«Il confronto sulla riforma dell’artigianato – e in particolare sull’ipotesi di innalzare fino a 49 addetti la soglia dimensionale dell’impresa artigiana – non può essere liquidato come una questione di principio tra industria e artigianato: è una questione che attiene all’esigenza, per chi fa impresa, di operare in condizioni certe ed eque».
È quanto afferma il presidente Piccola Industria di Unindustria Calabria, Fortunato Rizzo, intervenendo sulla questione che a livello nazionale sta interessando il governo e che è attualmente al centro della discussione politica: «Il tema – prosegue – non è se un’azienda con 40 o 50 dipendenti sia o meno un’impresa moderna, ma cosa comporti estendere a quella stessa azienda un regime contributivo e contrattuale pensato per una tipologia d’impresa diversa».
Una questione che, secondo Rizzo, riguarda la Calabria più che altre regioni. L’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale certifica che il tessuto produttivo calabrese resta tra i più frammentati d’Italia: la dimensione media d’impresa è di 4,9 addetti, contro i 9,1 della media nazionale e i 6,2 del Mezzogiorno, e il 55% degli occupati lavora in aziende con meno di 10 dipendenti, contro il 29% a livello nazionale.
«Proprio perché da noi la piccola dimensione è la norma e non l’eccezione — spiega Rizzo — le regole con cui si traccia il confine tra impresa artigiana e impresa industriale hanno un peso specifico maggiore che altrove: riguardano una quota di imprese e di lavoratori più ampia della media italiana».
Rizzo richiama quindi la posizione già espressa da Confindustria nazionale in merito a un potenziale impatto sulla finanza pubblica superiore a un miliardo di euro l’anno nello scenario più esteso e fino a 1,8 milioni di lavoratori potenzialmente coinvolti da un cambiamento del contratto collettivo applicato: «Sono numeri concreti, che richiedono una risposta altrettanto circostanziata. Chiediamo che si dica con quali disposizioni si intende evitare la distorsione della concorrenza, con quali garanzie per i lavoratori e con quale impatto sulle entrate pubbliche. La competitività si costruisce con investimenti, innovazione e produttività, non con una differenza di costo legata all’inquadramento giuridico dell’impresa», conclude il presidente Piccola Industria di Unindustria Calabria.
