“A volte bisogna rischiar, fare altre cose. Occorre rinunziare ad alcune garanzie perché sono anche delle condizioni” - Tiziano Terzani
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Naufragio migranti Crotone: feretri ancora al Palamilone, si lavora ai rimpatri

Hanno pianto e pregato sulle bare dei loro cari per l’ultima volta, nel Palamilone trasformato in camera ardente, i superstiti ed i parenti delle vittime dei naufragio di Steccato di Cutro. I feretri resteranno nel palasport di Crotone finché non saranno avviate le procedure per il trasferimento o di tumulazione.

La decisione è stata presa dal Centro coordinamento soccorsi, che ha raccolto la disponibilità del Comune di poterle tenere nell’impianto sportivo. Nella giornata di lunedì saranno anche decise le procedure per la sepoltura ed il trasferimento all’estero delle salme. Dal punto di vista burocratico il Comune competente è quello di Cutro, nel cui territorio è avvenuta la tragedia, ma il Comune di Crotone si è reso disponibile a fare da ausilio attivando un presidio per evitare inutili spostamenti alle famiglie, già provate dal dolore, delle vittime .

Sono almeno una ventina le richieste già presentate per l’espatrio delle salme. Un numero destinato ad aumentare in considerazione del fatto che il Governo si è detto pronto a farsi carico delle spese per il trasferimento. Resta da risolvere il problema del trasferimento in Afghanistan, Paese dal quale proveniva la maggior parte delle vittime: l’instabilità politica di quel Paese, governato dai talebani, non permette normali rapporti diplomatici e di potere contare su un interlocutore per organizzare il trasferimento delle salme.

La Farnesina, attraverso Turchia e Pakistan, sta lavorando per trovare una mediazione. Dal primo pomeriggio la camera ardente è stata chiusa al pubblico per permettere alla polizia scientifica di lavorare all’identificazione dei 12 cadaveri che sono ancora senza nome. Il numero delle vittime alle quali dare un nome, peraltro, potrebbe aumentare se le ricerche che sono in corso, e che non si fermeranno almeno fino a domenica, dovessero portare al ritrovamento di altri corpi.

A condurre le ricerche sono i sommozzatori di vigili del fuoco e Guardia costiera, assistiti dalla Protezione civile regionale e dalle forze dell’ordine. Tra quanti continuano a cercare i dispersi c’è Vincenzo Luciano, il pescatore di Steccato di Cutro che è stato uno dei primi soccorritori a giungere sul posto subito dopo il naufragio. Quella notte Luciano è riuscito a salvare alcune persone, ma ha anche tirato via dal mare tanti cadaveri, tra cui quello di un bambino. “Una scena terribile – racconta il pescatore – che non mi si cancellerà mai dalla mente”

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