Un’operazione dei carabinieri coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari ha portato all’esecuzione di 13 misure cautelari a Conversano, nel Barese, nei confronti di soggetti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, detenzione illegale di armi ed estorsione.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il presunto vertice del gruppo avrebbe rivendicato in una conversazione intercettata un’idea di controllo del territorio con parole emblematiche: “Il paese lo dobbiamo gestire noi”. L’intercettazione è stata acquisita dagli investigatori dell’Arma nel corso dell’attività coordinata dalla magistratura antimafia.
Il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda, Giuseppe Gatti, ha ricostruito l’evoluzione del gruppo criminale, attivo da circa un decennio nell’area a sud-est del capoluogo pugliese e nei comuni limitrofi. “Si tratta di un sodalizio che nasce con attività di spaccio su scala locale e che nel tempo ha cercato di ampliare la propria sfera d’influenza”, ha spiegato.
Nel corso degli anni, secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe progressivamente rafforzato i rapporti con altri ambienti criminali più strutturati, tentando di estendere il proprio raggio d’azione oltre il semplice traffico di droga. “Abbiamo osservato un’evoluzione verso dinamiche di controllo del territorio e interessi sempre più ampi, inclusi episodi estorsivi”, ha aggiunto Gatti.
Il magistrato ha inoltre sottolineato come il gruppo stesse cercando di consolidare una posizione di dominio locale: “Si registrava un tentativo di monopolizzare alcune piazze di spaccio, con indicazioni precise sugli acquirenti e sulla gestione del mercato”. In alcune intercettazioni, infatti, emergerebbe la volontà di imporre forniture esclusive di stupefacente.
Ulteriori dettagli sono stati forniti dal sostituto procuratore Fabio Buquicchio, che ha ricondotto la nascita dell’attuale assetto criminale a un episodio risalente all’agosto 2013. “In quel periodo sul territorio erano presenti due gruppi contrapposti, già noti alla popolazione locale”, ha ricordato.
“Dopo quell’episodio violento si è affermato il gruppo oggi colpito dalle misure cautelari, che ha progressivamente assunto il controllo dell’area”, ha spiegato il magistrato, evidenziando anche la struttura interna dell’organizzazione. “Si tratta di un sodalizio con forte impronta familiare, in cui la fiducia è riservata principalmente ai parenti più stretti”, ha concluso, descrivendo un modello organizzativo radicato su legami di sangue e rapporti di fiducia diretta.
