Arrestato a Casignana (RC) il narcotrafficante Rocco Trimboli

trimbolirocco uscitadi Claudio Cordova - Il blitz del reparto Cacciatori dei Carabinieri scatta all'alba, intorno alle cinque meno un quarto. Finisce così, con la brusca sveglia alle prime luci del giorno, la latitanza del narcotrafficante Rocco Trimboli, individuato in un'abitazione del centro storico di Casignana, paese della Locride scelto dall'uomo, quasi 45enne, per sottrarsi alla morsa degli investigatori. "Solo i Cacciatori potevano arrivare dove sono arrivati" dice il Procuratore Aggiunto Nicola Gratteri, titolare delle indagini che riguardano la fascia ionica della provincia di Reggio Calabria.

E proprio della 'ndrangheta di Platì, Trimboli sarebbe stato una delle primule rosse. Con la scomparsa di uno dei re del narcotraffico, Pasqualino Marando, e del fratello Antonio Giuseppe, entrambi coinvolti in casi di "lupara bianca", Rocco Trimboli avrebbe dunque preso le redini della famiglia, egemone nel settore del traffico internazionale di stupefacenti e con forti diramazioni anche in Piemonte. E la figura di Trimboli, inserita nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi, stilata dal Ministero dell'Interno, emerge proprio in due indagini condotte dalla Dda di Torino: nella prima, denominata "Riace", l'uomo ha anche rimediato una condanna definitiva a undici anni di reclusione per traffico di droga, mentre nella seconda, più recente e denominata "Minotauro", Trimboli è, ancora una volta, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Avrebbe importato ogni tipo di droga da svariati paesi: cocaina dalla Colombia, hascisc dal Marocco ed eroina dalla Turchia: "Nonostante le indagini – hanno detto gli investigatori – sarebbe riuscito a mantenere queste reti di importazione nel corso di molti anni". A partire dal 2009, i Carabinieri del Ros e dello Squadrone Cacciatori lo hanno cercato in lungo e in largo, ritrovando, nel giro di pochi mesi, ben dieci bunker di cui il latitante si sarebbe servito. Poi, negli ultimi sei mesi, le indagini si stringono grazie al prezioso contributo dei Carabinieri della Stazione di Platì, avamposto dello Stato in quella che, per anni, è stata considerata la capitale della 'ndrangheta. Controlli, pedinamenti e accertamenti tecnici incrociati nel tentativo di sviare anche i depistaggi del latitante e dei suoi fiancheggiatori che, per diverso tempo, hanno cambiato spesso spostamenti e abitudini, nel tentativo di confondere gli investigatori.

E anche al momento del blitz, Trimboli ha cercato di confondere i Carabinieri, negando la propria identità, salvo poi arrendersi al corso degli eventi e complimentarsi con i militari dell'Arma: "Bravo Michele mi hai trovato" dirà a uno dei militari che, da tempo, attraverso perquisizioni e controlli sul territorio, gli stava addosso.

Trimboli, dunque, sarebbe un soggetto pienamente inserito nella 'ndrangheta, ricoprendo, peraltro, un ruolo altissimo. E il suo "curriculum" criminale parla chiaro: nel novembre del 2001, infatti, i sulle montagne di Platì, i Carabinieri del Ros, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e dal Gruppo di Locri lo arrestarono mentre si trovava in compagnia di un altro latitante Pasquale Barbaro, detto "Testa di Muschitta", appartenente alla 'ndrina dei "Castani" e cognato di Peppe Pelle "Gambazza", nonché di altri otto  affiliati, tutti sorpresi durante un summit di 'ndrangheta. Dal 2003, dopo essere stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, diventerà un fondamentale punto di riferimento per la 'ndrangheta piemontese, come testimoniato dalle indagini "Riace" e "Minotauro".

La fine dei giochi è arrivata dunque all'alba, con l'irruzione dei Carabinieri e l'arresto. Una cattura avvenuta grazie al "lavoro ai fianchi", messo in atto dai militari nel corso dei mesi. Una pressione che ha costretto Trimboli a uscire dal proprio regno, Platì, per appoggiarsi, a Casignana, alla famiglia Femia, con cui avrebbe, almeno apparentemente avuto dei rapporti leciti, visto che un veterinario avrebbe curato gli animali dei Trimboli. Proprio i Femia, però, avrebbero messo a disposizione l'appartamento nel centro storico di Casignana: per questo le due anziane donne trovate insieme al latitante sono state denunciate in stato di libertà.

All'interno dell'abitazione, peraltro, i Carabinieri hanno trovato e sequestrato un computer, ma, soprattutto, dei "pizzini" stracciati in cui i latitante parlerebbe di diverse somme di denaro. "Pizzini" che adesso andranno ricostruiti e che potrebbero aprire nuovi, interessantissimi, filoni d'indagine.