“In questi giorni si sta tentando di spostare il dibattito su un terreno che nulla ha a che vedere con il merito delle questioni affrontate in Consiglio comunale.
Si parla di sensibilità, di umanità, di rispetto.
Si raccontano episodi personali, si costruiscono narrazioni emotive.
E si conclude con un invito: “andiamo ai fatti”.
Ecco, allora andiamo davvero ai fatti.
Il fatto principale è uno solo:
il Consiglio comunale era chiamato a discutere e votare un debito fuori bilancio relativo alla fornitura di energia elettrica per le annualità 2021–2022.
Una spesa certa.
Prevedibile.
Programmabile.
Eppure, una parte di quelle fatture è rimasta senza copertura, generando un debito che oggi viene riconosciuto ai sensi dell’art. 194 del TUEL.
Non stiamo parlando di un imprevisto.
Stiamo parlando di una gestione che ha portato:
– a fatture non pagate per mancanza di fondi;
– a un decreto ingiuntivo;
– a un atto di precetto per oltre 600 mila euro;
– e infine a una transazione per evitare ulteriori conseguenze.
Questi sono i fatti.
E questi fatti avrebbero meritato una discussione seria in Consiglio.
Avrebbero richiesto domande:
– perché non erano state previste le somme necessarie?
– chi ha autorizzato la spesa senza copertura?
– quali responsabilità sono state accertate?
Invece no.
Il dibattito è stato evitato.
E allora si cambia piano.
Si sposta tutto su altro.
Si parla di una consigliera in gravidanza.
Si parla di un episodio personale grave che ha coinvolto un consigliere.
E sia chiaro: sono situazioni che meritano rispetto, umano e istituzionale.
Ma proprio per questo, la domanda vera è un’altra:
perché non si è scelto di rinviare il Consiglio?
Perché non si è fatta l’unica scelta coerente con quella “umanità” che oggi si rivendica a parole?
Perché si è deciso invece di proseguire i lavori e arrivare fino al punto finale, salvo poi scaricare sulla minoranza la responsabilità della mancanza del numero legale?
La verità è più semplice di quanto si voglia far credere.
La minoranza ha esercitato un diritto previsto dal regolamento.
La maggioranza non ha garantito i numeri.
E questo è un dato politico, non emotivo.
Tutto il resto è una narrazione costruita per spostare l’attenzione.
Ma non finisce qui.
Perché dopo la chiusura del Consiglio, si è assistito a un ulteriore passaggio grave:
una diretta lasciata attiva, utilizzata per attaccare personalmente il sottoscritto, entrando nel merito di valutazioni politiche e personali che nulla hanno a che vedere con il ruolo istituzionale di chi dovrebbe garantire imparzialità.
E qui il punto diventa ancora più delicato.
Perché il Presidente del Consiglio non è un attore politico tra gli altri.
È il garante dell’aula.
E quando il garante sceglie di entrare nel confronto politico, prendendo posizione e attaccando una parte, viene meno la funzione stessa che è chiamato a svolgere.
Non è più una questione di maggioranza e opposizione.
È una questione di equilibrio istituzionale.
Oggi si chiede di “andare ai fatti”.
E i fatti sono questi:
– un debito fuori bilancio generato da carenze gestionali;
– un confronto evitato in aula;
– una narrazione costruita per spostare l’attenzione;
– e un ruolo istituzionale utilizzato per attacchi politici diretti.
Il problema non è la dialettica politica.
Il problema è quando si evita il merito e si sostituisce il confronto con la narrazione.
Io continuo a credere che il Consiglio comunale debba essere il luogo in cui si discutono i problemi veri, anche duramente, ma alla luce del sole.
Perché i cittadini non hanno bisogno di racconti.
Hanno bisogno di risposte.
E di fronte a quanto accaduto, una riflessione seria non può essere evitata.
Perché quando si perde il confine tra ruolo istituzionale e posizione politica, qualcuno dovrebbe interrogarsi profondamente sulla funzione che sta esercitando e sulla responsabilità che ne deriva”.
Così in una nota Daniele Siclari, consigliere comunale di minoranza e presidente Commissione Bilancio.
