Un dialogo vivo, autentico, necessario. È quello che si è svolto al Muzé, spazio di confronto e riflessione sulla cultura arbëreshe, in occasione dell’incontro con Lucia Maria Brunetti, attivista culturale e consigliera delegata alla cultura del Comune di Plataci.
L’incontro ha favorito la conoscenza e l’incontro tra “Arbërie”geograficamente lontane ma profondamente connesse: da un lato quella del Parco Nazionale del Pollino, dall’altro le comunità arbëreshe del Crotonese. Territori diversi, storie parallele, una stessa radice che continua a interrogare il presente e a costruire futuro. Un confronto che ha messo al centro il valore delle relazioni, dello scambio e della collaborazione tra comunità che condividono identità, sfide e visioni.
Nel corso del dialogo è emersa con forza l’urgenza di costruire connessioni stabili tra le realtà arbëreshe della Calabria, superando frammentazioni e isolamento. Si è discusso di visioni culturali condivise, tutela della lingua e del patrimonio immateriale, ma anche di nuove progettualità capaci di mettere in comunicazione istituzioni, associazioni e cittadini, valorizzando le specificità territoriali senza perdere una visione comune.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle nuove generazioni: come coinvolgerle, come rendere lingua e cultura strumenti vivi e quotidiani, e non solo memoria. Il confronto tra le esperienze del Pollino e del Crotonese ha mostrato pratiche differenti ma complementari, aprendo a possibili scambi, percorsi educativi e iniziative interterritoriali.
Accanto a Lucia Brunetti hanno preso parte all’incontro Alessandro Frontera, Rosanna Panebianco, Salvatore BonanNo, Raffaella Bossio ed Ettore Bonanno, contribuendo con sguardi ed esperienze che intrecciano cammino, ricerca, narrazione, attivismo e comunicazione.
Il Muzé si conferma così spazio di relazione e laboratorio di idee, capace di accorciare le distanze e rimettere in dialogo le comunità. Un luogo dove le Arbërie si riconoscono e si raccontano, immaginando insieme nuove traiettorie. Perché il futuro dell’Arbëria passa anche – e soprattutto – da momenti come questi: ascolto, confronto e cammino condiviso.
