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Reggina: sette minuti non guastano settembre

di Paolo Ficara – Il mese di settembre 2026 ci è stato parecchio simpatico, nell’immediato saremmo portati a dire che già ci manca. E di sicuro è impossibile trovarne uno migliore, nella storia ultracentenaria della Reggina. Quando si vince sempre e non si prende mai gol, meglio non si può fare. Allo stesso modo, non ci si può illudere che sia sempre settembre.

Con il mese di ottobre, la Reggina deve sicuramente migliorare il feeling. Almeno in termini di risultati.

La prestazione di una squadra zeppa di elementi reduci da scarso minutaggio, qualcuno anche da infortunio, non può e non deve sollevare dubbi o ancor peggio fantasmi. Altrimenti andiamo a tifare direttamente per la Spagna. Nemmeno per il Barcellona o il Paris Saint Germain. In Coppa Italia contro l’Igea Virtus, gli amaranto hanno (ri)scoperto gente del livello di Franchini e Porcino. Non nel Bari, non nel Catania, ma sarebbero titolari in oltre metà delle formazioni attualmente impegnate in Serie C girone C.

Nel momento in cui Michele Guida indirizza il pallone all’incrocio, dopo aver spedito a ben altro incrocio tre difendenti dell’Igea Virtus, siamo all’84’ ed a detta di tutti, la vittoria della Reggina sarebbe meritata. Un sentiment che va al di là delle notevoli occasioni, sia per numero che per oggettiva facilità, sprecate nel primo tempo.

Ovviamente non va bene ciò che è accaduto nei sette minuti finali. Quando la Reggina si è portata il nemico in casa. Consentendo a Longo di tirare due volte, segnando prima un bel gol e sorprendendo poi il 19enne Madia sul suo palo. All’ultimo istante. Pochi giorni prima, medesima sorte era toccata al Bari sul campo della Salernitana. In campionato, con punti pesanti in palio, in Serie C.

Nel nostro caso, si trattava di Coppa Italia Serie D. Con Marchionni che aveva lasciato a casa gente del calibro di Lancini, Acquadro, Toscano, Baggi e Magrassi. Con una squadra che ha viaggiato in giornata. Insomma, nei fatti – mica nelle facili chiacchiere postpartita – un non elevatissimo livello di interesse, dimostrato verso la competizione. Non c’è da mettersi le mani ai capelli, a differenza di quanto – letteralmente – visto da parte di più di un giocatore dell’Igea, tra campo e panchina, al momento del 2-2 di Longo.

Era importante – questo sì – superare mentalmente la sconfitta col Trapani. A Capaci si erano visti almeno sette titolari – forse nove – giocare sottotono, sotto ritmo, sotto e basta. Cosa assolutamente non accaduta a Barcellona Pozzo di Gotto. Al massimo, la gara ci consegna la sensazione che due degli acquisti effettuati ad agosto inoltrato, probabilmente siano stati frutto della frenesia di dover riempire alla svelta determinate caselle.

Se Giovanni Carnevali alla Juventus o Tony D’Amico alla Roma avranno sbagliato un paio di acquisti, allora riteniamo possa averlo fatto anche Giancarlo Romairone alla Reggina in Serie D. Chiamato ad operare non a maggio, né a giugno.

Sta di fatto che la prestazione di Capaci non si è ripetuta, ed è quanto più ci interessava ricavare dalla Coppa Italia di oggi. I sette minuti finali non vanno a sgretolare alcuna certezza, tra le tante costruite nel mese di settembre. Domenica arriva la Vibonese, seconda. Servirà la migliore Reggina. Il miglior Marchionni. C’è la voglia di uscire dallo stadio pensando: “siamo sempre primi”, anziché “siamo ancora primi”.

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