Una presa di posizione netta quella di Ance Calabria, che ha inviato una lettera ai parlamentari calabresi per segnalare le “rilevanti criticità” contenute nella bozza del nuovo Piano collegato al Pnrr, attualmente in fase di consultazione al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A firmare il documento sono stati il presidente regionale dei costruttori edili, Roberto Rugna, insieme ai rappresentanti provinciali di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone: Luigi Alfieri, Giuseppe Galiano, Michele Laganà, Domenico Ceravolo e Giuseppe Sammarco.
Secondo l’associazione dei costruttori, il testo predisposto nell’ambito della “Nature Restoration Law” europea introdurrebbe “un eccesso di regolamentazione nazionale”, con conseguenze che potrebbero colpire non solo il comparto edilizio ma anche l’intero tessuto economico-produttivo del territorio. Nel mirino soprattutto le nuove limitazioni urbanistiche e ambientali che, a detta di Ance, andrebbero oltre gli obblighi previsti dalle norme europee.
Nel documento si evidenzia come alcune disposizioni rischino di incidere direttamente sugli strumenti urbanistici comunali, fino a “bloccare nuovi interventi edilizi, infrastrutturali e produttivi”. Tra gli aspetti più contestati compare “l’introduzione di vincoli conformativi a verde sulle superfici classificate come spazi verdi urbani (UGS) o coperture arboree (UTC)”, che potrebbero determinare nuove condizioni di inedificabilità anche in contrasto con i piani urbanistici già approvati.
Particolarmente preoccupante, secondo Ance Calabria, sarebbe inoltre “la previsione di una sospensione pluriennale dei titoli edilizi dal primo settembre 2026 fino al monitoraggio europeo previsto nel 2030” per tutti quegli interventi che comportino riduzioni di aree verdi o coperture arboree.
I costruttori parlano apertamente del rischio di una “paralisi amministrativa”, accompagnata da un possibile aumento del contenzioso con effetti negativi anche sui bilanci dei Comuni. Nel dossier tecnico allegato alla lettera viene inoltre denunciata una possibile forma di “gold plating”, ossia un recepimento nazionale delle norme europee più rigido rispetto a quanto richiesto dall’Unione europea.
Le criticità evidenziate riguarderebbero numerosi settori: edilizia, infrastrutture, rigenerazione urbana, logistica, attività industriali, impianti energetici e persino comparti estrattivi. Tra i punti contestati figurano anche l’introduzione di nuovi strumenti urbanistici, come il “Piano urbano della natura” e il “Regolamento della natura urbana”, oltre al principio del “bilancio netto zero” nelle procedure ambientali, che potrebbe complicare o impedire l’approvazione di nuovi progetti senza preventive compensazioni ecologiche.
Ance Calabria sottolinea anche l’assenza di una disciplina transitoria per i titoli edilizi già rilasciati o per gli accordi urbanistici in corso, paventando possibili effetti retroattivi.
Da qui la richiesta di modificare il testo prevedendo tutele per gli strumenti urbanistici già vigenti, eliminando la moratoria sui titoli edilizi e introducendo incentivi economici capaci di accompagnare la transizione ecologica senza compromettere la crescita dei territori.
Per i costruttori calabresi, infatti, “la tutela ambientale non può tradursi in uno stop indiscriminato allo sviluppo urbano e infrastrutturale”. L’obiettivo, conclude Ance, deve essere quello di trovare “un approccio più equilibrato e proporzionale” capace di coniugare sostenibilità, sviluppo economico e programmazione del territorio.
