Chiesti oltre 17 anni di carcere per la "talpa" Giovanni Zumbo

zumbogiovannidi Claudio Cordova - Le parole, durissime, che il pubblico ministero Giovanni Musarò ha pronunciato nel corso della propria requisitoria, divisa in due tronconi, lasciavano presagire ampiamente richieste di pena esemplari. Ascoltare la formulazione numerica del dato è però altra cosa. Condanne durissime sono state invocate dal rappresentante dell'accusa nei confronti dei tre imputati del procedimento "Piccolo Carro": diciassette anni e tre mesi di reclusione (sedici e tre mesi più uno di arresto come contravvenzione per le armi) sono stati richiesti per Giovanni Zumbo, il commercialista considerato la "talpa" delle cosche Ficara e Pelle, quindici anni e sei mesi (quattordici e sei più uno di arresto come contravvenzione per le armi) e quarantamila euro di multa per il presunto boss Giovanni Ficara, sedici anni (quindici più uno di arresto come contravvenzione per le armi) per Demetrio Praticò, considerato un elemento organico alla famiglia Ficara, operante nella zona sud della città.

Il pm Musarò ha concluso nel giro di un paio d'ore la requisitoria che aveva iniziato nel corso della scorsa udienza. Il rappresentante dell'accusa ha ripercorso, nell'ambito delle due tranches, i rapporti incrociati tra i tre imputati, con riferimento al ritrovamento dell'auto carica di armi ed esplosivo nel giorno della visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, una messa in scena di Giovanni Ficara per incastrare il cugino Pino, e, soprattutto, le conversazioni intercettate a casa del boss Giuseppe Pelle, dove il commercialista Giovanni Zumbo rivelerà una serie di particolari su indagini che sarebbero scaturite in arresti solo diversi mesi dopo: "Tra Zumbo e Ficara – ha detto Musarò – c'è un rapporto stabile per la rivelazioni di segreti istruttori".

Il "gancio" con cui Zumbo arriverà a Bovalino, a casa del boss Pelle, sarà proprio Ficara, già condannato in primo grado nell'ambito del procedimento "Reale". Nella dimora storica dei "Gambazza", Zumbo parlerà dunque delle indagini "Patriarca", "Infinito" e "Tenacia". E' il marzo del 2010 e gli arresti scatteranno diversi mesi dopo. Addirittura, quando Zumbo ne è a conoscenza, l'indagine "Crimine", culminata con circa 300 arresti il 13 luglio 2010, conserva ancora il nome originario, "Patriarca": "Quelle rivelazioni – ha detto il pm Musarò – significano dire tutto non solo al mandamento di Reggio centro, ma anche a Milano, visti i contatti di Pelle e Ficara con le cellule lombarde". Insomma, Zumbo sarebbe pienamente cosciente del contributo portato alla 'ndrangheta come organizzazione unitaria, per questo, secondo il pm Musarò, la responsabilità penale della "talpa" va affermata con riferimento al reato di concorso esterno in associazione mafiosa e non derubricata (come probabilmente proveranno a fare le difese) a favoreggiamento aggravato: "Zumbo conosceva l'obiettivo strategico dell'indagine "Crimine", ossia provare l'unitarietà della 'ndrangheta, quella è un'indagine che segna un passo avanti straordinario nella lotta alla criminalità organizzata".

Insomma, quella spifferata a Pelle e Ficara non è una fuga di notizie come tutte le altre, come le tante che, ciclicamente, si verificano. Zumbo fornirebbe espressamente il proprio contributo alle cosche: "Zumbo fa il tifo per la 'ndrangheta, Zumbo è un malato di 'ndrangheta" dice il pubblico ministero Musarò.

Ma la parte più oscura di Giovanni Zumbo è rappresentata dai rapporti che il commercialista (già coinvolto nelle triangolazioni della Multiservizi) avrebbe avuto con i Servizi Segreti, prima fino al 2006 e poi a partire dalla fine del 2009. Rapporti su cui, in parte, testimonierà lo 007 Corrado D'Antoni, che sarebbe stato uno dei referenti di Zumbo, ma rapporti che lo stesso commercialista ammetterà nel proprio memoriale, acquisito nel corso del dibattimento. A casa Pelle, quindi, Zumbo sarebbe stato mandato da terze persone, probabilmente per accreditarsi con il boss, che sarebbe stato il trait d'union con un soggetto in quel periodo latitante. Sul punto, però, resteranno molti punti senza risposta, anche perché le poche indicazioni, Zumbo le darà solo intercettato: "Tu hai il coltello dalla parte del manico" dirà la moglie alla "talpa" che risponderà  "lo so". Lo stesso commercialista, interrogato dagli inquirenti, non dirà alcunché rispetto ai propri rapporti con i Servizi. Insomma, Zumbo continua a rimanere "fedele" a quel mondo di cui lui stesso, a casa Pelle, dichiara di aver fatto parte. A casa Pelle, infatti, Zumbo andrà sicuro di non subire ripercussioni, nonostante la presenza di telecamere e microspie: "Quando capirà di essere stato scoperto – dice il pm Musarò – proverà a salvarsi, ma allora qualcosa sarà già cambiato." I referenti romani, infatti, avrebbero voltato le spalle alla "talpa", che adesso rischia una durissima condanna, da associare, peraltro, ai cinque anni già rimediati per l'affaire Multiservizi.

E se per Zumbo la richiesta è pesantissima, non va meglio per i due co-imputati, Ficara e Praticò, che rischiano molti anni di galera. Toccherà adesso alle difese tentare di smontare il teorema accusatorio: gli avvocati avranno a disposizione le udienze del 7, del 25 e del 27 febbraio. Poi per Zumbo, Ficara (che si dichiarerà innocente nel corso di alcune brevissime dichiarazioni spontanee) e Praticò, il Collegio presieduto da Olga Tarzia sarà chiamato a esprimere la prima verità processuale.