Nei giorni scorsi l’associazione Emmaus Catanzaro ha ricevuto un inaspettato riconoscimento: il Comitato nazionale per il Centenario della nascita di Luciano Tavazza, a firma della presidente Silvia Costa, ha infatti comunicato di averla inserita nell’Atlante nazionale delle “Cento Oasi della Solidarietà e della Fraternità per l’Italia”, istituito per il Centenario della nascita di Luciano Tavazza, fondatore del Mo.V.I. e figura storica del volontariato italiano.
Un riconoscimento giunto al termine del percorso di valutazione condotto dal Comitato Scientifico, e che è stato accolto con viva soddisfazione dalla presidente di Emmaus Catanzaro, Mariaconcetta Infuso, soprattutto perché non si tratta di una celebrazione formale, ma di una scelta ritenuta significativa determinata da uno stile “corrispondente allo spirito del progetto OASI”. Emmaus Catanzaro rientra, quindi, in un Atlante di cento organizzazioni italiane che non è un semplice elenco, ma “una raccolta dinamica, in formato digitale e narrativo, che racconta la storia, il metodo, il radicamento territoriale e il valore civile di ciascuna esperienza, componendo progressivamente una mappa viva della solidarietà e della fraternità nel nostro Paese”.
Sarà un modo per rendere visibili esperienze che, in territori diversi, generano legami, promuovono diritti, custodiscono beni comuni, attivano cittadini e contribuiscono alla coesione delle comunità, con un’attenzione continua alla dignità delle persone che è il tratto distintivo di Emmaus.
Il progetto va oltre la celebrazione del Centenario: l’Atlante delle Oasi costituirà il dossier scientifico per candidare il modello del volontariato italiano al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia dell’Unesco, ed i dati, le storie, le alleanze verranno sigillati in una “capsula del tempo” che sarà riaperta nel 2036.
L’intento è quello di “fissare” all’interno dell’Atlante modelli di etica sociale che possano influenzare le politiche pubbliche e tramutarsi in progettualità concreta, evitando il rischio di essere additati come “barellieri della storia”.
Con questa immagine, infatti, Luciano Tavazza era solito descrivere il volontariato ridotto a mero esecutore di servizi a basso costo, utile solo a riparare i danni di un sistema iniquo ma non a tracciare la strada di un futuro diverso.
