Italia del Meridione si stringe attorno al tavolo del Sì insieme a personalità istituzionali, giuridiche ed esponenti del partito. Un momento di confronto pensato per alimentare il dibattito sul Referendum e dare priorità a un’informazione trasparente, esaustiva e orientata al cittadino, chiamato a comprendere tutte le dinamiche di una scelta ritenuta fondamentale per il futuro della giustizia.
L’incontro si è svolto presso la sala Tito del Quotidiano del Sud, moderato dal giornalista Massimo Clausi, ed è ruotato attorno alla presentazione del libro di Luca Palamara, “Il sistema colpisce ancora” (Rizzoli), scritto insieme ad Alessandro Sallusti. Un volume che affronta la necessità di un nuovo meccanismo capace di sottrarre la magistratura al vizio delle correnti e alle interferenze della politica.
Ad aprire i lavori è stata Annalisa Alfano, segretario provinciale IdM, che ha ribadito con decisione la posizione del partito.
«Italia del Meridione oggi è qui per dire fortemente sì a questa riforma, una riforma che portiamo avanti attraverso un’informazione trasparente e onesta intellettualmente. C’è chi parla di attentato alla democrazia, ma noi riteniamo che il vero attentato sia lasciare immutato un sistema che ha mostrato evidenti criticità».
Un’introduzione che ha posto l’accento sul bisogno di chiarezza, anticipando i concetti poi approfonditi dagli altri relatori e delineando il quadro di una riforma ritenuta non più rinviabile.
Nel solco di questa riflessione si è inserito anche l’intervento del segretario regionale IdM, Emilio De Bartolo.
«Italia del Meridione ha voluto fortemente questa iniziativa perché siamo in prima linea per le ragioni del sì. Lo facciamo con convinzione, collegandoci anche al libro di Palamara che ha aperto uno squarcio sull’intero sistema della magistratura italiana, portando alla luce dinamiche che non possono essere ignorate».
A sottolineare ulteriormente il tema è stato Lucio Chimento, Responsabile Federale Giustizia IdM, che ha offerto una lettura tecnica del provvedimento.
«Attraverso il libro di Palamara emerge un’analisi a 360 gradi della magistratura che ci pone davanti a problematiche evidenti. Questa riforma si propone di disinnescarle intervenendo sul processo e, soprattutto, sulla magistratura. Il punto centrale è la separazione delle carriere: non si tratta semplicemente del passaggio da una funzione all’altra, che riguarda numeri esigui, ma della necessità di percorsi culturali e formativi distinti, capaci di garantire equilibrio e imparzialità».
Un richiamo alla natura strutturale dell’intervento, che – secondo i relatori – mira a rafforzare le garanzie costituzionali e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sulla stessa linea l’intervento dell’avvocato penalista Pasquale Naccarato.
«Questa è una riforma costituzionale giusta, che introduce maggiore imparzialità e punta al miglioramento dell’intero sistema giurisdizionale. Non si può che essere favorevoli a una proposta che lavora per costruire processi più giusti e scevri da ogni tipo di corrente esterna. Sono favorevole a un dibattito serio sui contenuti, non a una politicizzazione pericolosa che distoglie l’attenzione dalle reali problematiche di un sistema che necessita di essere rifondato».
Parole che hanno preparato il terreno all’intervento di Luca Palamara, il quale ha riportato il confronto al cuore della riforma.
«La riforma nasce da una necessità e tocca due punti fondamentali: il processo e il Consiglio Superiore della Magistratura. Sul processo è evidente che il sistema non sempre ha funzionato, e ciò che non ha funzionato deve essere rivisto. Lo stesso vale per il Consiglio Superiore, che nei fatti ha dimostrato come l’autonomia e l’indipendenza non sempre siano state il frutto di un percorso trasparente, ma talvolta influenzate da correnti che hanno creato una falla nel sistema. Il 22 e il 23 marzo i cittadini saranno chiamati a un voto decisivo: non è una riforma che crea dipendenza politica della magistratura, ma una riforma che vuole consegnare al Paese una magistratura moderna e concretamente imparziale».
A chiudere il panel degli interventi il consigliere regionale Orlandino Greco, che ha ribadito l’importanza di un confronto aperto e fondato sui contenuti, sottolineando la centralità del ruolo dei cittadini in una scelta che incide direttamente sull’assetto della giustizia italiana.
«Questa riforma è fondamentale non per ricostruire, ma per dare maggiore efficienza e maggiore imparzialità a una magistratura che, innegabilmente, nel corso degli anni è stata attraversata da correnti di potere che ne hanno condizionato l’equilibrio interno. Non possiamo far finta che certe dinamiche non siano esistite: è proprio dalla consapevolezza delle criticità che nasce la necessità di intervenire con responsabilità.
Il ragionamento è intrinseco alla politica, perché quando si confrontano due valori essenziali come giustizia e libertà, non si può restare fermi. È fondamentale agire con efficacia, offrendo strumenti che garantiscano autonomia reale e imparzialità concreta. Il nostro compito è far comprendere ai cittadini che questa riforma non è contro qualcuno, ma è a favore di un sistema più moderno, più equilibrato e più vicino ai principi costituzionali»
Un incontro che ha rappresentato, nelle intenzioni degli organizzatori, non solo un momento di approfondimento politico, ma anche un’occasione di confronto civile su una riforma destinata a incidere in modo significativo sugli equilibri istituzionali del Paese.
