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L’impietoso paragone tra gli anni di Falcomatà e i primi mesi di Cannizzaro

di Claudio Cordova – “Signora vuole cambiare il suo fustino di Dash con due di altra marca?”. A memoria, la pubblicità, di diversi decenni fa, diceva più o meno così. La risposta era, evidentemente, no. Parafrasando, i reggini, mesi fa, hanno risposto sì. Con il voto alle Comunali, hanno cambiato “fustino”.

Hanno voltato radicalmente pagina, chiudendo una esperienza politica, durata dodici anni circa, che, oggettivamente, ha fatto piombare la città nella irrilevanza, nella depressione.

Sotto tutti i punti di vista.

E, proprio come nelle pubblicità comparative, oggi il paragone, anche solo pochi mesi, è palese e vergognoso tra il nuovo corso di Francesco Cannizzaro e del centrodestra e gli anni di insipienza politica del centrosinistra di Giuseppe Falcomatà, che doveva rappresentare la “Svolta”. Per anni, su queste colonne, si è scritto, in tutte le salse, di come una situazione del genere, fatta di approssimazione, di assenza di una visione, non potesse che gettare Reggio Calabria nel coma.

Cosa che, purtroppo, è avvenuta. Posizionando la città agli ultimi posti di ogni classifica.

L’inaugurazione, ieri all’alba, dell’ormai famigerato ponte (rectius, ponticello) sul Calopinace è solo l’ultimo, imbarazzante, confronto tra Falcomatà e Cannizzaro. L’Amministrazione di centrosinistra, per anni, non è riuscita, non solo a inaugurare, ma, di fatto, nemmeno a far avanzare in maniera degna di nota quella che, oggettivamente, non appariva, anche ai più ignoranti in materia, un’opera di alta ingegneria urbanistica. E oggi, quello stesso centrosinistra, offende l’intelligenza di tutti, rivendicando un ruolo, un merito, nel “traguardo” della inaugurazione.

Cannizzaro, invece, in pochi mesi, ha sbloccato la situazione, giocandosi una carta comunicativa di grande impatto, con l’inaugurazione all’alba e una folla oceanica, composta, ovviamente, da molte truppe cammellate. Ma anche da tanti curiosi. E questo è sicuramente un merito. Un prologo, in realtà, vi era stato già pochi mesi fa. In piena campagna elettorale, Falcomatà, come un Re Mida al contrario, mandava allo sbaraglio il suo candidato Mimmetto Battaglia che, da facente funzioni, risolveva il contratto con l’azienda ritenuta responsabile dei ritardi. 16 maggio. Contemporaneamente (nel vero senso della parola, lo stesso giorno), il centrodestra, con Occhiuto, Cannizzaro & co. inaugurava il nuovo hub dell’aeroporto di Reggio Calabria.

Questi mesi hanno un indubbio merito: quello di aver riacceso una scintilla. Ci è riuscito Cannizzaro. Con i suoi metodi, che non sono chiaramente quelli di uno statista e sui cui, sempre su queste colonne, ci si è espressi nettamente. Ma uno statista non è quello che serve alla città. Dopo anni di stasi, Reggio Calabria, infatti, ha bisogno “solo” di essere rianimata. Di normalità.

E questo, in questi pochi mesi, è innegabilmente accaduto.

Ora, è notorio che chi scrive non abbia alcuna stima politica, culturale, ecc. per l’attuale sindaco Cannizzaro, ma è ovvio che, sempre chi scrive, tra i due fustini non possa che preferire Cannizzaro, pur conoscendone bene il percorso politico, dato che, negli anni, si è scritto, a fiumi, sulle sue presenze (mai sfociate in nulla) nelle carte giudiziarie. Un giornalista non può non scegliere Cannizzaro. Innanzitutto perché gli dà più da scrivere. Operando. E chi opera, si sa, è soggetto a essere criticato, anche aspramente. Chi rimane immobile, come ha fatto Falcomatà nei suoi anni, stronca, con il ristagno, ogni dibattito culturale. Come è avvenuto. Cannizzaro, poi, con i suoi modi a volte politicamente cialtroneschi (tra Madonne invocate e “cornuti” urlati ha già fatto molto parlare di sé) non fa mai annoiare. A differenza dell’epoca e della comunicazione – noiosissime – che hanno accompagnato gli anni di Falcomatà.

Ma, al netto di tutte queste che sono delle valutazioni, è altrettanto di palmare evidenza come, in pochi mesi, la città abbia avuto dei cambiamenti oggettivi.

Sulle grandi e sulle piccole cose.

L’estate reggina, peraltro, arrivata appena pochi mesi dopo l’insediamento, non sarà stata certamente quella di Ibiza. Ma anche qui, il confronto con il passato è impietoso. Eventi come il Vinitaly, ma anche le celebrazioni per le Feste Mariane, sono un contraltare di successo, rispetto ai flop dell’1 maggio 2024, o del Dj Sunset all’Arena dello Stretto. Per non parlare delle piccole cose. Dal tapis roulant finalmente funzionante (o, comunque, molto più funzionante rispetto al passato) al ripristino di aree inspiegabilmente lasciate all’abbandono. Un caso su tutti: la grande fontana di Piazza Orange, per anni spenta, mentre oggi nuovamente attiva.

E, non a caso, quella piazzetta sta diventando, pian piano, un punto di ritrovo di molti giovani, con l’apertura o la riapertura anche di attività commerciali e ristorative.

Ebbene, allora, queste parole non sono tanto un elogio a Cannizzaro dato che, rispetto allo sfascio degli scorsi anni, bastava veramente poco per rialzare un po’ la testa. Perché a un sindaco e a un’Amministrazione non si chiede come prima cosa quella di creare millemila posti di lavoro o di trasformare la città in una Dubai con i grattacieli. Si chiede normalità, si chiede visione, si chiede di riaccendere un po’ la voglia di non abbandonarla, Reggio Calabria.

Così come alla signora del fustino Dash non interessava che il detersivo trasformasse i suoi vestiti in capi d’alta moda. Ma che, almeno, togliesse le macchie, quello sì.

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