Colonnello Giardina: "Lo Giudice? Nessun ruolo in cattura Condello"

condellopasqualedi Claudio Cordova - "Qualsiasi versione diversa da quella che ho raccontato io in questo procedimento circa le modalità che hanno portato alla cattura di Pasquale Condello, non corrisponde alla verità". Nell'ambito del procedimento "Meta", il Colonnello dei Carabinieri, Valerio Giardina, precisa, per l'ennesima volta, i passaggi effettuati per arrivare all'arresto del "Supremo", avvenuto il 18 febbraio del 2008 a Pellaro. Giardina ribadisce di non aver mai conosciuto, né avuto a che fare, con personaggi a nome Lo Giudice che avrebbero fornito dettagli decisivi per ottenere l'arresto di quello che, per decenni, è stato il ricercato numero uno della 'ndrangheta.

INDAGINI COSTATE SEI MILIONI DI EURO

Parla per diverse ore il Colonnello Giardina e, pungolato tanto dagli avvocati, tanto dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo, nega, fermamente, quanto affermato, in altri procedimenti, dal collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, che ha vantato, più volte, il ruolo avuto dalla sua famiglia nelle indagini destinate alla cattura di Condello. Giardina, dunque, mette i puntini sulle i, così come fatto, diversi mesi fa, nel corso di un interrogatorio davanti all'allora Procuratore Capo, Giuseppe Pignatone: "Io mi rapportavo solo con il generale Ganzer e con i magistrati Lombardo e Galletta della Dda di Reggio Calabria" dice al cospetto del Collegio presieduto da Silvana Grasso. Indagini, quelle nate per catturare il "Supremo", che nascono a metà del 2006, allorquando il Ros eredita la delega dalla Polizia di Stato che, a detta del procuratore del tempo, Antonino Catanese, e del pm Santi Cutroneo, non aveva svolto indagini soddisfacenti per individuare e arrestare Condello. A quel punto a Giardina fu data carta bianca, perché la cattura del "Supremo" era l'obiettivo numero uno delle forze dell'ordine, dopo l'arresto della primula rossa siciliana, Bernardo Provenzano. Il tutto senza limiti di spesa e di risorse: le indagini svolte per catturare Condello e proseguite poi per dar vita all'inchiesta "Meta", arriveranno a costare ben 5,8 milioni di euro.

Indagini costose perché svolte, quasi totalmente, attraverso attività tecniche (intercettazioni telefoniche e ambientali) e metodi tradizionali delle forze di polizia, come le operazioni di osservazione, controllo e pedinamento: "Nessuna tra le poche fonti confidenziali giunte è stata di interesse" ha detto in aula il Colonnello Giardina. Indicazioni, arrivate anche tramite i servizi segreti, che si conteranno comunque sulle dita di una mano: "Escludo di aver mai ricevuto notizie confidenziali dai miei militari" dice Giardina. L'uomo che ha stretto le manette ai polsi di Pasquale Condello, ricorda con passione i momenti antecedenti alla cattura: "Una volta individuata la zona di Pellaro – racconta – per quasi venti giorni ho fatto appostare una squadra di militari sulla collinetta che si affacciava sulla strada dove poi abbiamo trovato il "Supremo". Un vero boss carismatico, Pasquale Condello, che con Giardina si sarebbe anche sfogato in un colloquio all'interno della caserma degli allievi carabinieri, dove passerà la sua prima notte di prigionia: "Con me si lamentò di essere stato condannato, a suo dire ingiustamente, per l'omicidio di Lodovico Ligato" afferma il Colonnello.

"LO GIUDICE NON C'ENTRA NIENTE"

E proprio in questo contesto le dichiarazioni di Giardina vanno a collidere con quanto sostenuto da Nino Lo Giudice. Secondo il pentito, infatti, il fratello Luciano Lo Giudice avrebbe mantenuto rapporti con il carabiniere Franco Maisano, in quel periodo in servizio al Ros. Storie che si intrecciano anche con i rapporti che Luciano Lo Giudice avrebbe intrattenuto con il magistrato della Procura Nazionale Antimafia, Alberto Cisterna, attualmente sotto indagine, penale e disciplinare: "Dal brigadiere Maisano – afferma Giardina – non ho mai ricevuto indicazioni che parlavano di una fonte confidenziale. Del resto lui lavorava in sala ascolto intercettazioni, quindi non svolgeva attività investigativa. Poi, vista la sua età avanzata, mi chiese di essere spostato di mansioni e io lo accontentai: da quel momento iniziò a occuparsi della contabilità riguardante i consumi delle auto, nonché di provvedere, tramite le officine autorizzate, alla riparazione delle stesse autovetture". Vicende assai intricate, quelle su cui Giardina viene stimolato dal pm Lombardo. Vicende che racchiudono ancora tanti interrogativi, cui l'ufficiale dell'Arma non riesce sempre a rispondere. La notte della cattura di Condello, infatti, il brigadiere Maisano parlerà al telefono proprio con Luciano Lo Giudice, facendogli intendere di aver avuto un ruolo nell'operazione: "Sul perché Maisano parlasse al telefono con Luciano Lo Giudice dopo la cattura di Condello, credo che il brigadiere debba dare spiegazioni" dice Giardina.

