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“La casa di Nemo” a Catanzaro confronto operativo sugli spazi neutri: al centro la tutela dei minori nei contesti familiari complessi

Un momento di confronto concreto, tecnico e operativo su uno dei nodi più delicati del sistema di tutela: la protezione dei minori nei contesti di conflittualità familiare e violenza. È questo il cuore del seminario di studi dedicato al progetto “La Casa di Nemo”, promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà Ets e ospitato nei giorni scorsi al Centro polivalente per i giovani di Catanzaro.

Al centro dei lavori, il ruolo dello spazio neutro e degli incontri protetti come strumenti fondamentali per garantire il diritto dei minori a relazioni sane, anche nei contesti più complessi. Un approccio che supera la dimensione puramente logistica per configurarsi come dispositivo relazionale, metodologico e multidisciplinare, capace di tenere insieme tutela, osservazione e accompagnamento.

Ad aprire il seminario i saluti istituzionali di Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà Ets, Sonia Bruzzese, presidente del CROAS Calabria (rappresentata dalla consigliera Caterina Rizzuto), Diana Clericò, assistente sociale del Comune di Catanzaro, e Francesca Ferrigno, referente territoriale CISMAI.

«La nostra, purtroppo, non è una società a misura di bambino – ha sottolineato Isolina Mantelli –. Lo vediamo ogni giorno, nei contesti di guerra ma anche nei conflitti familiari, dove spesso i più piccoli finiscono per essere le vittime silenziose. Il nostro lavoro è stare dalla parte dei bambini, offrendo loro uno spazio protetto e sereno. Questi strumenti funzionano, perché consentono di osservare le relazioni in un contesto neutrale e di attivare percorsi di cambiamento».

Un tema, quello della diffusione degli spazi neutri, ancora critico in Calabria. «Siamo in ritardo – ha evidenziato Caterina Rizzuto –. La presenza di questi servizi è ancora disomogenea e spesso affidata all’iniziativa di singoli territori o del terzo settore. Eppure, si tratta di strumenti fondamentali che dovrebbero diventare livelli essenziali delle prestazioni sociali».

Dal punto di vista operativo, il seminario ha approfondito l’esperienza concreta della Casa di Nemo, attraverso gli interventi di Luigia Barone, Concetta Astorino e Alfredo Avellone. «Lo spazio neutro esiste da tempo sulla carta – ha spiegato Barone – ma nella pratica mancavano luoghi adeguati. La Casa di Nemo nasce proprio per colmare questo vuoto, con un impianto metodologico rigoroso e in linea con le linee guida nazionali. Il nostro obiettivo è ampliare la rete e rendere questo servizio sempre più accessibile».

Fondamentale anche il punto di vista dei servizi sociali. «Per anni abbiamo lavorato con spazi limitati – ha ricordato Diana Clericò – a fronte di una domanda crescente. Oggi realtà come la Casa di Nemo rappresentano un supporto decisivo. Gli spazi neutri sono essenziali soprattutto nei casi di alta conflittualità, perché consentono di tutelare i minori e ricostruire, dove possibile, le relazioni familiari».

Il seminario si è arricchito del contributo di esperienze provenienti da altri territori. «In Puglia sono stati compiuti passi importanti, ma resta ancora molto da fare», ha sottolineato la psicologa e psicoterapeuta Rosa Campese, evidenziando il valore dello scambio tra modelli operativi diversi.

Un approccio condiviso anche da Riccardo Armando Mariani, che ha ribadito come «lo spazio neutro non sia semplicemente un luogo fisico, ma un perimetro relazionale che richiede una struttura metodologica chiara per poter ricostruire legami fragili».

A chiudere il quadro, il contributo di Paolo Di Mattia, responsabile dello Spazio Neutro di Prato e giudice onorario minorile, che ha posto l’attenzione su una delle sfide più complesse: «la gestione degli incontri protetti nei contesti di violenza domestica», ambito in cui lo spazio neutro diventa presidio fondamentale di sicurezza e tutela.

Presenti ai lavori anche la psicologa e psicoterapeuta Francesca Spadafora e la referente CISMAI Francesca Ferrigno, che hanno contribuito al confronto con ulteriori elementi di analisi e riflessione.

Il seminario ha rappresentato così non solo un momento di approfondimento teorico, ma soprattutto un’occasione di confronto operativo tra professionisti, istituzioni e terzo settore, con l’obiettivo di rafforzare una rete territoriale capace di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni dei minori e delle famiglie.

Al centro resta una convinzione condivisa: la tutela dell’infanzia non può essere delegata, ma richiede responsabilità collettiva, competenze integrate e strumenti adeguati. E lo spazio neutro, in questo percorso, si conferma un presidio indispensabile.

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