pubblico non si fermi soltanto ad alcuni comparti dell’economia.
«Intanto bisogna fare un plauso al Governo nazionale per aver individuato una soluzione al problema del caro gasolio per autotrasportatori e agricoltori. È il segno di una visione capace di ascoltare le istanze di diverse categorie sociali e di intervenire concretamente sulle difficoltà di chi lavora».
Una premessa che rende ancora più incisiva la sua denuncia. Perché il problema, secondo il tesoriere di Italia del Meridione, nasce proprio da ciò che rimane fuori dal perimetro degli interventi: professionisti che sostengono costi quotidiani per svolgere un’attività essenziale alla circolazione delle merci e allo sviluppo delle imprese, ma che non beneficiano di misure analoghe.
«Rimangono fuori da queste agevolazioni gli agenti e i rappresentanti di commercio. In Italia siamo oltre 210 mila professionisti e ogni giorno ci spostiamo, lavoriamo, percorriamo chilometri per incontrare clienti e vendere prodotti. Eppure, per noi, non sono state previste misure specifiche di sostegno. È come se il Governo nazionale non guardasse alle nostre difficoltà. Siamo lasciati a noi stessi».
Dietro la denuncia c’è una realtà economica che non può essere ridotta a una semplice rivendicazione di categoria. Per un agente di commercio, l’automobile è spesso un vero e proprio ufficio itinerante: uno strumento di lavoro senza il quale diventa impossibile raggiungere clienti, consolidare rapporti commerciali e sviluppare nuovi mercati.
Ogni aumento del carburante incide direttamente sui margini, erode i guadagni e rende più difficile sostenere le spese necessarie per continuare a lavorare. A differenza di altri comparti, gli agenti di commercio non possono semplicemente fermarsi o rinunciare agli spostamenti senza compromettere la propria attività. Il viaggio è parte integrante della professione, così come lo sono le relazioni umane e commerciali costruite sul territorio.
«Per noi il caro carburante è stata una mannaia. Basta pensare alle tante persone che si spostano per chilometri e chilometri per vendere i propri prodotti, professionisti con partita Iva che devono sostenere personalmente costi sempre più pesanti. Eppure, quando si parla di aiuti e agevolazioni, sembra che nessuno abbia pensato a loro».
È qui che la questione assume una dimensione più ampia: non si tratta soltanto di ottenere un beneficio economico, ma di riconoscere che il lavoro ha molte forme e che la crisi energetica può colpire con la stessa durezza professioni differenti. Se il carburante è indispensabile per trasportare le merci o lavorare i campi, lo è anche per chi ogni giorno porta quelle merci sul mercato, costruendo il legame tra aziende e clienti.
La richiesta di Gagliardi è dunque quella di superare una visione settoriale delle politiche di sostegno e di riconoscere pienamente il ruolo degli agenti di commercio nel sistema produttivo nazionale. Un comparto che, secondo i dati diffusi da Agenti FNAARC, conta oltre 210 mila professionisti e intermedia volumi economici di assoluto rilievo per il Paese.
«Spero fortemente che questo monito possa arrivare a chi di dovere, perché c’è un’intera categoria allo stremo, fortemente colpita dal caro carburante. Non chiediamo privilegi, ma attenzione. Chiediamo che venga riconosciuta una difficoltà concreta, che ogni giorno pesa sulle nostre attività e sui nostri bilanci».
Parole che riportano al centro una domanda politica precisa: può una misura essere davvero equa se sostiene chi utilizza il carburante per produrre e trasportare, ma non considera chi deve percorrere le strade per vendere, rappresentare le imprese e tenere in movimento il mercato?
Se ci pensiamo bene, il caro carburanti non distingue tra chi guida un camion, chi lavora un terreno e chi visita decine di clienti in una settimana. Cambiano le professioni, ma il peso dei rincari ricade su tutti. Il rischio, difatti, quando una categoria resta fuori dalle risposte pubbliche, è che a pagare il conto siano proprio coloro che, ogni giorno, continuano a lavorare.
