Reggio: dure condanne sui rom che uccisero a botte un’anziana per rapinarla

operazionemalanova2di Claudio Cordova - Dure condanne sugli imputati, tutti di etnia rom, coinvolti nell'inchiesta "Malanova", curata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Puniti gli autori del delitto di Maria Ficara, l'anziana di 88 anni brutalmente uccisa a forza di nella sua camera da letto, per il furto di 47mila euro che la donna aveva nascosto bene in un angolo della casa e che i rapinatori non sono riusciti a trovare.

La Corte d'Assise di Reggio Calabria ha avvalorato l'impianto accusatorio portato avanti dal pubblico ministero Roberto Di Palma, condannando Massimo Berlingeri, Benito Alessandro Bevilacqua, Patrizia Caristo, Massimo Bevilacqua e Damiano Bevilacqua.

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Nello specifico, la Corte d'Assise ha condannato Massimo Berlingeri 17 anni e 4 mesi di reclusione, Benito Alessandro Bevilacqua a 17 anni di reclusione, Patrizia Caristo a 14 anni e 4 mesi di reclusione, Massimo Bevilacqua a 4 anni di reclusione e Damiano Bevilacqua a 2 anni di reclusione.

Giustizia, quindi, per l'anziana donna. Almeno in primo grado.

Picchiare era un male necessario per raggiungere i propri scopi. Così diceva Benito Alessandro Bevilacqua, parlando con la sua fidanzata Patrizia Caristo in una delle intercettazioni captate dagli investigatori.

A incastrare gli autori fu la Squadra Mobile di Reggio Calabria grazie al sistema di videosorveglianza presente nelle zone circostanti il condominio dove è avvenuto l'omicidio, gli investigatori hanno potuto appurare come l'anziana donna, già vittima di altri furti in passato, nel pomeriggio di sabato 21 ottobre 2017 sia stata pedinata da due auto.

Nello specifico, una Fiat 500 e una Fiat Multipla hanno seguito passo dopo passo gli spostamenti della donna, nel tragitto tra la chiesa e l'abitazione della vittima. Altri elementi di colpevolezza sono emersi dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, come sottolineato in conferenza stampa, gli investigatori sono riusciti a captare una conversazione in auto, che "in maniera inequivocabile ha confermato la partecipazione" dei due uomini alla rapina e all'omicidio della donna. A supporto delle indagini, anche le segnalazioni di alcuni cittadini

Nell'ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Reggio emerge la serialità dell'attività criminale perpetrata dai tre, fatta di furti e rapine, e il loro modus operandi. Erano infatti spesso le persone più indifese a finire nel mirino dei rapinatori: donne, anziane o comunque persone "sole". I rapinatori ne studiavano minuziosamente le abitudini quotidiane per arrivare preparati al momento dell'azione che contemplava, ove necessario, anche l'uso della violenza.

BEVILACQUA Benito Alessandro: vedi che è brutto picchiare "mi ci mini" ad una vecchia ...
CARISTO Patrizia: certo che è brutto!
BEVILACQUA Benito Alessandro: non è bello!... però la prossima volta lo sai che conviene?... uno che li prende... li spacca e...(inc.) ...così da fare in mondo che non parlino e nient'altro

La condotta violenta come estrema ratio, quella evocata da Bevilacqua. La stessa che provocò, secondo quanto accertato dagli investigatori, la morte dell'anziana donna.

"Sia come sia – scrive difatti il gip – il pestaggio ne causava inequivocabilmente il decesso". Dopo essersi introdotti in casa, Berlingeri e Bevilacqua avrebbero bloccato la vittima, cercando di imbavagliarla e percuotendola "fino a provocarle – tra l'altro – la frattura dieci costole ed una serie di emorragie interne, tra cui quella alla zona temporale". "E' ragionevole ritenere" che i responsabili "avessero l'intenzione di fiaccare la resistenza della vittima, impedendole di urlare o dimenarsi, o comunque di indurla ad indicare il luogo in cui era occultata l'ingente somma di denaro, che non avevano rivenuto nelle precedenti occasioni". L'88enne in passato era stata oggetto ed aveva denunciato altri quattro furti avvenuti nel suo appartamento. Per questo motivo, la donna aveva applicato delle grate di ferro alle finestre e sostituito il vecchio portone d'ingresso con uno blindato. I malviventi era riusciti comunque a introdursi nell'abitazione della vittima alla ricerca dei suoi risparmi (una somma di circa 47mila) nascosti in più punti della casa, che neanche in quella occasione comunque riusciranno a trovare. Il denaro verrà trovato successivamente dalla polizia nel corso della perquisizione.

Diverse le conversazioni significative emerse nelle intercettazioni telefoniche e ambientali che, insieme a quanto restituito dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, hanno permesso di individuare i malfattori. In particolare, "un dialogo captato due giorni dopo la perquisizione e le sommarie informazioni conteneva tre riferimenti che consentivano di ancorare quel passaggio discorsivo alla rapina ed alla morte della Ficara: un primo, riguardante la preoccupazione della persone indicata dal Bevilacqua (ovviamente, lo stuppatu); un secondo riguardante l'accenno alla segnalazione delle presenza in zona della vettura ("l'hanno segnalato la mezzo"), da cui, secondo i correi, avevano preso le mosse le investigazioni; un terzo riferimento, relativo ai ripetuti tentativi di furto, in quanto, come si è visto, la vittima aveva patito diversi gesti predatori (...)".

Ragazzo: ...........a maaa.... A me voleva.... Enzo?
Nito: Uh ...incom;
Ragazzo: ...inc... voleva là..... inc....;
Nito: ah non so se si inca....;
Ragazzo: ah!
Nito: ....è preoccupato;
Ragazzo: ah...
Nito: .... quante volte siamo andati cu STUPPATU....;
Ragazzo: per davvero?
Nito: Niente, niente, ti giuro, niente.. sulu eu e iddu.. U STUPPATU
Ragazzo: ....incom.... l'hanno segnalata la mezzo..;
Nito: sì....

In un dialogo Berlingeri discute con tale Catanzaro Francesco (Ciccio). "(...), l'indagato chiedeva notizie del figlio; anche in questo caso, oltre ad essere appellato come u stuppatu, il suo interlocutore gli chiedeva provocatoriamente se avrebbe ucciso anche lui, nel caso non l'avesse assecondato nelle sue richieste. Ciccio chiama Massimo "Stuppatu" e chiede se gli dà 20 euro se va da lui. Massimo gli risponde che se lo raggiunge lo prende a calci, che domani gli farà vedere chi è lui. Ciccio chiede a Massimo 'Mi stai minacciando? Ma che fai se non torna, ora ammazzi pure me?'".