'Ndrangheta a Milano: ai domiciliari il medico Vincenzo Giglio

milano palazzodigiustiziaE' stato posto agli arresti domiciliari il medico Vincenzo Giglio, cugino omonimo del magistrato coinvolto nelle vicende che ruotano attorno alla famiglia Lampada di Milano e implicato nel medesimo procedimento con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il medico Giglio era stato arrestato il 30 novembre 2011. Nel febbraio 2013, l'uomo è stato condannato a otto anni di reclusione dal Tribunale di Milano. All'esito di una dura battaglia processuale Giglio, assistito dall'avvocato Andrea Alvaro, è riuscito ad ottenere la scarcerazione con concessione degli arresti domiciliari in Lombardia, essendo già in cura presso una struttura ospedaliera di Milano. Nel mese di maggio scorso al detenuto era stata diagnosticata una recidiva tumorale, intervenuta a distanza di sette mesi da un precedente intervento chirurgico.

Da quel momento erano partite le iniziative del legale per ottenere gli arresti domiciliari, inizialmente rigettati dal Tribunale di Milano in quanto il perito nominato dal Giudice milanese aveva concluso per la compatibilità del detenuto con la condizione carceraria. La valutazione del perito era scaturita dal confronto con la direzione sanitaria del carcere di Opera, dove Giglio era recluso, che aveva dato rassicurazioni in ordine al rispetto della tempistica prevista dai protocolli terapeutici. Contro la decisione l'avvocato Alvaro aveva messo in atto diverse azioni nell'interesse del proprio assistito. Una battaglia legale protrattasi per tutta l'estate. Solo oggi è stato depositato il provvedimento del Giudice del Riesame, il quale, condividendo le argomentazioni prospettate dall'avvocato Alvaro, ha disposto la sostituzione della misura cautelare nonostante la relazione della direzione sanitaria e la perizia già disposta deponessero per una situazione di compatibilità con il regime carcerario.

Soddisfazione è stata espressa dallo stesso avvocato Alvaro: "Adesso il detenuto di curasi efficacemente e tempestivamente senza più la zavorra di una condizione detentiva carceraria che indubbiamente ha reso meno efficace l'attività terapeutica". La causa del medico Giglio era stata abbracciata, negli scorsi mesi, anche dal leader dei Diritti Civili, Franco Corbelli.