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Primavera della Bellezza 2026, gran finale tra arte, gusto e scienza

Si è conclusa ieri, 24 aprile, la Primavera della Bellezza AIParC 2026, una kermesse che dall’11 al 24 aprile ha animato il Castello Aragonese e altri luoghi simbolo della città con un programma fitto e articolato: mostre permanenti, simposi, convegni, concerti, teatro, conferenze e iniziative culturali offerte gratuitamente alla cittadinanza.

Il bilancio è significativo: oltre 5mila presenze registrate solo al Castello Aragonese, a conferma di un interesse crescente verso una manifestazione che ha saputo coniugare arte, memoria, identità e partecipazione collettiva.

Il gran finale si è svolto nella Sala Pluriuso del III livello con il convegno “Pasticceria: non solo arte e gioia dei sensi ma scienza”, curato da Conpait e dal presidente nazionale Angelo Musolino, culminato con una degustazione conclusiva.

La pasticceria tra arte, gusto e scienza

Protagonista dell’evento conclusivo è stata la pasticceria intesa non solo come espressione estetica e sensoriale, ma come disciplina complessa in cui si intrecciano tecnica, nutrizione e conoscenza scientifica.

Angelo Musolino ha sottolineato come dietro ogni dolce vi sia un equilibrio preciso: «Quando parliamo di pasticceria parliamo certamente di arte e di gusto, cioè di ciò che percepiamo con gli occhi e con il palato, ma non si può ignorare la componente scientifica. La riuscita di un prodotto dipende da reazioni, combinazioni e processi che, se non governati correttamente, compromettono il risultato finale».

Il presidente Conpait ha poi approfondito il tema della salute e dell’evoluzione del settore: «Oggi il pasticcere deve confrontarsi anche con esigenze nutrizionali e con le intolleranze. Ridurre gli zuccheri, scegliere farine locali o con meno glutine significa ampliare l’accesso al consumo, senza rinunciare alla qualità. È un cambiamento necessario».

Non è mancato un passaggio sul futuro della professione: «Il rischio è quello di una progressiva perdita del mestiere artigianale per mancanza di ricambio generazionale. Per questo investiamo sulla formazione dei giovani, che sono più pronti al cambiamento e anche all’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale».

Infine, un riferimento alla tutela dell’artigianalità: «Recentemente è stato chiarito che solo chi possiede determinati requisiti può definire un prodotto “artigianale”. Parallelamente stiamo lavorando a una revisione del disciplinare del panettone, per eliminare ingredienti come conservanti e additivi dannosi, mantenendo la tradizione ma con attenzione alla salute».

I maestri pasticceri e i segreti del mestiere

Accanto a Musolino, erano presenti i maestri pasticceri della Conpait: Sebastiano Micò (Seby), Lillo Giordano, Davide De Stefano e Nicola Musolino.

Durante l’incontro sono stati affrontati diversi aspetti tecnici. Musolino ha illustrato le basi del pan di Spagna, soffermandosi su uova, farine, proteine e percentuali. Davide De Stefano ha analizzato l’evoluzione del gelato dagli anni ’70-’80 a oggi, evidenziando la riduzione degli zuccheri grazie alle moderne tecnologie. Nicola Musolino ha approfondito il tema del cioccolato, dalle temperature di lavorazione alle tipologie. Sebastiano Micò ha spiegato l’importanza della lievitazione naturale e dei tempi di lavorazione, sottolineando il valore del lavoro artigianale. Lello Giordano, infine, con oltre 50 anni di attività, ha concluso parlando dei dolci della tradizione, come i piparelli.

Tutti i maestri hanno dialogato con il pubblico, rispondendo a domande e condividendo conoscenze, in un clima di apertura e divulgazione.

Timpano: “La dolceria come sintesi finale della bellezza”

Il presidente AIParC nazionale, Salvatore Timpano, ha offerto una lettura simbolica del finale: «Chiudiamo con la dolceria perché il dolce è il fine pasto. Il “pasto” è stato questo percorso di quattordici giorni fatto di arte, musica, cultura e valori. La dolceria rappresenta la sintesi finale di tutto ciò che abbiamo vissuto».

Timpano ha evidenziato il legame tra pasticceria e scienza: «È forse la disciplina gastronomica più vicina alla medicina e alla farmacologia. Ogni ingrediente, ogni fase di lavorazione ha una funzione precisa e produce reazioni che devono essere conosciute».

Ma anche un forte richiamo alla tradizione identitaria: «Rischiamo di perdere un patrimonio dolciario straordinario, sostituito da prodotti standardizzati. Invece abbiamo radici che affondano nella Magna Grecia e che meritano di essere valorizzate sulle nostre tavole».

Un evento gratuito e un investimento sui giovani

Tra gli elementi qualificanti dell’edizione 2026, Timpano ha ribadito il valore pubblico della manifestazione: «Abbiamo voluto offrire tutto gratuitamente, come un dono alla comunità. La cultura deve essere accessibile a tutti, senza barriere».

Particolare attenzione è stata riservata ai giovani: 42 attestati saranno conferiti agli studenti del liceo artistico coinvolti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro; gli studenti del liceo classico hanno partecipato ai simposi culturali; il Corrado Alvaro Day, pur esterno al programma ufficiale, ha coinvolto circa 500 studenti, con 30 proposte progettuali sul tema dell’identità territoriale in chiave europea.

«Se la bellezza non è trasmessa alle nuove generazioni, perde il suo significato», ha osservato ancora Timpano.

Il bilancio dell’edizione e le prospettive future

La Primavera della Bellezza 2026 si chiude con un bilancio positivo, sia in termini di partecipazione che di qualità dell’offerta culturale.

Tuttavia, resta aperta la sfida della istituzionalizzazione dell’evento: «Abbiamo ricevuto attestazioni di stima, ma non ancora un sostegno strutturale che possa consentire – ha evidenziato il presidente Timpano – una programmazione anticipata e una crescita ulteriore».

Tra le prospettive future: la già annunciata creazione di un comitato tecnico-scientifico per garantire continuità e qualità; l’estensione dell’evento all’intera area metropolitana; il rafforzamento del Castello come “focolaio centrale” della manifestazione.

Un sipario che si chiude, una bellezza che continua

La Primavera della Bellezza si congeda lasciando un segno concreto: la dimostrazione che cultura, arte e partecipazione possono essere strumenti di coesione e crescita.

Un epilogo “in dolcezza”, ma anche un punto di partenza e con il pensiero proiettato alla prossima edizione. Perché la bellezza non si esaurisce con la fine di un evento: continua a vivere nei luoghi, nelle persone e nelle prospettive che ha saputo generare.

 

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