Rendere più seri gli esami può essere utile, ma solo se serve a restituire verità al percorso degli studenti. Ovviamente questo non significa bocciare di più ma evitare che un ragazzo arrivi alle superiori senza sapere davvero quale strada può affrontare. La scuola deve poter valutare, orientare e correggere, ma deve anche essere libera di farlo senza pressioni esterne. Altrimenti il risultato è sempre lo stesso: si porta avanti chi non ha strumenti e poi lo si perde dopo.
VALUTARE MEGLIO SIGNIFICA DARE VALORE A PERCORSO DI STUDI
A dirlo è la pedagogista Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni consulente per la crescita della prima infanzia, intervenendo nel dibattito europeo e nazionale sulla qualità dei percorsi scolastici. Da un lato la riforma francese del Brevet des Collèges, che dal 2026 attribuisce maggiore peso alle prove finali, ragionando su esami più coerenti con le competenze realmente acquisite dagli studenti; dall’altro, in Italia si registra una riduzione della dispersione scolastica. Due temi apparentemente distinti, ma legati da un punto centrale: non basta trattenere i ragazzi dentro la scuola, bisogna accompagnarli nel percorso più adatto, con valutazioni vere e orientamento consapevole.
LA SCELTA DELLE SUPERIORI NON PUÒ ESSERE UNA MODA
Uno dei nodi più sottovalutati resta l’orientamento. Molti ragazzi – dice – scelgono l’indirizzo scolastico non in base alle proprie capacità o propensioni, ma seguendo il branco, le aspettative familiari o l’immagine sociale di una scuola. Questo produce insuccesso educativo, frustrazione e, nei casi più fragili, abbandono.
IL SEI SULLA FIDUCIA NON È MERITOCRAZIA, È RINUNCIA EDUCATIVA
Con l’attuale sistema scolastico – aggiunge – stiamo esponendo i nostri ragazzi e le nuove generazione al rischio di promozioni che non corrispondono a competenze reali. Portare avanti uno studente, magari dandogli il cosiddetto sei politico, senza intervenire sulle lacune significa spostare il problema. Anche perché il collasso educativo si manifesta dopo quando il ragazzo non riesce più a sostenere il percorso scelto, abbandonando di conseguenza gli studi.
LA SCUOLA VALUTI SENZA ESSERE OSTAGGIO DELLE PRESSIONI
Il punto centrale, per la pedagogista, è restituire autorevolezza alla funzione valutativa. La scuola ha strumenti, professionalità e competenze, ma spesso non ha sufficiente tutela nell’applicarle fino in fondo. Famiglie, aspettative e conflitti rischiano di condizionare decisioni che dovrebbero restare pedagogiche e didattiche.
RENZO: LA DISPERSIONE NASCE ANCHE DA SCELTE SCOLASTICHE SBAGLIATE
La dispersione scolastica non dipende solo dalla povertà educativa o dalla mancanza di servizi. Può nascere anche da un percorso costruito male, da un orientamento debole, da competenze non consolidate e da una scuola che non è stata messa nelle condizioni di dire per tempo la verità educativa necessaria. Ecco perché la scuola – conclude Teresa Pia Renzo – non deve illudere gli studenti, ma accompagnarli nel percorso più adatto. Valutare bene significa proteggere il futuro dei ragazzi.
