di Paolo Ficara – Chi ritiene sia un semplice racconto sportivo, non sa cosa si può potenzialmente perdere. “Otto Infinito”, lo spettacolo ideato da Federico Buffa per celebrare la vita del personaggio Kobe Bryant, va molto al di là delle risapute imprese cestistiche con la divisa dei Los Angeles Lakers. Ed offre uno spaccato del vissuto di Kobe da bambino. In Italia, al seguito del padre Joe.
E dunque, anche a Reggio Calabria. Dove nella stagione 1986-87 in Serie A2, Joe Bryant giocava nella Viola assieme a gente del calibro di Donato Avenia e Kim Hughes. Mentre Kobe Bryant iniziava a formarsi, come cestista all’età di 8 anni, nelle giovanili neroarancio.
Il 2 aprile al teatro Cilea di Reggio Calabria, Federico Buffa porterà in scena uno spettacolo denso di curiosità: “Non ho elaborato bene il lutto. Ero negli Stati Uniti, ricevo un messaggio da Federico Ferri direttore di Sky Sport, mi scrive che Kobe Bryant è morto. Faccio vedere il cellulare al mio vicino di posto, eravamo in un cinema americano. Lui esce, va a controllare, torna e non dice niente. Vuol dire che è vero. Per due giorni, nè lui nè io abbiamo detto una parola”.
Poi l’idea di mettere su una rappresentazione teatrale: “Qualche tempo dopo, circa quattro anni dopo, ero ad un altro festival. Il film era molto forte, raccontava delle fosse comuni di Srebrenica. Argomento grave, faticoso, anche un po’ ossessivo. Sostituisce alle parole, dei suoni molto evocativi – spiega il grande narratore di Sky Sport – Chiamo il maestro Nidi, chiedendogli se si può realizzare una storia come quella. Affidandoci all’evocatività del suono. Mi dice che ci possiamo provare. Esco da quel film. Prendo un tovagliolino in un bar. E comincio a buttare giù dei punti, su carriera e vita di Kobe. Di fatto, lo spettacolo è ancora attorno al tovagliolino. Io ovviamente do là narrazione, ma la parte più bella è quella musicale”.
Tantissime le curiosità che Buffa racconterà, in due ore di intenso spettacolo. Come quella sul rapporto tra Kobe Bryant e tale Suor Leonarda, a Reggio Emilia: “Questa è una cosa che Kobe non ha mai raccontato. Lui ha 11 anni, quando è sotto i talloni di Suor Leonarda a Reggio Emilia. Va in prima media, i genitori lo hanno iscritto ad una scuola cattolica. Christopher Ward, altro afro-americano, è in mensa con lui. Ha messo questo episodio nel proprio libro su Kobe. Suor Leonarda aveva pulito la sala mensa col mocio. A Kobe cade la forchetta sporca di sugo per terra, e la suora glielo spalma per 20 secondi sulla faccia”.
Kobe Bryant aveva 8 anni, quando il padre Joe giocava nella Viola: “La tappa di Reggio Calabria è fondamentale. Qui, indossa per la prima volta il numero 8. Come se sapesse che sarà il suo numero. In una partita, fa 63 punti. Lo racconterò solo a Reggio Calabria, non nelle altre città. Come certi rapporti curiosi. Ryan, figlio di Kim Hughes, giocava assieme a Kobe in squadra – svela Federico Buffa al Dispaccio – E i rapporti non sono semplici. Al pari del padre in prima squadra, nemmeno il figlio passa la palla”.
Infine, a Federico Buffa chiediamo con quale stato d’animo la gente sta uscendo dai teatri in cui Otto Infinito è stato già portato in scena: “Più che uno spettacolo teatrale, è una messa cantata. Nel senso che tutti i presenti conoscono la storia, non è che gliela devi raccontare. Sarà una celebrazione per poterlo ricordare. Ognuno mette il proprio stato d’animo. Io non lo dichiaro mai morto. Difficile rimanere insensibili“.
