A oltre dieci anni dalla scomparsa di Maria Chindamo, la Procura della Repubblica di Catanzaro, attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia, torna a esaminare alcuni dei reperti acquisiti nel corso delle indagini. L’obiettivo è verificare la presenza di eventuali tracce biologiche, procedere all’estrapolazione del Dna e confrontarlo con i profili già presenti nel fascicolo dell’inchiesta. In alcuni casi potranno essere eseguiti anche accertamenti di natura dattiloscopica.
È quanto emerge dall’avviso di accertamenti tecnici non ripetibili firmato dal sostituto procuratore distrettuale Annamaria Frustaci e datato 26 agosto 2026. L’atto riguarda un procedimento nel quale risultano sottoposte a indagine otto persone e nel quale, secondo la contestazione provvisoria riportata nel documento, si procede per i reati connessi alla morte di Maria Chindamo, alla distruzione e all’occultamento del suo cadavere.
La donna, nata a Taurianova il 7 giugno 1974, scomparve il 6 maggio 2016 a Limbadi. Proprio a quella data e a quel territorio fa riferimento il capo d’imputazione riportato nell’atto della Dda di Catanzaro.
Nel procedimento sono indicati Giovanni Capone, Vincenzo Arceri, Francesco Arceri, Tommaso Biondo, Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Laurenthiu Georghe Nicolae.
L’accusa, così come formulata nell’avviso, ipotizza una condotta concorsuale finalizzata a cagionare la morte di Maria Chindamo e successivamente a distruggerne e occultarne il cadavere. La Procura contesta inoltre la premeditazione, sostenendo che l’agguato sarebbe stato pianificato e portato a compimento, e l’aggravante prevista dall’articolo 416 bis.1 del codice penale, ritenendo il delitto funzionale all’agevolazione dell’attività della cosca Mancuso.
Un secondo capo riguarda specificamente la distruzione e l’occultamento del cadavere. Anche in questo caso, l’atto indica come contestata l’aggravante legata alla finalità di agevolare l’attività della cosca Mancuso.
Si tratta, è bene precisarlo, di contestazioni formulate nella fase delle indagini e non di responsabilità definitivamente accertate.
Uno dei reperti sui quali la Procura intende concentrare l’attività investigativa è una fresa agricola, indicata nell’atto come reperto B. Si tratta di un mezzo agricolo del tipo zappatrice, modello U 155C, matricola 039530894.
Secondo quanto riportato nel documento, già durante l’ispezione effettuata nell’area nella quale il mezzo era stato sequestrato, la fresa aveva suscitato un forte interesse e una segnalazione da parte dei cani dell’unità cinofila.
Le successive attività tecniche avevano consentito di individuare diversi reperti.
Sul terriccio aderente a uno dei bulloni della lama fresante era stata rilevata una traccia di sostanza ematica umana, risultata chemioluminescente al luminol e positiva ai test utilizzati per verificare la natura ematica e la specie. La traccia è indicata come reperto B1. Nella stessa area era stato prelevato anche un campione di terra, mentre dalla lama fresante erano stati repertati due dadi con i relativi bulloni di ancoraggio.
Un’ulteriore traccia di presunta sostanza ematica umana, anch’essa risultata positiva agli accertamenti preliminari, era stata individuata sulla superficie di uno dei dadi di ancoraggio della lama fresante. Si tratta del reperto B2, accompagnato anche in questo caso da un campione di terreno.
Particolare attenzione viene inoltre riservata al reperto B3: due larve di insetti, rinvenute all’interno di una zolla di terreno rimasta aderente a una delle lame fresanti.
Infine, sul terriccio aderente a uno dei bulloni della fresa era stata individuata un’altra traccia di sostanza ematica umana, classificata come reperto B4, con caratteristiche analoghe a quelle delle precedenti.
Adesso la Procura dispone ulteriori accertamenti per stabilire se da queste tracce sia possibile ricavare materiale genetico utile alle indagini.
Nel mirino degli investigatori c’è anche un Mitsubishi Pajero, targato TO31304L, intestato a Vincenzo Arceri, nato a Laureana di Borrello il 4 agosto 1946.
Anche all’interno del veicolo erano state individuate tracce riconducibili, in via preliminare, a sostanza ematica.
Il reperto A1 riguarda una traccia rilevata sullo schienale del sedile anteriore sinistro. La sostanza è risultata chemioluminescente al luminol e positiva al test di genere utilizzato per l’individuazione di materiale ematico.
Una seconda traccia, indicata come A2, è stata individuata sullo schienale del sedile anteriore destro.
La terza, denominata A3, è stata invece rilevata nella parte inferiore dell’autovettura, in una zona del pianale nella quale sono presenti i fori dei condotti.
