“Quelllo a cui stiamo assistendo nelle ultime ore all’interno del Partito Democratico di Lamezia Terme non è politica: è l’epilogo di una gestione miope che ha confuso il confronto democratico con la sottomissione. La sospensione inflitta a Gennarino Masi, esponente storico e pilastro della nostra comunità di sinistra, non è una misura disciplinare, ma una vera e propria “spedizione punitiva” orchestrata per colpire il dissenso e silenziare chi, con coerenza, richiama il partito ai suoi doveri verso la base ed ai valori culturali della sinistra. Il Partito è senza bussola. È paradossale che un partito che porta il nome “Democratico” e che dovrebbe fare dei valori della sinistra (pluralismo, ascolto e libertà di espressione) il proprio vessillo, si riduca a utilizzare metodi da tribunale “kafkiano” inquisitorio. Mettere Masi alla gogna significa calpestare la storia di chi ha dato tutto per questa sigla, solo perché non allineato ai “diktat” di pochi “detentori” sottomessi del partito locale, avallati incomprensibilmente dai vertici regionali che sopravvivono nelle divisioni locali. La politica non è vendetta. Un partito che sospende il dissenso rischia di perdere sé stesso. Le parole che emergono dal coro di protesta dei tesserati e dei simpatizzanti sono chiare: questa gestione manca totalmente di visione politica. Dove non arrivano le idee ed il coraggio del confronto, si usa la punizione; dove manca il carisma, si usa l’arroganza. Si sta distruggendo il PD di Lamezia per tutelare piccoli orticelli di potere, ignorando il baratro che si sta scavando tra i vertici e i cittadini. La parola passi alla base (e alle urne). Una parte dei tesserati e sostenitori crede ancora nei valori della sinistra e non resteranno a guardare mentre la loro casa politica viene rasa al suolo da inesperti e arroganti. La politica è partecipazione, non ripicca. Un avviso a chi oggi si sente intoccabile dietro un pennacchio: la resa dei conti è solo rimandata. Saranno i cittadini, alle prossime elezioni, a punire questo modo di agire irrispettoso e anti-democratico. Non si permetterà che la storia di Gennarino Masi e l’impegno di centinaia di militanti vengano cancellati da un provvedimento che sa di vendetta e nulla ha a che fare con il bene del partito e di Lamezia Terme”.
Così in una nota il PD di Lamezia Terme.
