di Claudio Cordova - Il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Alessandra Cerreti (nella foto), ha chiesto e ottenuto dal Gip Antonino Laganà il giudizio immediato nei confronti di Domenico Sibio e di Ilenia Bellocco, accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso nell'ambito dello storico casato di Rosarno della cosca Pesce. In particolare, Sibio e la giovane Bellocco (classe 1989) sono ritenute persone di importanza straordinaria per la latitanza di Giuseppe Pesce, che si consegnerà nel maggio scorso Sibio era ritenuto un braccio destro di Giuseppe Pesce, divenuto il reggente della cosca dopo l'arresto del fratello Francesco Pesce, detto "Ciccio Testuni". Nel nascondiglio dove il Ros dei Carabinieri catturerà Ciccio Pesce, infatti, verrà trovato un "pizzino" in cui sarebbe certificato il passaggio di consegne nei confronti di Giuseppe Pesce: "Fiore per mio fratello" sarà il contenuto del messaggio.
Quanto ai due imputati, Sibio è accusato di aver fatto da tramite nelle comunicazioni di ordini e disposizioni tra il ricercato e gli altri affiliati operanti sul territorio nonchè di avere provveduto, in modo continuativo, al sostentamento delle famiglie degli affiliati in posizione apicale detenuti, mediante raccolta e successiva periodica ripartizione delle somme di denaro provento di attività illecita. Destinatari di tali somme, ammontanti a svariate migliaia di euro, sarebbero stati, tra gli altri, Ilenia Bellocco (moglie del latitante Giuseppe Pesce cl. 80), Maria Stanganelli e Mariagrazia Pesce (rispettivamente moglie e sorella di Francesco Pesce cl. 78; la seconda figlia del boss Antonino Pesce, nonché moglie di Roberto Matalone). Ruolo di collegamento e di trasferimento di comunicazioni ed ordini verso la cosca lo avrebbe avuto anche Ilenia Bellocco, giovane moglie di Giuseppe Pesce. Il Gip Antonino Laganà ha disposto il processo per entrambi: un processo che si celebrerà a Palmi a partire dal 13 novembre.
Molto prima, alla fine di settembre, inizierà il giudizio nei confronti di Francesco Nardi, accusato di favoreggiamento aggravato dalle modalità mafiose. Nel marzo scorso, infatti, quando ancora le ricerche per la cattura di Giuseppe Pesce erano in corso, i Carabinieri scopriranno un bunker: nella circostanza verrà arrestato anche lo stesso Nardi, che affermerà come quel nascondiglio sarebbe servito alla latitanza di Domenico Leotta.
In quel bunker, però, i Carabinieri troveranno le tracce del DNA di Giuseppe Pesce: per questo Nardi finirà alla sbarra per il favoreggiamento nei confronti sia di Leotta, sia di Pesce stesso.