Le porte del carcere si sono nuovamente aperte per quattro appartenenti al clan Arena di Isola di Capo Rizzuto, destinatari di un provvedimento eseguito dai carabinieri della Tenenza dopo che la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne nei loro confronti nell’ambito del processo nato dall’operazione “Jonny”.
I quattro, che erano stati scarcerati in passato per la scadenza dei termini della custodia cautelare pur rimanendo imputati nel procedimento, sono stati accompagnati in diversi istituti penitenziari della Calabria per scontare la parte residua della pena.
L’inchiesta “Jonny”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e avviata nel maggio del 2017 sotto la guida dell’allora procuratore Nicola Gratteri, aveva fatto emergere il radicamento e la capacità di infiltrazione della cosca Arena nel territorio di Isola di Capo Rizzuto.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il fulcro dell’indagine riguardava la gestione del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Isola di Capo Rizzuto. «Le investigazioni hanno accertato una sistematica distrazione di fondi pubblici destinati all’accoglienza dei migranti», evidenziano gli inquirenti. «Su circa 103 milioni di euro erogati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, oltre 36 milioni sarebbero stati incanalati nelle disponibilità economiche del clan Arena».
L’organizzazione, secondo l’accusa confermata nei successivi gradi di giudizio, avrebbe ottenuto profitti attraverso il controllo degli appalti legati ai servizi del centro di accoglienza, affidati a società riconducibili alla cosca o comunque compiacenti, mentre ai migranti venivano garantite prestazioni spesso giudicate inadeguate.
Le indagini hanno inoltre documentato gli interessi del sodalizio mafioso nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e il suo hinterland, oltre al controllo di numerose attività economiche mediante estorsioni e imposizioni nei confronti di commercianti e strutture turistiche, costretti a rivolgersi ad aziende vicine al clan.
L’operazione “Jonny”, condotta congiuntamente da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, aveva portato complessivamente all’esecuzione di 110 misure cautelari e al sequestro di beni per un valore superiore a 84 milioni di euro.
