Operazione "Italia che lavora": i nomi degli arrestati

carabinieriauto2Le undici persone arrestate questa mattina dai militari del Gruppo Carabinieri di Locri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori "Calabria" di Vibo Valentia e dei Comandi Arma territorialmente competenti nell'ambito dell'operazione "Italia che lavora" sono accusate di appartenere alla "locale" di San Luca, in provincia di Reggio Calabria. Tra loro, anche tre imprenditori edili, colpevoli di aver agito illegalmente per controllare o condizionare l'aggiudicazione degli appalti pubblici del territorio.
In particolare, attraverso il monitoraggio di 9 appalti pubblici banditi dal Comune di San Luca, dalla Provincia di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria per opere da eseguirsi in quel centro per un ammontare complessivo di 5,5 milioni di euro, è stato documentato l'accaparramento, diretto o indiretto, mediante atti di concorrenza sleale.
In sintesi, gli indagati, grazie alla loro caratura criminale, hanno stretto un accordo collusivo mirante - attraverso la fraudolenta predisposizione di offerte e/o attraverso rapporti di sub-appalto (lecito o illecito) dei lavori – all'imposizione esterna della scelta delle ditte destinate ad aggiudicarsi gli appalti o comunque a eseguire, di fatto, i lavori sulla base di una logica spartitoria dettata dagli equilibri mafiosi esistenti nel territorio di San Luca tra il 2005 ed il 2009.
Inoltre, in relazione ad uno degli appalti oggetto di monitoraggio, a quattro indagati sono stati contestati i reati di furto e frode in pubbliche forniture, avendo gli stessi, nel corso dell'esecuzione di un'altra opera pubblica che il "cartello" di imprese oggetto di indagine era riuscito ad accaparrarsi, impiegato materiale inerte, precedentemente asportato illecitamente da una fiumara, di tipo espressamente escluso dal capitolato speciale d'appalto per i lavori di consolidamento, perché vietato in quanto non soggetto a controlli di qualità.

Gli arrestati sono: Francesco Mammoliti, già detenuto presso la Casa Circondariale di Lanciano (CH), Antonio Cosmo, classe 1974, Domenico Cosmo, classe 1961, Giuseppe Cosmo, classe 1977, Domenico Costanzo, classe 1973. Antonio Cosmo, classe 1947, e Francesco Cosmo, classe 1959, sono sottoposti ai domiciliari. Antonio Nirta, classe 1956, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia. Il primo capo cosca, i restanti "accoscati" alla 'ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Mammoliti alias "Fischiante". Domenico Pelle, classe 1975, detenuto presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia, appartenente alla cosca Pelle.
Francesco Stipo, classe 1949 e Antonio Stipo, classe 1983 sono imprenditori, padre e figlio, entrambi contigui alla 'ndrangheta come affiliati alla cosca Romeo alias "Staccu".