“Prima la guerra della Russia contro l’Ucraina e poi l’attacco americano-israeliano all’Iran, hanno definitivamente smascherato la fragilità di un sistema energetico basato sui combustibili fossili. E l’aumento del prezzo di carbone, petrolio e gas naturale (speculazioni comprese) dovrebbero finalmente convincere anche i più scettici tra i calabresi della necessità di affidare il proprio futuro alle risorse rinnovabili (vento, radiazione solare e acqua). Per non parlare poi dei cambiamenti climatici, dovuti in primo luogo alle emissioni di anidride carbonica della combustione di cui anche in Calabria si ripercuotono le già preoccupanti conseguenze in termini di siccità, danni alle coltivazioni, incendi devastanti e precipitazioni piovose estreme. Invece, dobbiamo assistere ancora a proposte contrarie a una decarbonizzazione dell’energia come la riapertura (momentanea?) di sei centrali a carbone per compensare il deficit del gas russo e, peggio ancora, “il ritorno” dell’energia nucleare che dovrebbe essere prodotta da fantomatiche centrali di quarta generazione decisamente improponibili per i costi e i tempi di costruzione, i rischi di incidenti una volta attive, lo stoccaggio delle scorie radioattive e la dipendenza dai paesi che posseggono l’uranio. Dunque, il nucleare non è rinnovabile ma solo alternativo alle fonti fossili perché se è vero che non immette molta CO2 in atmosfera, è certo che emette radiazioni, che l’attesa per averlo sarà almeno di alcuni decenni e che comporterà i rischi e i problemi prima elencati. Dobbiamo dire basta ai sensi di colpa che serpeggia anche tra la gente calabrese: il fatto che l’Italia non abbia centrali atomiche è un primato di cui andare fieri e non certo una scelta di cui pentirsi e vergognarsi.
Le rinnovabili rispetto all’energia da fossili (e dal nucleare) assicurano invece numerosi vantaggi quali l’assenza di emissioni di CO2 e inquinanti durante il loro utilizzo (per questo sono dette “fonti pulite”) e la loro inesauribilità. L’utilizzo di queste fonti non ne pregiudica la disponibilità nel futuro e sono preziosissime per creare energia riducendo l’impatto ambientale. In questo modo si tutela la natura e,
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oltretutto, si limitano i costi di produzione e distribuzione dell’energia. Ormai da tempo il costo per megawattora delle rinnovabili è più basso rispetto a quello delle fonti fossili, e infatti è sceso in pochi anni del 50%, grazie agli sviluppi tecnologici che lo hanno reso più efficiente (la quota di capacità energetica dal rinnovabile nel mondo è già triplicata). Ma i nuovi impianti hanno un costo mentre quelli tradizionali già esistenti non incidono sul costo di produzione per unità di energia. È chiaro quindi che in questa fase di transizione ecologica (Asse 3 del PNRR) è fondamentale il ruolo del governo che deve favorire la realizzazione di impianti green, l’assunzione di personale all’interno di queste strutture e la ricollocazione sul mercato del lavoro di coloro impiegati nel settore dell’energia tradizionale. E poi dovrà sganciare il prezzo dell’energia prodotta dall’eolico, dal solare e dall’idrico da quello del gas. Non si può accettare che le tariffe pagate dai consumatori di energia prodotta dalle rinnovabili aumentino quando il loro costo è sempre uguale.
Proprio nel passaggio dall’approvvigionamento energetico da fonti fossili a quelle rinnovabili, la Calabria può diventare una delle regioni leader per le sue eccezionali potenzialità nel solare termico, nel fotovoltaico, nell’eolico, e nell’idroelettrico, e dunque con risparmi per gli utenti locali, meno anidride carbonica in atmosfera e notevoli possibilità di lavoro nell’industria, nella commercializzazione e manutenzione degli impianti.
La Calabria (con la Sicilia) in Italia ha il maggiore numero di ore di assolazione annua, condizione ideale per i pannelli solari termici e per quelli fotovoltaici connessi alla rete elettrica, o con sola batteria di accumulo utili per le abitazioni in zone isolate di montagna (autoconsumo) e per apparecchiature singole. Per il futuro la nostra regione potrà essere leader anche per le centrali solari a concentrazione capaci di fornire energia in quantità molto superiori al fotovoltaico. Dunque, incrementare il solare, a patto che gli impianti di grandi dimensioni siano ubicati preferibilmente su terreni già antropizzati (anche siti urbani e industriali abbandonati) e pertanto senza ulteriore consumo di suolo.
La ventosità in Calabria è favorevole per sviluppare energia elettrica prodotta dall’eolico grazie all’utilizzo di aerogeneratori isolati (e di piccole dimensioni), o concentrati (e di grandi dimensioni) nei così detti parchi eolici on-shore (su terra) e off-shore (su acqua). I piccoli impianti eolici sono molto utili per le aree interne prive di rete elettrica e comunque, come per il fotovoltaico, possono accumulare e scambiare energia se la rete è esistente.
Parlando sempre di risorse rinnovabili vengono spesso dimenticate quelle idriche che in Calabria hanno una grande possibilità di sviluppo per le condizioni geomorfologiche e idrografiche del territorio (attualmente funzionano 54 centrali idroelettriche pari al 4,1% dell’idroelettrico nazionale). Nell’area metropolitana di Reggio si dovrebbe implementare la rete di centrali predisponendo in tempi rapidi i bacini esistenti e costruendone di nuovi. Molto interessante, soprattutto in montagna e campagna, sarebbe l’uso di impianti di piccola taglia (micro-idroelettrico), installabili in acque libere e in acquedotti, che hanno scarso impatto perché non incidono sull’utilizzo prevalente del corso d’acqua (irrigazione, usi potabili, pesca).
Si conclude questa breve riflessione esortando le forze politiche responsabili e tutta la società civile calabrese che crede davvero allo sviluppo sostenibile di battersi per l’incremento delle rinnovabili”.
Così Gerardo Pontecorvo, segretario della Federazione metropolitana di Europa Verde/AVS Reggio Calabria.
