Processo "Imelda": Gup dispone 140 anni di carcere in abbreviato

reggiocalabria aulabunkerdi Claudio Cordova - Sono servite circa otto ore di camera di consiglio al Gup di Reggio Calabria Domenico Santoro, intorno alle 22, ha emesso la propria sentenza nell'ambito del procedimento "Imelda", scaturito da un'operazione antidroga della Guardia di Finanza. Il Gup ha condannato quasi tutti i soggetti che, negli scorsi mesi, avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, assolvendo il solo Giuseppe Pizzata (difeso dall'avvocato Giovanni Taddei) e avvalorando così l'impianto accusatorio portato avanti dal sostituto procuratore della Dda, Maria Luisa Miranda che, il 17 febbraio scorso aveva invocato la condanna di tutti i soggetti alla sbarra. Nel dettaglio, il Gup Santoro, con la lettura del dispositivo all'interno dell'aula bunker di Reggio Calabria, ha comminato oltre centoquarant'anni di carcere complessivi condannando Vincenzo Ascone a undici anni di reclusione,  e Rocco Ascone a sedici anni, Laurentiu Doru Avram (di nazionalità rumena, difeso dall'avvocato Alessandra Nucera) a otto anni di reclusione e trentamila euro di multa, Pasquale Calderone a quattordici anni e quattro mesi, Domenico Codespoti a dieci anni e cinquantamila euro di multa, Giuseppe Fabrizio a dieci anni e cinquantamila euro di multa, Beniamino Marras a sei anni e otto mesi, Carmine Murdaca a otto anni e quarantamila euro di multa, Vincenzo Perri a nove anni, Giancarlo Polifroni a dieci anni, due mesi e cinquantamila euro di multa, Filippo Rechichi a dieci anni, Antonio Romeo (classe 1970) a dieci anni e cinquantamila euro di multa, Giuseppe Romeo a due anni, Francesco Strangio a dieci anni e due mesi e Antonio Vottari a otto anni di reclusione e quarantamila euro di multa.

L'indagine, portata avanti con il coordinamento del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, fece emergere uno spaccato criminale assai interessante, con l'accordo tra le cosche di San Luca (Nirta-Strangio) e della Piana di Gioia Tauro (Ascone-Bellocco). A fare da tramite sarebbe stato Bruno Pizzata, il broker del narcotraffico imputato principale del procedimento. Pizzata ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario, al pari di un altro soggetto di grande rilievo, il rumeno Stelian State, ritenuto un vero e proprio principe del narcotraffico dell'Europa dell'Est, sarebbe stato l'uomo in contatto con i cartelli colombiani del traffico di droga. La cocaina trattata dall'organizzazione, infatti, era proveniente dal Sud America, ed era destinata in particolare al mercato milanese e viaggiava anche a bordo di camion carichi di materiale destinato alle case di moda. Un'inchiesta, quella delle Fiamme Gialle, che ribadì ulteriormente il ruolo predominante della 'ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti.

Il prossimo 17 maggio, invece, compariranno al cospetto del Tribunale Collegiale di Locri gli imputati che hanno optato per il rito ordinario: Antonio e Michele Ascone, Umberto Bellocco, Gioacchino e Nicola Bonarrigo, Sergio Carretta, Antonio Costadura, Salvatore Giorgi, Aldo Nasso, Bruno Pisano, Bruno Pizzata, Sebastiano Rechichi, Antonio Romeo (classe 1957, attualmente latitante), Stelian State (di nazionalità rumena), Francesco Stilo.