Un'attività piuttosto complessa, quella portata avanti dal Ros e della Dda. Un'attività che, in determinati passaggi avrebbe anche rischiato di avere dei forti pregiudizi. Per questo, infatti, carabinieri e magistrati arriveranno anche a riunirsi in garage, pur di non attirare l'attenzione sulle investigazioni riguardanti Condello: "Voglio precisare – dice più volte Giardina – che fino a quel momento il "Supremo" era un fantasma, nessuno aveva idea di dove potesse trovarsi". A Condello, dunque, i militari del Ros sarebbero arrivati seguendo, in particolare, il genero Giovanni Barillà, anche attraverso dispositivi tecnici. La figura di Lo Giudice non sbucherà mai nel corso delle indagini, a detta di Giardina: "Neanche Iannò (il collaboratore di giustizia Paolo Iannò, ex braccio destro di Condello, ndi) fa riferimento ad alcun Lo Giudice come personaggio vicino a Pasquale Condello". Giardina nega dunque di aver usufruito dell'apporto dei Lo Giudice, ma nega anche di essersi rapportato con la Procura Nazionale Antimafia, come invece asserito nell'affaire Cisterna-Lo Giudice. Un mistero che si infittisce, ma sul quale Giardina non ha dubbi: "Dottore – dice riferendosi al pm Lombardo – posso assicurarle che non le è mai stato nascosto nulla".

IL "DIRETTORIO" DELLA 'NDRANGHETA

La penultima deposizione del Colonnello Giardina, che dovrebbe terminare il proprio lunghissimo compito, che si protrae da circa nove mesi ormai, è decisiva, perché l'ufficiale, oltre a ripercorrere, in maniera piuttosto analitica, le fasi che hanno portato alla cattura di Pasquale Condello, fornisce un ulteriore punto di vista sui nuovi assetti che la 'ndrangheta avrebbe assunto a Reggio Calabria.  Giardina parla di una vera e propria "super-associazione", come riconosciuto, peraltro, dal Gup Adriana Trapani nell'ambito del giudizio di primo grado, celebrato con il rito abbreviato. Il ragionamento di Giardina, infatti trae spunto dall'ormai famosissima conversazione, registrata a Prato tra il boss Mico Libri e l'imprenditore mafioso, Matteo Alampi, in cui si fa riferimento a quelli che sarebbero i veri capi della città, dal punto di vista criminale, i De Stefano, i Condello e i Libri: "Non si fa riferimento ai Tegano – spiega Giardina – perché in quel periodo (siamo nel 2002, ndi) i De Stefano e i Tegano erano una cosa sola, un po' come i Piromalli-Molè di Gioia Tauro, i problemi inizieranno dopo e avranno come primo eclatante segnale l'eliminazione di Mario Audino nel dicembre 2003".

Centrale, dunque, sarebbe stato il ruolo di Peppe De Stefano, insignito in carcere, intorno agli anni 2000, del ruolo di "Capo Crimine", e Pasquale Condello, il "Supremo", che per il giovane Peppe, figlio dell'ex amico Paolo, avrebbe sempre avuto un debole: "De Stefano e Condello – dice Giardina – hanno dimostrato di avere larghe vedute". Così, dunque, la 'ndrangheta cittadina si sarebbe strutturata gestendo il centro storico, dove insistono i maggiori esercizi commerciali e i palazzi del potere.

E Polsi?

Giardina sorride, ripensando al rituale dell'annuale riunione presso la Madonna della Montagna: "La 'ndrangheta si appropria delle tradizioni e in questo senso la riunione di Polsi ha un significato, ma la "grande Reggio" mafiosa fa riferimento solo ad Archi e non a Polsi. Così le decisioni a Reggio divengono immediatamente esecutive".