Via delle Camelie, 89133 Reggio Calabria

reggiocalabria hospicedi Isidoro Malvarosa - Succede che una città la capisci da una Via, un angolo cui assegni il ruolo di modello. Ti ci metti in piedi, ti guardi intorno e in un attimo realizzi. Capita che quella stessa Via si trovi in alto, su una collina dalla quale è possibile abbracciare il paesaggio. Lo Stretto. C'è una strada a Reggio Calabria dove trovano posto una scuola e una struttura per lungodegenti. C'è il futuro e il passato, in quella via di Reggio. Ci sono due complessi nuovi di zecca e, per una volta, proviamo a guardare oltre le erbacce e le discariche a cielo aperto. Quelle che ci ricordano a quale latitudine ci troviamo. Siamo a via delle Camelie, nel capoluogo di provincia più meridionale della Calabria. Già, perché siamo nel profondo Sud ma sembra di essere in Svizzera.

Si vede un campo di calcetto in erba sintetica dal balcone di una delle stanze dell'Hospice: appartiene al Liceo Scientifico "Alessandro Volta", ci giocano gli studenti durante l'ora di educazione fisica. Sono gli stessi ragazzi che corrono dietro l'autobus della municipalizzata fresca di salvataggio pubblico. Ridono, saltano, si spingono, a qualcuno cadono dalle mani i libri. Nessuna auto strimpella, tutti si fermano, gli danno il tempo di raccogliere le sue cose e riprendere il passo. L'autista indugia con le porte aperte, lo aspetterà. Tra qualche minuto sarà l'una.

È sabato mattina, a Reggio Calabria.

Alle mie spalle una clinica, Via delle Stelle, camere singole, arredamenti in legno, divani e tv. Non sembra quello che è, l'Hospice, non somiglia ad un ospedale. Non sembra di stare a pochi passi dal Parallelo numero trentotto. La televisione in salotto è sempre accesa, le tende aperte sulla Sicilia.

Si sentono le urla dei liceali, si vedono le ampie vetrate, i colori chiari delle facciate, segni di una urbanizzazione, di una colonizzazione, forse per una volta riuscita. Ci sono persone che crescono e si formano in via delle Camelie a Reggio Calabria; a cento metri ci sono persone affette da malattie irreversibili che vengono accolte e accudite nell'ultima fase della loro vita.
Gioia e dolore si sfidano a duello, ogni giorno, sulla collina di San Sperato. Ad uno svincolo autostradale di distanza dal centro. Sono risa e pianti, urla e silenzi, libri di testo e cartelle cliniche.

Il vento freddo sale dal mare, mescola e sovrappone le speranze,

il seme, accanto alla lavatrice abbandonata, germoglia,

la vita, per fortuna, ancora, a Reggio Calabria, si replica e continua.