Una giornata densa di contenuti, partecipazione e riflessione ha riunito a Palmi le fraternità della zona sud della Calabria dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia – Fraternità Regionale della Calabria “San Daniele e Compagni Martiri”, impegnate in un percorso formativo sul tema “Presenza attiva nella Chiesa e nel mondo del francescano secolare”.
Un incontro che ha saputo intrecciare dimensione spirituale, formazione e vita concreta, offrendo ai partecipanti non solo spunti teologici, ma anche strumenti operativi per vivere con maggiore consapevolezza la propria vocazione nel mondo.
Ad aprire i lavori è stata la meditazione biblica di fra Ugo Maria Brogno OFMCap, Assistente regionale OFS, che ha guidato i presenti nella lettura dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), proponendo una riflessione strutturata attorno al concetto di grazia, indicato come chiave interpretativa dell’intero brano.
«La parola decisiva è grazia», ha sottolineato, soffermandosi sul saluto dell’angelo: “Rallegrati, piena di grazia”. Un’espressione che, ha spiegato, non è un semplice titolo, ma una definizione identitaria: Maria è riconosciuta per ciò che è, una creatura completamente ricolmata della presenza di Dio.
Fra Ugo ha sviluppato una riflessione teologica articolata, distinguendo tra Dio, fonte attiva della grazia, e Maria, che la accoglie pienamente. «Dio non solo dona la grazia, ma è grazia», ha evidenziato, mentre Maria ne diventa «icona vivente», colei che la riceve e la custodisce. In questo dinamismo si inserisce Cristo, mediatore, «pieno di grazia e di verità», che unisce dono e accoglienza.
Il concetto di grazia è stato ulteriormente approfondito come favore, bellezza, predilezione divina. «Maria è bella perché è amata da Dio», ha affermato, richiamando la tradizione liturgica del Tota pulchra es. Una bellezza che coincide con la santità e che diventa modello per la Chiesa.
Da qui il passaggio al servizio, cuore della vocazione cristiana. L’“Eccomi” di Maria è stato presentato come momento decisivo: la grazia ricevuta diventa azione. «Maria non resta nella contemplazione – ha osservato – ma si mette in cammino». Il servizio, dunque, non è un’aggiunta, ma la forma concreta della fede.
«Servizio non significa potere», ha ribadito con forza, richiamando il gesto evangelico della lavanda dei piedi. Il “servo inutile” non è colui che non vale, ma chi non cerca il proprio interesse. Un’affermazione che ha toccato direttamente la vita delle fraternità, invitando a una verifica profonda sul senso dell’appartenenza e del servizio.
Il riferimento a don Tonino Bello ha reso ancora più concreta questa prospettiva: una Chiesa che si cinge il grembiule, che serve senza aspettarsi nulla, che vive la propria missione nella gratuità.
A seguire, l’intervento di Antonio Ligato, Consigliere regionale OFS e Delegato per le Comunicazioni e la Liturgia, ha spostato l’attenzione sul piano operativo, affrontando il tema della presenza attiva dei francescani secolari nella Chiesa e nel mondo.
Ligato ha chiarito come il tema nasca da un’esigenza concreta emersa nel cammino delle fraternità: comprendere cosa significhi oggi vivere la secolarità. «Siamo chiamati a vivere il Vangelo nel mondo», ha spiegato, sottolineando che la vocazione del francescano secolare non si colloca fuori dalla realtà, ma dentro la vita quotidiana.
Il riferimento all’articolo 17 delle Costituzioni Generali ha fornito il quadro normativo: essere presenti nella Chiesa e nella società per annunciare il Vangelo e servire l’umanità, con particolare attenzione ai più fragili.
Ligato ha articolato questa missione in quattro direttrici fondamentali: testimonianza, apostolato, preparazione e servizio.
La testimonianza personale, ha spiegato, passa dalla coerenza tra fede e vita: «Le persone credono più a ciò che vedono che a ciò che ascoltano». L’apostolato si realizza negli ambienti ordinari: famiglia, lavoro, relazioni. Non serve andare lontano: la missione inizia da ciò che si vive ogni giorno.
La preparazione è stata indicata come un processo continuo: le fraternità devono offrire percorsi formativi, momenti di crescita, occasioni di approfondimento. La fede, ha sottolineato, ha bisogno di essere nutrita e compresa.
Il servizio, infine, è la dimensione concreta della carità: attenzione ai poveri, agli anziani, agli emarginati, ma anche disponibilità nella vita comunitaria. «La presenza è un atto di amore», ha affermato, invitando a riscoprire il valore dei gesti semplici.
Non è mancato un richiamo critico: il rischio di chiudersi nelle proprie realtà. «Non possiamo chiuderci a riccio», ha detto, sollecitando una maggiore collaborazione con gli altri gruppi ecclesiali e una partecipazione più attiva alla vita della comunità.
Nel pomeriggio, l’intervento di Enzo Sofia, Consigliere regionale OFS, ha affrontato il tema della visita fraterna, restituendone una lettura ampia e concreta.
«La prima cosa che emerge è il dovere di rendersi vicini», ha affermato, chiarendo che la visita non è un controllo, ma un servizio di accompagnamento. Accanto alla vicinanza, però, esiste anche la responsabilità della correzione fraterna, necessaria per custodire la fedeltà al carisma.
Sofia ha evidenziato come la visita fraterna aiuti a superare una visione limitata della fraternità, aprendo a una dimensione più ampia: zonale, regionale, nazionale. Un passaggio fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza.
Entrando nel concreto, ha illustrato le finalità della visita: sostenere la fraternità, verificare il cammino, promuovere l’unità, favorire la crescita. Ha sottolineato l’importanza di affrontare con sincerità le difficoltà: «È importante esternare i problemi», perché solo nella verità è possibile migliorare.
La visita prevede momenti specifici: il confronto con il consiglio, eventuali colloqui personali, la verifica dei registri e delle attività. Anche gli aspetti organizzativi, ha chiarito, sono al servizio del carisma e non fine a se stessi.
«È un momento di grazia», ha concluso, che richiede impegno da parte di tutti: visitatori e fraternità.
A chiudere il percorso, la meditazione pomeridiana di fra Ugo sulla Visitazione (Lc 1,39-45) ha offerto una sintesi efficace tra fede e servizio. Maria, che «si alza e va in fretta», è stata proposta come modello di una fede che si traduce in azione.
Non una fede intimistica, ma una fede che si mette in cammino, che riconosce i bisogni, che si fa prossimità. L’incontro con Elisabetta è stato letto come luogo in cui Dio si manifesta nella quotidianità: nella relazione, nell’aiuto reciproco, nella gioia condivisa.
Da qui il collegamento con la visita pastorale, presentata come momento privilegiato di comunione con il Primo Ordine e come garanzia di fedeltà alla Regola e al carisma. Centrale il ruolo dell’assistente spirituale, chiamato ad accompagnare la fraternità e a sostenerne il cammino.
La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica, sintesi di un percorso che ha restituito una consapevolezza chiara: la presenza del francescano secolare nella Chiesa e nel mondo nasce dalla grazia, si nutre di formazione e fraternità, e si compie nel servizio quotidiano.