Anche su queste tracce saranno eseguiti ulteriori accertamenti biologici, con la possibilità di procedere all’estrapolazione del Dna e alla successiva comparazione con i campioni già presenti agli atti.
Tra i reperti sui quali la Dda ha disposto nuove verifiche figurano anche un paio di scarpe da ginnastica Legea, indicate nell’atto come reperto H1.
Le calzature, secondo quanto riportato nel documento, presentavano nella parte superiore, all’altezza dei lacci, vistose tracce ematiche. Il sequestro era stato eseguito presso un’abitazione rurale collocata su un terreno di proprietà di Maria Chindamo.
In quella struttura, secondo l’atto, risultava domiciliato Sasho Emilov Dimitrov.
Un primo esame eseguito nell’immediatezza del sequestro aveva evidenziato sulle scarpe la presenza di sostanza ematica umana, risultata positiva al test presuntivo Combur 3 Test.
Ora quelle calzature saranno nuovamente sottoposte ad accertamenti tecnici.
Un altro passaggio particolarmente significativo dell’atto riguarda due mozziconi di sigaretta, già repertati sulla scena del crimine il 6 maggio 2016 e identificati come reperti 21 e 22.
I mozziconi erano già stati sottoposti ad analisi finalizzate all’estrapolazione del Dna. Nel documento viene richiamata una comunicazione del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina dell’11 giugno 2026, secondo la quale, a seguito di una specifica comparazione con i campioni presenti agli atti, il profilo genetico era risultato riferibile a Sasho Emilov Dimitrov.
La nuova attività richiesta dalla Procura non riguarda quindi l’identificazione genetica già effettuata, ma la ricerca di eventuali tracce ematiche sui due mozziconi.
È un elemento che, nell’ambito della nuova tornata di accertamenti, potrebbe contribuire a fornire ulteriori informazioni sul materiale già acquisito dagli investigatori all’epoca della scomparsa.
L’elenco degli oggetti da sottoporre agli accertamenti comprende anche la Dacia Duster di proprietà di Maria Chindamo, che risulta ancora sottoposta a sequestro e sulla quale la Procura ritiene necessario eseguire ulteriori verifiche mirate.
Tra i reperti figura inoltre una cintura da donna in cuoio nero, spezzata in due parti. La cintura era stata rinvenuta il primo giugno 2016 durante le operazioni di ricerca e scavo effettuate presso l’azienda di proprietà di Vincenzo Arceri.
Infine, gli investigatori esamineranno una Fiat Cinquecento nera, targata AE367AJ, con telaio indicato nell’atto come ZFA17000000482678. L’automobile è intestata a Gregorio Ozimo ed era nella disponibilità di Giovanni Capone. Il veicolo è stato sequestrato il 17 dicembre 2025.
Le operazioni sono state inizialmente fissate per il 27 e il 31 agosto, ma l’avviso precisa che quelle date sono state definitivamente rinviate. La nuova calendarizzazione prevede l’avvio degli accertamenti il 14 e il 21 settembre 2026.
Le attività cominceranno nei laboratori del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina, in via Monsignor D’Arrigo, e proseguiranno successivamente nelle date che saranno individuate dalla polizia giudiziaria incaricata, con comunicazione alle parti.
L’atto stabilisce inoltre che gli indagati e le persone offese hanno facoltà di nominare propri consulenti tecnici, che potranno assistere alle operazioni.
La nuova attività investigativa riporta dunque al centro alcuni reperti acquisiti durante le ricerche di Maria Chindamo e mai usciti definitivamente dall’orizzonte investigativo. Fresa agricola, veicoli, scarpe, cintura e mozziconi di sigaretta saranno sottoposti a nuove analisi, nella prospettiva di individuare materiale biologico eventualmente ancora utilizzabile.
La possibilità di effettuare oggi nuove comparazioni genetiche assume un rilievo particolare perché l’indagine dispone di un patrimonio di reperti raccolti in momenti diversi e perché, come emerge dall’atto della Procura, alcuni di essi avevano già fornito elementi suscettibili di ulteriori approfondimenti.
La Dda di Catanzaro punta quindi a ricostruire, attraverso gli accertamenti tecnici irripetibili, eventuali collegamenti biologici tra i reperti e i soggetti coinvolti nell’inchiesta, oltre a verificare se il materiale già repertato possa offrire nuove informazioni sulla sorte di Maria Chindamo.
A distanza di anni dalla mattina del 6 maggio 2016, quando della donna si persero le tracce a Limbadi, la vicenda resta dunque oggetto di un’attività investigativa che continua a muoversi anche sul terreno della scienza forense, nella ricerca di elementi capaci di contribuire alla ricostruzione di quanto accaduto.
